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Dall’icona russa alla Madonna Nera, chi ha interesse ad “avvisare la Lega”

di STEFANIA PIAZZO- La vicenda dei presunti fondi russi alla Lega, fa riflettere in parte sul senso dell’azione politica dell’attuale primo partito d’Italia. A dirla tutta, ciò che più solleva domande non è tanto se la Lega abbia o meno avuto dei fondi, è una questione giudiziaria, questione che ha già toccato Marin Le Pen in Francia, il partito di destra in Austria (ecc…), ma interroga su uno scenario ben più ampio, e cioè da quale parte voglia stare l’Italia. E chi abbia suggerito la svolta radicale di destra e verso Mosca. E se da solo o in compagnia. Capire questo è più rilevante di ogni altra cosa.

Viene anche da fare una domanda: e cioè, riuscirà il “compagno” Salvini a fare ciò che non era riuscito al compagno Togliatti? Ovvero spostare l’Italia entro l’orbita russa? Perché sarebbe il primo paese europeo nella storia dell’Occidente, dell’Unione europea, a trasmigrare di là dopo la caduta del muro, giusto per dire…

Vuole forse la Polonia tornare con Mosca? O l’Ungheria? La Bielorussia di certo è vicina a Putin ma non è nell’Unione. Pure la Serbia, ma non è nell’Unione. Lo è invece la Bulgaria, ma vogliamo somigliare alla Bulgaria? Milano come Sofia? La Padania come i Balcani? E l’Italia, invece?

In Europa il quadro attuale vede dei partiti di destra, e non degli Stati, preferire Putin a Bruxelles. Ci vuole poco, certo, data la pochezza politica di questa Europa e i suoi errori politici. Ma tra i paesi europei con governi di destra, non c’è la corsa al riavvicinamento all’ex blocco sovietico. Orban non chiede permesso a Putin per rientrarvi. E persino il suo partito ha chiesto di restare nel partito popolare europeo. La corsa al riavvicinamento è invece in Italia con la Lega di Salvini.
Perché? Perché Putin sta con la tradizione, l’identità, la patria e i popoli?

Un tempo Obama aveva definito la Russia una potenza regionale. Ora non è più così. E gli errori della politica estera americana hanno aiutato Mosca a tornare potenza. La Russia ha una politica estera in continua espansione in medioriente, e questo conta molto. Ma ha interesse anche a disgregare l’Europa.

Che differenza passa tra il nazionalismo di destra, e altre forme estreme di nazionalismo che hanno lasciato traccia nella storia e che ogni tanto riemergono con altre vesti e forme? Esiste un filo conduttore, un rame politico, che possa collegare l’ideologia dell’estrema destra con nostalgie storiche tutte patria, onore disciplina, in nome della lotta alla globalizzazione e ai servi del potere mondialista?

C’è differenza tra una icona russa e una Madonna Nera? Noi non lo possiamo immaginare, davvero non lo sappiamo.

Nel luglio 2002, giusto 17 anni fa, i quotidiani La Stampa e Liberazione uscirono in contemporanea pubblicando dei servizi corredati alcune immagini tratte dai muri, dalla porta e dagli armadi della redazione politica de La Padania.

Si va dalle rune sulle tombe delle SS con la parola onore aggiunta a mano, alla riproduzione modificata del simbolo della Gestapo, la polizia segreta di Stato, che diventerebbe polizia segreta “padana”, fino all’immagine di Pio Filippani Ronconi, che aveva di recente preparato la prefazione di un volume sulle SS italiane. Si spazia da simboli runici fatti propri dalle SS, all’adesivo con un’aquila e la scritta in tedesco “Sono orgoglioso di amare la Germania”. C’è un volto di Hitler, e un sole delle alpi modificato sovrapponendovi una hagall, la acca del saluto heil Hitler. Cotanti dettagli vengono raccontati da Claudio Gatti nel libro “I demoni di Salvini”.

Che senso aveva nella redazione politica di un quotidiano politico questa iconografia? Goliardia! Patria, onore, identità, invece quelle no, sono una cosa seria che attraversa il tempo, alla ricerca di leader.

La domanda che resta aperta, però adesso è: chi ha avuto interesse a divulgare testi e dialoghi di un incontro all’Hotel Metropol? Gli Usa? Gli stessi russi, per “avvertire” la Lega?

In ogni caso, che si tratti di falsi o di originali, di imboscate, trabocchetti…. a seconda di come la si pensi, un avvertimento è, a prescindere dall’esito delle indagini. Ma un Paese che riceve queste “rivelazioni” con destinatario un partito che esprime il ministro dell’Interno, qualche domanda se la deve fare. Dove vuole andare l’Italia, di qua o di là?

L’altro giorno mi ha divertita la risposta che ha dato Giancarlo Pagliarini, interpellato da una agenzia, sulla vicenda russa. “Non capisco! Ma noi una volta avevamo come riferimento la Svizzera. Non la Russia! Cosa c’entra la Russia?”.
Certo, così come non c’entravano le rune in redazione. Bravo Paglia.

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