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Tradate (Va) Stalker 35enne arrestato dopo anni di violenze nei confronti dell’ex moglie e dei suoceri.

Lo stalking. Uno dei reati peggiori perpetrati nei confronti delle donne, e spesso proprio da coloro che avrebbero dovuto proteggerle.
Succede questa volta a Tradate, un comune della provincia di Varese. Un “uomo” trentacinquenne è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione per i reati di stalking, maltrattamenti in famiglia e lesioni personali. Comportamenti violenti dell’uomo che sono continuati anche a seguito della separazione, quando ha iniziato a perseguitare la ex e i genitori di lei con minacce e telefonate ad ogni ora del giorno e della notte. Per almeno tre anni ha picchiato la donna, l’ha minacciata puntandole addirittura un coltello alla gola. Vessazioni e insulti atti ad umiliarla obbligando anche la figlia a dirle parolacce. Ora oltre al carcere, lo stalker, dovrà versare un risarcimento alla donna (presente in udienza con il suo legale Daniele Angelo Beretta) di 10 mila euro e la stessa somma ai suoi ex suoceri.


Secondo il difensore del trentacinquenne, l’avvocato Fabio Stefanetti, mancava l’elemento soggettivo, ossia la volontà e la coscienza dell’uomo di commettere reato, essendo l’ambito familiare un luogo di quotidiane conflittualità.


Fatto sta che la donna trentaduenne era continuamente assoggettata ad un clima di terrore. e soltanto perché gli poneva delle domande, sul perché spacciasse droga per guadagnarsi da vivere o sul perché avesse trovato dei sex toys tra le sue cose. Tali domande lo imbestialivano a tal punto da prenderla a calci e pugni, da morderla e addirittura sbatterle la testa contro il parabrezza dell’auto. Liti furiose dinanzi alla piccola di 3 anni che finivano per mandarla in ospedale, come a dicembre 2013 o in primavera del 2014 quando finì in ospedale per traumi alla schiena, a gambe e viso, con prognosi anche di 10 giorni.


Alla separazione poi il soggetto ha iniziato a prendersela anche con gli ex suoceri, minacciandoli ed insultandoli e tempestandoli ripetutamente di telefonate ad ogni ora del giorno e della notte. Tutto per convincere i suoceri a parlare con la figlia e a farla ritornare da lui, minacciando anche di sfregiare la stessa con l’acido se ciò non fosse avvenuto.

di Nicola Scillitani

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