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Polemica bustocca, la ruota panoramica divide la popolazione, intervista ai protagonisti, tra cui il Sindaco Emanuele Antonelli.

Divampa la polemica a Busto Arsizio tra favorevoli e contrari alla ruota della “discordia”.

Il video della discordia

E pensare che la ruota è il simbolo del sole, un simbolo che dovrebbe essere di buon auspicio per i popoli,  ma, per il popolo bustocco, non si direbbe, almeno dalle discussioni che ha scatenato, già alla sua inaugurazione la ruota panoramica di Piazza San Giovanni. Netta la posizione assunta tra rotariani, favorevoli (da non confondere con gli amici rotaryani, cioè appartenenti al Rotary) e anti rotariani, contrari, sull’apprezzamento o meno di questa iniziativa, tanto che anche lo storico giornale locale, “La Prealpina” si è sentita in dovere di dedicare due box sulla pagina della “ruota della discordia” agli uni e agli altri. Avendo intervistato alcuni dei protagonisti di questa scissione, tra cui il Sindaco Emanuele Antonelli, subito è apparsa chiara una cosa: non esiste una via di mezzo, o si o no, o favorevoli o contrari, questo secondo il miglior spirito bustocco, ben rappresentato dal “bastian contrario”. Come non dimenticare la famosa intervista, fatta al grande (penso che almeno su questo dovremmo essere tutti d’accordo) violinista bustocco Uto Ughi, intervista passata di recente a Rai Storia, dove il maestro, nel lontano febbraio del 1967, si scagliava senza mezzi termini contro i bustocchi e la loro mancanza di cultura di gente dedica solo al lavoro o meglio “laurà”, termine dialettale che a Busto va oltre il concetto di lavoro, essendo, o meglio essendo stato, un concetto di vita, una vera filosofia cittadina, che lasciava poco spazio ad altre attività, un “Dio Assoluto”, quello del lavoro, che ha governato la città e lasciato poco spazio ad altri dei, Minerva, dea anche della cultura, in testa . Penso che in questa direzione di sviluppo culturale della città, due volte bruciata (dal latino abustum e, come se non bastasse, arsizio), il vicesindaco, Manuela Maffioli, ci stia mettendo proprio l’anima, per far dimenticare le origini, non proprio culturali di Busto Arsizio, nei secoli dei secoli. Ma, scritto questo sulla cultura, sperando di non innescare una nuova polemica, resta l’imponente ruota di trenta metri nella piazza più centrale della città . Anche qui andiamo da un estremo all’altro: ruota panoramica come le grandi città, forse esagerando un poco, c’è a Vienna, a Londra, a Parigi, o ruota da baracconi, commento sentito: “A Legnano -giusto per tirare dentro un delle città rivali, Legnano, l’altra è da sempre Gallarate – la ruota la mettono ai baracconi al Castello, mica in piazza San Magno”. E alé, chi più ne ha più ne metta. Ci riserviamo di sentire il parere di qualche gallaratese per estendere il confronto e gli orizzonti cittadini che, alla fine, restano pur sempre quelli di una città di provincia, capace di confrontarsi con le due vicine rivali su idee e soluzioni urbanistiche e che oggi, forse, si sforza di andare oltre. Come girerà a questo punto la ruota non più della “discordia” ma della “fortuna”? A favore dello sviluppo o visto che siamo, almeno per alcuni in presenza di una giostra da baracconi, di una baraccopoli. Fin troppo facile il manzoniano “ai posteri l’ardua sentenza” per chiudere l’articolo e invitarvi alle polemiche ed agli apprezzamenti del VIDEO.

Gianni Armiraglio

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