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Genova 14.8.2018 ore 11.36

La città si è fermata un anno dopo per ricordare le vittime del ponte Morandi. Sul posto sono presente i membri del Governo, ma è una finta unità con Salvini e Di Maio che si ignorano.

I manager della Autostrade se ne vanno su richiesta dei parenti e Mattarella calca la mano nella sua lettera affermando che il crollo del ponte Morandi è avvenuto per “incuria e colpevole superficialità”

In quella mattinata del 14 agosto dello scorso anno alle 11 e 36 il viadotto autostradale è collassato portandosi via 43 persone.

All’ora esatta del crollo le campane delle chiese e le sirene delle navi in porto sono state la colonna sonora dell’invocazione dei nomi delle vittime, scanditi uno ad uno.

Poi ci sono stati solo applausi, abbracci e lacrime.

Nei giorni successivi alla tragedia l’immagine del governo del paese a guida gialloverde era quella di un gruppo coeso e determinato a procedere veloce e nel nome del cambiamento.

Tutti erano d’accordo su tutto, compresa la necessità e l’opportunità di revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia.

Ma così non è stato e ne è passata di acqua sotto il ponte che non c’è più, mentre la concessione c’è ancora e continuerà ad esserci.

Il viadotto di Polcevera fu progettato dall’ingegnere Riccardo Morandi usando il regolo calcolatore e venne costruito fra il 1963 e il 1967 con la garanzia che sarebbe durato 50 anni: promessa mantenuta.

L’intero paese è ricoperto di infrastrutture che nella maggior parte dei casi sono state progettate e realizzate in quegli anni o prima ancora e che hanno raggiunto il loro limite di obsolescenza, ma si fa finta di niente e nessuno pensa alla urgenza di ricostruire e rinnovare la parte della rete stradale e autostradale ormai vecchia più di mezzo secolo: troppo impegnativo e poi non porterebbe moltissimi voti.

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