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Supertassa sugli imballaggi. Mineracqua: scelta che penalizza chi investe nell’economia circolare

“La ventilata supertassa sugli imballaggi di plastica? Una scelta per fare cassa, che penalizza chi lavora per migliorare la sostenibilità dei propri prodotti, non risolve il problema e fa peraltro “di tutta l’erba un fascio”. Il settore delle acque minerali usa una plastica particolare, il Pet-Polietilene tereftalato, un imballaggio riciclabile al 100% e riutilizzabile, in forza di un Decreto Ministeriale, fino al 50% nella fabbricazione di nuove bottiglie. Parliamo di una plastica in grado di realizzare alla perfezione il principio della cosiddetta economia circolare, in questo caso del “bottle to bottle” … Che senso ha aumentare la tassazione su questo prodotto, anziché incentivarne l’uso?”. L’Avvocato Ettore Fortuna, Vicepresidente di Mineracqua (Federazione Italiana delle Industrie delle Acque Minerali Naturali e delle Acque di Sorgente), commenta con queste parole l’ipotesi di introdurre nella Legge di Bilancio 2020 una supertassa sugli imballaggi in plastica.

La scelta al vaglio del Governo di tassare ulteriormente gli imballaggi in plastica è una decisione in totale contrapposizione con la nuova Direttiva Europea sulle plastiche monouso “Single-Use Plastics”. La Direttiva mette sì al bando alcuni utensili di plastica quali posate, piatti, cannucce, cotton fioc, miscelatori per bevande, ma non bandisce assolutamente le bottiglie di Pet. Anzi, riconosce la riciclabilità al 100% del Pet fissando ambiziosi obiettivi di raccolta e riutilizzo del riciclato da conseguire entro il 2029/2030.

Anche sui numeri degli imballaggi in plastica effettivamente raccolti e riciclati, e del Pet in particolare, occorre fare chiarezza: “Le bottiglie di Pet per l’acqua minerale immesse sul mercato italiano “pesano” per 300 mila tonnellate l’anno circa. Sullo stesso mercato vengono introdotti ulteriori 120.000 tonnellate di Pet per le bibite e 1,8 milioni di altre plastiche non riciclabili come il Pet. Basta fare la spesa al supermercato – continua Fortuna – per verificare quanta plastica si porti a casa il consumatore, plastica che spesso viene buttata nella spazzatura indifferenziata perché “insudiciata” dal contenuto”.

La supertassa graverà sulle imprese che utilizzano Pet e già versano per ogni tonnellata di questo materiale acquistato un contributo che – a seconda del Consorzio di raccolta e riciclo – va da 188 a 208 €/Tonnellata. La ventilata tassazione di €1000/tonnellata su tutta la plastica immessa sul mercato farebbe sì che su ogni tonnellata di Pet che viene acquistata al prezzo corrente di circa 850-900 €/tonnellata, si debba pagare una tassa di €1.000 più Iva. Questa tassa inciderebbe, quindi, per più del 100% sul costo della materia plastica.
Il risultato di questa scelta? “La nuova tassa comporterebbe per i consumatori, anche per effetto dell’Iva e degli arrotondamenti della Grande Distribuzione, un maggior costo di 5/7 centesimi a litro. Se consideriamo che un’acqua minerale di primo prezzo in un Discount è venduta a 10 centesimi al litro, il consumatore si troverebbe per effetto di questa tassazione a pagare il 50% in più per litro. Nel complesso, tra Iva, Contributo Ambientale Conai, Plastic Tax, oneri per concessioni e contributi comunali su un prodotto di largo consumo, di uso alimentare e di soddisfacimento di esigenze primarie del consumatore, graverebbe alla fine una tassazione complessiva di circa il 60% del prezzo di vendita”, ribadisce Fortuna. Non dimentichiamo poi, aggiunge Fortuna “che il nostro settore occupa complessivamente 40.000 unità, tra diretti e indiretti, i primi in aree non industrializzate dove non esiste occupazione alternativa”.

Una volta per tutte va chiarito che l’Industria delle acque minerali è sostenibile e sta lavorando alla sostenibilità da diversi anni, da prima che il tema venisse alla ribalta politica. Gli stabilimenti lavorano con energie rinnovabili, il consumo dell’acqua minerale e l’acqua dei lavaggi è stato ridotto enormemente, il peso delle bottiglie è stato ridotto negli ultimi anni di circa il 40%. Se consideriamo gli ultimi dieci anni, a fronte di un aumento delle vendite di 3 miliardi di litri, la quantità di plastica immessa sul mercato è rimasta uguale per effetto della riduzione del peso delle bottiglie, ovviamente mantenendo le garanzie igienico-sanitarie e di sicurezza. Lo stesso fenomeno ha riguardato i tappi che sono arrivati a pesare meno di un grammo.

Dall’altra parte, è falso, perché frutto di disinformazione, sostenere che il vetro sia più sostenibile della plastica. È vero il contrario. Enti di certificazione ad hoc hanno infatti dimostrato che la plastica è più sostenibile del vetro, che essendo prodotto in altoforno a 1700° – e quindi fortemente energivoro – e considerato il peso nel trasporto è meno sostenibile in termini di emissioni CO₂ della plastica.

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