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Escort Advisor: Facebook che oscura la pagina e minacce di morte al sito

La campagna pubblicitaria “on the road” continua a far parlare di sé

Facebook oscura la pagina di Escort Advisor senza dare spiegazioni

Minacce di morte dirette ai dipendenti del sito.

Sui social non sono rari i casi di persone che esagerano nell’esprimere opinioni che non sono tali, sono molto probabilmente l’occasione per sfogarsi malamente a danno di altri

Lo abbiamo detto è ribadito più volte, un’opinione se espressa con educazione e rispetto va bene, ma se si travalicano il rispetto per gli altri e si inveisce facendo gruppo, altro aspetto deleterio e spesso illegale, si possono creare danni a persone e aziende.

E’ il caso di Escort Advisor la cui campagna, niente di particolarmente piccante a dir la verità guardando quanto hanno scritto sul camion con la vela..ha portato reazioni esagerate, alcune prevedibili come quelle della CEI altre tanto sopra le righe come ci hanno scritto:

Dopo più di due settimane dal termine, continuano le polemiche per la campagna di affissione di Escort Advisor, il primo sito di recensioni di escort in Europa, che a giugno, dal 24 al 29, ha pubblicizzato il proprio brand, in contemporanea a Milano e Roma, con camion vela, di grande formato, che hanno percorso le vie delle due città. C’è chi l’ha presa con ironia, chi si è indignato scrivendo ai giornali nazionali e chi ha intrapreso una vera e propria guerriglia verso il sito attraverso i social.

Numerose associazioni femministe e religiose (in testa la Cei, Conferenza Episcopale Italiana) hanno dimostrato il loro dissenso e disgusto verso la campagna e tutto il sito Escort Advisor. Tanto rumore che ha portato un grande fermento anche sui social network dove si è aperta una vera e propria crociata. Infatti Facebook ha deciso di oscurare prima l’account pubblicitario dell’agenzia responsabile dei social, poi la pagina vera e propria di Escort Advisor, per contenuti che non “rispettano gli standard della community”. Profili bloccati per giorni anche agli amministratori della pagina, uomini e donne che lavorano al sito.

Facebook ha deciso di oscurare la nostra pagina senza dare spiegazioni e senza rispondere alle nostre richieste e contestazioni. Non abbiamo mai pubblicato immagini sconvenienti e tanto meno contenuti espliciti o comunque offensivi – precisa Mike Morra, il fondatore di Escort Advisor – Esistono e sono lasciate indisturbate pagine e gruppi ben più osceni e al limite dell’illegale (se non lo sono già), sono lì da vedere: revenge porn, foto di minori in gruppi poco raccomandabili, istigazioni all’odio e alla delinquenza. Quelli però rimangono in rispetto della libertà di espressione. Noi non abbiamo mai dato questo tipo di messaggio “illecito”. Inoltre, un dato di fatto è che con internet la prostituzione su strada, quella di sfruttamento, è stata abbattuta e oggi ricopre solo il 20%, rispetto all’80% di quindici anni fa”. 

Tra l’altro non sono mancate le minacce di morte, ben più volgari e gravi per la coesistenza in una community: “Dovete Crepareeee” con tanto di teschio e bara, “Dovete morire male!”, “Verrei. A prendervi a legnate sul cazzo. Schiavisti misogini”, sono solo alcuni dei commenti ricevuti dalla pagina, ma sono ben peggiori quelli ricevuti dai singoli dipendenti del sito. 

Le minacce di morte sono sempre qualcosa che spaventa e fa preoccupare, soprattutto quando arriva direttamente alle persone che lavorano e che hanno una vita normale – continua Morra – ne abbiamo ricevute già in passato in ogni occasione in cui le recensioni del sito hanno smascherato organizzazioni criminali, truffe ed altre situazioni poco sicure per gli utenti… Stupisce però che Facebook non oscuri o blocchi questi profili aggressivi, che istigano alla violenza verso un’attività legale, che spesso e volentieri è meno volgare di altre più socialmente accettate”.

L’ipocrisia in questo Paese continua a livello politico e non solo, mentre spesso di ritenta di riaprire le case chiuse con controlli e tassazione, per un fenomeno che riguarda milioni di persone che utilizzano certi servizi per loro importanti e che comunque riguardano più la sfera privata che quella pubblica.

Si va invece avanti a “scandalizzarsi” di un mestiere che non provoca danni sociali anzi magari li previene pure.

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