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Legge bilancio: carenza medici, piano Regioni arruola semplici laureati e anziani

Una vera e propria cura da cavallo per fronteggiare la carenza di medici: la proposta arriva dagli assessori regionali, che la presenteranno martedì primo ottobre al ministro della Salute Roberto Speranza.

Il documento in sedici punti, approvato dalla Conferenza delle Regioni e in possesso di Radiocor, prevede sia un pacchetto triennale di misure, sia la revisione sistematica dei fabbisogni e della formazione. Tra i provvedimenti d’emergenza, l’arruolamento nel Servizio sanitario nazionale di tutti i diecimila camici bianchi oggi bloccati nell'”imbuto formativo”. Quindi anche laureati e abilitati – con contratti ad hoc – e specializzandi che non hanno ancora concluso l’iter formativo. Per le modifiche di legge, il traghetto più immediato sarà la prossima legge di Bilancio. Così come per cambiare le norme sul pensionamento: l’idea è di consentire a tutti i medici di restare in servizio fino a 70 anni.

Sempre con legge e «per evitare l’interruzione di pubblico servizio» secondo la proposta delle Regioni diventerà possibile arruolare nel Servizio sanitario nazionale medici con contratti di lavoro autonomo, anche con altra specializzazione o senza diploma (fanno eccezione Anestesia, Medicina nucleare, Radiodiagnostica e Radioterapia). Inoltre si prevedono deroghe su base volontaria all’orario di lavoro e indennità per medici e infermieri disposti a lavorare in zone e servizi disagiati. Sul piano della formazione, tutta da rivedere così come la programmazione dei fabbisogni, decollano i “teaching hospital”: per le borse di formazione specialistica regionali ci saranno contratti a tempo determinato di specializzazione e lavoro presso Asl e ospedali accreditati «in raccordo con l’università». Si accorcia da sei a cinque anni il corso di laurea in Medicina, che diventa abilitante, mentre alcuni corsi di specializzazione si adeguano alle durate minime europee.

A spiegare il piano anti carenza di medici, nato per rendere possibile l’erogazione uniforme dei Livelli essenziali di assistenza, è il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini: «Proponiamo provvedimenti sia temporanei che strutturali e di sistema che implicano il coinvolgimento di più soggetti istituzionali. Quindi mettiamo a disposizione del ministero della Salute il documento per condividerlo, nella consapevolezza che siano necessari interventi immediati e quindi normative straordinarie e urgenti. Serviranno anche risorse aggiuntive per valorizzare con adeguati compensi le professionalità sanitarie rivolte alla guardia medica o in pronta disponibilità sanitaria e per aumentare i posti a livello nazionale nelle scuole di specializzazione. Infine vanno nel contempo valorizzati gli specializzandi, con più specifici obiettivi formativi, e le competenze delle professioni infermieristiche, ostetriche, tecniche, della riabilitazione e della prevenzione».

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