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L’EUTANASIA DI BERLUSCONI A FORZA ITALIA di Mirko De Carli

Ormai è ufficiale: Forza Italia lascia il passo a “L’Altra Italia” e a guidare le truppe in battaglia sarà ancora una volta lui, Silvio Berlusconi. Non credendo in un rinnovato slancio della sua storica creatura attraverso le primarie aperte richieste dal governatore Toti e registrando continui cali vertiginosi di consenso proponendosi come l’anello debole e moderato della coalizione di centro-destra, il Cavaliere rompe gli indugi e propone un “predellino 2.0”: mettere in campo un nuovo soggetto politico dall’anima federativa (tutti trucchi di comunicazione, la sostanza è e rimane che a comandare sarà sempre lui) per aggregare tutti coloro che non sono di sinistra ma che non si sentono rappresentati dalla politica muscolare e gridata di Matteo Salvini.

Vi ricordate quello che fece Casini con l’Udc nel 2006 quando si presentò autonomamente senza un accordo con il centro-destra perché riteneva la coalizione di allora troppo sbilanciata a destra a causa del ruolo troppo marcatamente centrale di Fini e Bossi? L’ex leader centrista, con una campagna pacata nei modi ma pungente nelle critiche sia a destra che a sinistra, portò Berlusconi alla sconfitta e il suo partito al più alto risultato di sempre, garantendo a lui e ai suoi “soci in affari” altri anni di esistenza politica. Tentativo difficilmente realizzabile se fosse invece rimasto col Cavaliere il quale gli avrebbe fagocitato buona parte dei consensi secondo la logica del voto utile e del “pesce piccolo che viene mangiato dal pesce grosso”.

La scelta di Toti di abbandonare Forza Italia, quella della Carfagna di pensare alle dimissioni dal ruolo attuale di reggenza nazionale precongressuale fanno prospettare due cose: la longa manus di Salvini su ciò che resta di Forza Italia non allineato col padron Silvio e l’ennesima mossa tattica del Carroccio per prepararsi al meglio alle prossime elezioni.

Quali scenari possibili? Difficilmente credo che il governatore ligure decida di dar vita a un suo movimento politico che si posizioni come potenziale gamba moderata della destra capitanata da Salvini e Meloni: credo che contribuirà, insieme ad altri fuoriusciti di Forza Italia, alla nascita di un una versione 2.0 di Fratelli d’Italia destinata a prendere il ruolo e il potenziale elettorale della vecchia creatura berlusconiana (magari con nome e simbolo nuovo). Berlusconi, con i rimasugli cattolici di centro e con i malpancisti moderati del
Pd, assorbirà quell’elettorato moderato non assimilabile alla destra e alla sinistra arrestabile oggi attorno all’8/9 per cento. Il resto è cosa nota.

Freniamo dunque facili entusiasmi: queste piccole scosse telluriche del mondo berlusconiano non preludono ad elezioni anticipate e non cambiano i rapporti di forza tra i principali partiti politici presenti oggi in Italia. Si tratta solo di una necessaria ricollocazione del Cavaliere che prova, mai domo, di mantenere un ruolo almeno da attore non protagonista nel palcoscenico della politica nostra. Niente di più.

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