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Halloween. Una storia antichissima raccontata da Cesarina Briante.

Halloween un usanza Americana diffusa anche in Italia. Ma non tutti sanno che la sua storia ha origini antichissime dall’Irlanda. Ecco un pò di storia inviataci da Cesarina Briante.

“I Celti d’Irlanda – ci scrive – chiamavano il periodo oggi collocato tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre, Samhain. Non è detto che questo nome fosse comune a tutte le tribù d’Europa, ma rimaneva fermo un punto: il periodo era sacro e segnava il passaggio dalla stagione calda e luminosa a quella fredda e buia, con tutti i cambiamenti nello stile di vita che questo comportava. La parola “Halloween” deriva da una frase in inglese antico il cui significato si può tradurre più o meno in : “Notte degli Spiriti Sacri” o “ Vigilia di tutti i Santi”. Questa definizione sembra risalire al XVI secolo. Per molti popoli del passato, Antichi Romani compresi, i defunti si celebravano in altri periodi dell’anno, ma nell’840, papa Gregorio IV istituì ufficialmente la festa di Ognissanti per il 1º novembre, forse con l’intenzione di mantenere viva una continuità col passato. Tra le usanze diffuse per Halloween vi è anche la consuetudine, specie tra i più piccoli, di travestirsi da mostri o altre creature atte a destare spavento. Le maschere macabre, fin dai tempi dei nostri più antichi antenati, Celti compresi, hanno sempre avuto un’importante funzione protettiva: si pensava infatti che gli spiriti dei nemici tornassero per vendicarsi e il mascheramento serviva a non farsi riconoscere. L’immedesimarsi in qualcuno o in un animale aveva lo scopo di assorbire le energie e le caratteristiche del soggetto incarnato. Mangiare la carne d’orso e vestirsi con la sua pelle significava, ad esempio, esorcizzarne la paura e prenderne le caratteristiche di forza e coraggio. Anche il pensiero di rendersi simile a una creatura soprannaturale per comunicare con essa era presente tra i nostri avi. Ma oggi che senso ha truccarsi da mostro per un bambino ( o un adulto)? La scienza è in molti casi concorde nel pensare che questo serva per vincere la paura. Aver paura di un mostro e impersonarlo significa entrare in se stessi, affrontare ciò che crea ansia. Diventare, anche se per poco e per gioco, l’essenza dei propri timori vuol dire conoscerli, affrontarli e vincerli. In fondo non si può aver paura di se stessi. La tradizione di intagliare ortaggi è ben diffusa in Europa fin dai tempi antichi e trapiantata in America dagli emigrati Irlandesi, solo che un tempo da noi si preferiva dare la conosciuta forma di teschio alle rape che nel “Nuovo Continente” furono sostituite dalle zucche. Quest’ultime, infatti, erano facilmente reperibili e ben si prestavano per il lavoro a intaglio. La zucca simboleggia la testa, che per i popoli antichi, fin dall’Età del Ferro, rappresentava l’essenza dell’Anima di ogni creatura. Si può notare che anche in tempi relativamente recenti, erano soprattutto i teschi a essere esposti negli ossari. Teschi che in molte zone d’Italia venivano prelevati nel periodo natalizio dalle donne, portati a casa, lavati con acqua benedetta e pregati di proteggere la dimora della famiglia che li onorava. A Somma Lombardo l’esposizione di teschi era posta in San Bernardino, collocata in quella nicchia visibile ai passanti da Via Briante e ora dedicata al Bambin Gesù di Praga. L’esposizione è durata fino al 1936.
Poiché il teschio e la testa erano sacre ecco che le lümere (zucche o rape dai tratti umani intagliati e illuminate da una candela) erano un valido sostituto. Non si poteva certo usare un vero teschio che andava rispettato e onorato per mascherarsi o per giocare! Le lümere si ponevano presso i lavatoi, i cimiteri e i luoghi isolati per spaventare le donne e i bambini, ma anche per far strada alle anime. I semi raccolti durante lo svuotamento delle zucche da decorare servivano per la semina dell’anno successivo, la polpa era usata per il nutrimento (anche dei defunti, in questo ultimo caso si trattava, ovviamente, di una pura azione simbolica). Un pasto collettivo che era anche un’offerta e che assumeva le caratteristiche di un rito e che variava di luogo in luogo. Il banchetto in onore dei morti non era cosa insolita, le offerte venivano consumate nei cimiteri, poste tra le fiamme del focolare ecc… la tavola veniva imbandita per accogliere le anime dei cari defunti.


Davanti al camino i nostri nonni facevano abbrustolire o bollire le castagne alla recita del rosario, poi ci si trovava tutti davanti alla chiesa di San Bernardino con le tasche piene e si consumavano in attesa della Processione per il cimitero. In molte zone d’Italia si usa ancora oggi, far trovare ai bambini un dono da parte dei cari defunti. Lo scopo è di far sentire ancora viva e palpitante la presenza amorevole di chi non è più… anche se per un solo giorno”.

Nicola Scillitani

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