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L’Aquila: arrestato l’Imam e il commercialista per finanziamento al terrorismo

Traduzione di alcune intercettazioni

Finanziamento al terrorismo in Abruzzo: 10 arresti nei confronti di un gruppo di origine tunisina e tra gli arrestati l’Imam della moschea Dar Assalam di Martinsicuro (TE) e una commercialista italiana.

Nell’ambito di una complessa indagine coordinata e diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo di L’Aquila, i carabinieri del R.O.S. e i finanzieri del G.I.C.O. del capoluogo abruzzese hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 10 individui (8 di origine tunisina e 2 italiana), indagati per reati tributari e di autoriciclaggio, con finalità di terrorismo, che però rimangono anonimi perché non sono state fornite generalità).

Filmato della operazione

Le indagini sono state condotta dai carabinieri del R.O.S. e dai finanzieri del G.I.C.O. di L’Aquila, che già nel corso del mese di marzo avevano già eseguito perquisizioni nei confronti di oltre 20 obiettivi tra l’Abruzzo, il Piemonte, la Lombardia e le Marche.

Nel corso delle perquisizioni era stata acquisita copiosa documentazione contabile e materiale ideologico collegabile ad attività connesse con il finanziamento al terrorismo che ha fatto emergere la sussistenza dei presupposti per l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip di L’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella. 

La Direzione Distrettuale aquilana ha indagato su una serie di illeciti di natura tributaria per raccogliere ingenti disponibilità di denaro potenzialmente destinate al finanziamento del terrorismo.

Tramite alcune società operanti nel settore della finitura edilizia e nel commercio di tappeti intestate a “prestanome” ma gestite dal solo capo del gruppo, sono stati creati secondo le indagini tutta una serie di modifiche contabili per distrarre ingenti somme di denaro dalle società.

Per gli inquirenti gli indagati destinavano le disponibilità finanziarie così create per varie finalità come l’acquisto di immobili in Italia, la creazione fondi neri e il reinvestimento in attività d’impresa.

Le considerevoli quantità di denaro che, nel corso delle indagini, sono state individuate all’interno delle moschee sono state considerate presumibilmente destinate al finanziamento di attività dell’organizzazione radicale islamica “Al-Nusra”.

Ingenti somme di denaro attraverso passaggi in diversi paesi europei (Inghilterra, Germania e Belgio) venivano convogliate poi in Turchia e Siria, mentre altre sono state trasferite dagli indagati ad Imam dimoranti in Italia (tra i quali anche uno già condannato in via definitiva per associazione con finalità di terrorismo internazionale). 

La copertura contabile è stata fornita da una commercialista torinese che ha gestito la contabilità per “mascherare” gli illeciti tributari, tra i quali l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti (molte delle quali “autoprodotte”) per oltre due milioni di euro.

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