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gli altri siamo noi

Il denominatore che accomuna la galassia del terrorismo si chiama IDEOLOGIA

Cambiano le latitudini ma la figura del terrorista è identica. I miliziani usano tutti la stessa tattica, tanto che non possiamo non pensare che dietro ci sia una regia centralizzata. Il compagno da cui non si separano mai è sempre lo stesso, un fucile mitragliatore, i perfezionisti optano per il Kalashnikov. Chiusi in buche scavate si riparano come possono dal nemico che li bersaglia, colpo dopo colpo, tra colpi di mortaio, granate, spari degli snipers e mitragliate trascorrono la loro giornata. C’è chi ama la vita comoda e chi quella avventurosa, sta al libero arbitrio dell’individuo scegliere quella confacente al suo modo di esprimersi. Convivono con combattenti venuti da altri paesi esteri, con cui, non riescono neppure a comunicare per la differenza di linguistica, l’unico elemento che li accomuna è l’ideologia quella si che li fa essere cloni, per i resto sono divisi in tutto, cultura, etnia, culto religioso – se lo hanno. Durante la permanenza nel 2014 nel Donbass (Ucraina Orientale), ho imparato a conoscere i “foreign fighters”, giovani venuti da ogni parte del mondo per combattere in milizie paramilitari – “Settore Destro”, alleate con l’esercito ucraino, accumunati solo da un cuore uncinato rigorosamente nero come l’oscurità, distante lunghezze siderali da me, uomo di Luce con sete di Conoscenza, che ama approfondire la specularità dei fenomeni sociali e antropologici. Non so accontentarmi di ciò che mi viene propinato da una stampa hollywoodiana, abituata a costruire pezzi manipilati con il copia e incolla. Nasco cartesiano e ho bisogno di immergermi nello stagno melmoso per capire il non detto. Perché questi giovani lasciano case accoglienti dove ogni cosa è facile, per vivere in una buca da cui è difficile mettere il capo fuori senza essere trafitti da uno sniper appostato ad un km da te in attesa di un tuo errore per trafiggerti. Ma cosa spinge questi giovani ad optare per una vita pericolosa? L’ho finalmente capito, l’ideologia anche se non volevo crederci. Ho studiato questa variegata classe di giovani, molti sono estremisti di destra e xenofobi, radicalizzati nei loro paesi di origine. Diventa difficile accettare che giovani provenienti dalla ricca Svizzera possano lasciare il benessere e le comodità per venire a combattere in terre lontane, dove la doccia è una benedizione come pure uscire dalla tana dove si vive rintanati in cerca di legna per potersi riscaldare nei rigidi inverni ucraini. Quando ho soggiornato a Slavyansk vivevamo in una casa, se ancora la si poteva chiamare con quel nome, con enormi buchi nelle pareti e senza vetri alle finestre, sostituiti alla meglio con cartoni per proteggerci dal vento gelido che penetrava emettendo suoni spettrali, ma era l’unico mezzo in nostro possesso per sconfiggere Eolo e la rigida temperatura di -25°. Con un volo pindarico mi

proietto su uno degli ultimi efferati omicidi di ottobre, quello accaduto nella sinagoga di Halle in Germania, per capire quale voce sublimale ha ascoltato Stephan Balliet, per uccidere 2 persone sconosciute nella sinagoga. La strage poteva essere ben più pesante se non avesse trovato sulla sua strada una sicurezza attenta e perspicace che in pochi secondi ha capito cosa stesse per accadere. Se gli uomini della security non fossero stati svegli sarebbe stato un massacro. Si sta evolvendo un nuovo movimento nato in nord America, il suprematismo bianco, un Ku Kux Klan dei giorni nostri, con nuovi target. I suoi tentacoli si sono ramificati in Europa e Oceania per incapacità dei sociologi di studiare e capire il fenomeno per trovare le risposte giuste per sconfiggerlo. Si è fatto diventare il movimento da regionalista a trasnazionale. Negli Stati Uniti è diventato una vera piaga sociale, i crimini di questa natura secondo i rapporti dell’FBI nel 2017, quando hanno cominciato a dedicarsi a questa tipologia di fenomeni, sono cresciuti del 17%. Nel 2019, un dato che fa riflettere, negli 850 casi di inchieste terroristiche negli Stati Uniti, la maggioranza sono afferenti ai movimenti suprematisti. L’Ucraina per costoro è stato il Colosseo dove sperimentare l’addestramento fai da te appreso dal Dark Web dove i suprematisti sono molto attivi. Molti di loro sono presenti con account falsi anche sul portale russo clone di Facebook, senza algoritmi castigatori. L’Ucraina per molti di loro è stato il passaggio dal virtuale al reale. I primi a capire il pericolo di questo coacervo di movimenti operativi con il settore destro in Ucraina è stato il MI6 prestigiosa Agenzia di sua Maestà la Regina, presente in forze anche con giornalisti “double face” nelle zone calde del Donbass. Presenti anche sulla piazza di Odessa quando ci fu l’assalto al sindacato. Primi tra i servizi esteri ad arrivare seguiti da quelli italiani che seguivano i giovani connazionali in “trasferta”. Gli uomini dell’intelligence italiana hanno stilato dettagliati report su questi giovani combattenti venuti dall’Italia per unirsi con gruppi ultranazionalisti ucraini, in chiave anti Ue. Il temibile battaglione ucraino Azov ha reclutato questi giovani pervasi da ideali neonazisti e suprematisti con un solo obiettivo: “salvare l’Europa dall’estinzione”. Reclutatori professionisti girano l’Europa in cerca di kermesse musicali di artisti inneggianti al nazifascismo dove sono sicuri di trovare “merce” per i loro scopi. In questi luoghi distribuiscono opuscoli tra i giovani presenti dove le “prede” trovano molte istruzioni, da come costruire una IED, ai luoghi di aggregazione dove confrontarsi. Alcuni di questi opuscoli stampati in varie lingue lasciati dai foreign fighters rinvenuti nel Donbass ci hanno incuriosito, vi erano riportati con precisione gli itinerari per raggiungere i battaglioni dei “nazifascisti” ucraini. L’ideologia anche a migliaia di km non cambia, l’informazione è stata trasformata in un reality del terrore, il suprematista bianco Brenton Tarrant in Nuova Zelanda armato di fucile a pompa, ha voluto rendere partecipe il mondo della rete delle sue gesta, la morte in diretta social. Un terribile messaggio che ha avuto si tante condanne ma anche tanti apprezzamenti per il coraggio dimostrato nel compiere quella terribile azione. Tarrant non voleva essere da meno di un altro neonazista il norvegese Anders Breivik, pieno di livore per

l’apertura della politica norvegese verso la migrazione. Sia Tarrant che Breivik, a loro modo si sono voluti ergere a paladini di una razza bianca europea a rischio di estinzione per la bassa natalità. Dopo l’11 settembre 2001 giorno terribile per l’America, è stato fondato il DHS (Dipartimento di Homeland Security), solo oggi questo Dipartimento della Sicurezza degli Stati Uniti ha cominciato a focalizzarsi sul suprematismo bianco visto sempre più come una minaccia per la società. Ci sono voluti anni di massacri prima che il DHS iniziasse ad indagare, lo ha fatto solo quando non trovava risposte a molti massacri avvenuti negli Stati Uniti. La lista di stragi che ha colpito quasi tutte le città degli Stati Uniti è lunga ne ricordo solo qualcuna per la loro efferatezza, altre sono ancora in corso di indagine. Tra le più cruenti che mi ritorna in mente, quella in Texas ad agosto, in cui sono morte 20 persone, che ha costretto il presidente Trump ad abbandonare le sue vacanze per riunire il suo gabinetto di sicurezza. L’FBI ha capito che queste stragi non si possono trattare più come omicidi o come stragi di mafia o criminalità legata ai narcotrafficanti, il collante è molto più complesso. Dagli errori del passato hanno fatto tesoro, le hanno studiate a fondo, velocità nell’esecuzione, preparazione militare, attitudine ad usare armi, ciò ha permesso loro di immagazzinare una immensa mole di dati nel cervellone centrale per compararli con azioni simili accadute in altre località nazionali o estere. Quello che è venuto fuori è strabiliante, la loro tattica è molto simile ai terroristi tagliagole del Califfato islamico. Il DHS ha creato una task force specializzata a decodificare i messaggi in cripto che girano in rete, su quella “Open – Internet” e su quella “Closed – Dark Web”. Sono sicuri che scrutando approfonditamente le due piattaforme troveranno la soluzione su come combattere il suprematismo bianco e la connessione con il neonazismo – nazifascismo. Un plauso per il DHS che ha saputo coagulare intorno a se tutte le forze di polizia e Agenzie nazionali e internazionali per fare tesoro delle loro esperienze in una battaglia comune contro il terrorismo dilagante del suprematismo bianco e del neonazismo o nazifascismo o nazislam, figli del nazismo tedesco che ha fatto dell’Europa un cimitero. Un primo tassello per sviluppare risposte rapide ed efficaci prima che le metastasi aggrediscono tutto il corpo.

Maurizio Compagnone (Opinionista della Gazzetta italo brasiliana)

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