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Verso un e-commerce sostenibile: come si può ridurre l’impatto del packaging?

A cura di Federico Pozzi Chiesa, Founder Supernova Hub e AD Italmondo.

Alle porte del 2020 la florida industria italiana del packaging (33,4 miliardi di euro il fatturato 2018, +2,4% anno su anno; 7,85 miliardi quello dei produttori di macchine, +9,4% anno su anno) deve fare i conti con la necessità della sostenibilità ambientale. Il tema della sostenibilità è ad esempio stato al centro dell’ultima “Economic Packaging Conference”, promossa dall’Istituto Italiano Imballaggio e realizzata in collaborazione con Conai, il Consorzio Nazionale Imballaggi.

Un tema centrale anche perché non è un mistero che in Italia, come nel resto del mondo, a spingere la produzione sarà sempre più l’e-commerce. Solo nel 2018 il settore Business to Consumer delle vendite online ha registrato un giro di affari di 41,5 miliardi di euro (un aumento del 18% rispetto al 2017) che tuttavia non è sufficiente a colmare il gap che esiste tra Italia e resto d’Europa in termini di quota della popolazione che compra online. Le statistiche non concordano sulle cifre, ma tutte concordano sul fatto che lo spazio di crescita dei prossimi anni sia enorme. Ad esempio, secondo Statista, 28,3 milioni di italiani hanno fatto almeno un acquisto online in vita loro, e nel 2018 gli acquirenti abituali sono stati 17,3 milioni, ovvero meno di un terzo della popolazione totale. Anche volendo prendere a parametro numeri più generosi, come quelli contenuti in uno studio di PostNord, secondo cui la quota di acquirenti online italiani è pari al 61% della popolazione, il gap con il resto d’Europa è evidente: in Regno Unito la quota è del 93%, in Germania dell’88%, in Francia e Spagna dell’84%. Ci aspetta insomma un boom dell’e-commerce ancora non sperimentato. Intanto nel 2018 sono state registrate 260 milioni di spedizioni e nella sola città di Milano un aumento del 6% del cartone raccolto e da riciclare.

Un mercato che cambia
Da un lato c’è l’Europa con direttive sempre più rigide in tema di salvaguardia dell’ambiente, dall’altro i consumatori sono sempre più attenti agli aspetti green e premiano i brand che permettono loro di inquinare meno, perché cresce l’attenzione verso l’impatto delle proprie scelte di consumo sulla società e sull’ambiente. Ad esempio, secondo un sondaggio di Packaging World, il 79% di circa 2.000 consumatori intervistati preferisce prodotti con imballaggi sostenibili. E non è un caso che i colossi come Yoox con Yooxygen o Amazon con Shipment Zero – che si prefigge l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 che derivano dalle spedizioni della metà in 10 anni – stiano lavorando alle proprie soluzioni in questo senso. Anche Westwing (ex Dalani) ha affrontato il tema della riduzione del packaging: grazie ad un’idea elaborata nella fucina di Supernova Hub, l’incubatore nato dalla nostra casa madre Italmondo, che oggi si occupa, come per Westwing, delle spedizioni di grandi clienti a livello internazionale.

La macchina che fa le scatole su misura: la genesi di un’idea
L’idea è questa: creare una macchina capace di confezionare il packaging in maniera sartoriale intorno all’oggetto da spedire. La stampante è in grado di produrre in 24 ore 6mila scatole destinate all’e-commerce, nella dimensione richiesta per contenere l’oggetto da spedire, con una precisione millimetrica e con una resistenza che il normale preformato non riesce a garantire – fronteggiando così l’80% delle esigenze di confezionamento. Ma andiamo con ordine.

Westwing acquista grossi quantitativi di merce che arrivano nel suo magazzino in Master, ovvero in confezioni adatte a essere trasportate ma che, per essere spedite al cliente finale, devono essere spacchettate e riconfezionate. La procedura veniva realizzata utilizzando scatole di dimensione standard che però quasi mai si adattavano perfettamente al prodotto da impacchettare e che dunque necessitavano di essere o portate a misura o riempiete di materiale anti-urto, con un enorme aggravio di costi vivi, anche in termini di perdita di produttività. Senza considerare che l’elevato volume di spedizioni obbligava l’azienda a stoccare una grande quantità di confezioni di diverse misure in un magazzino dedicato di oltre 2mila metri quadri, generando un’altra inefficienza.

Ridurre le inefficienze e l’impatto ambientale
Oggi la macchina è in grado di trasformare risme di cartone più resistente rispetto al classico preformato in scatole di dimensione variabile in un range che va da uno fino a 60 cm (coprendo l’80% dell’esigenza della merce in uscita da magazzino) e di incollarle con colla a caldo in pochi secondi, con una resistenza maggiore del 30% rispetto al cartone normale. Questa maggior resistenza dal confezionamento ha ridotto di molto i danni subiti nelle spedizioni e dunque il numero di resi.
Lo scarto è minimo, pari ad un rettangolino di 5×2 cm. Il progetto pilota è riuscito a garantire a Westwing una forte riduzione delle inefficienze e un impatto evidente sulla produttività (che ha visto un miglioramento del 15%), sul costo medio della spedizione (che si è ridotto tra il 5 e il 10% grazie all’efficientamento volumetrico), e sul costo di magazzino.
Ultimo, ma non meno importante, si tratta di un’innovazione altamente impattante per l’ambiente che tiene conto delle esigenze di tutti: gli imballi più green, realizzati in materiali biodegradabili, sono meno resistenti e molto più costosi, e a volte questo costo incide troppo sullo scontrino medio di molte categorie merceologiche.
Nel tempo, questa soluzione ha creato invece un grande valore aggiunto ad ogni tipologia di cliente, perché è modellabile sulle specifiche esigenze, anche dei player più piccoli – allo stesso tempo eliminando i riempitivi di plastica o derivati dal polistirolo, a cui vengono sostituiti gli scarti dello stesso cartone e gli imballi delle confezioni Master rielaborati da macchinari specifici. Senza contare che producendo imballi delle dimensioni minime necessarie si consente di ottimizzare il carico dei trasportatori.
Sposare l’economia circolare, anche nel settore delle spedizioni, si può.

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