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Pechino si prende anche la FAO

Fabrizio Sbardella 25.06.2019

Qu Dongyu, biologo e viceministro per l’Agricoltura e gli Affari rurali cinese è il nuovo Direttore Generale della FAO, eletto con una maggioranza importante (108 voti contro i 71 della rivale diretta) dall’assemblea generale della Agenzia delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura con sede a Roma, nei pressi delle Terme di Caracalla.

Il viceministro del dell’agricoltura di Pechino è il primo esponente di un paese comunista a raggiungere il vertice della Agenzia delle Nazioni Unite e lo fa con un sostegno significativo conquistando 108 voti contro i 71 della rappresentante francese Catherine Geslain-Lanéelle candidata ufficiale della Unione europea e i 12 ottenuti dal georgiano Davit Kirvalidze e una sola astensione.

Roma: la sede della FAO

Una grossa fetta di voti è arrivata dai paesi dove la Cina sta espandendo o consolidando i suoi interessi, molti dall’area asiatica che fa riferimento a Pechino e molti da tutti quei paesi che considerano la Cina un partner più solido e affidabile rispetto alla Comunità Europea.
La posizione dell’Italia, paese ospite della FAO, non è stata chiarita e si è rivelata altalenante tra indiscrezioni che facevano intendere simpatie per il candidato cinese e altre che ricordavano i doveri e la disciplina nei confronti della Comunità, ma da fonti informate sembra che il voto sia andato alla candidata francese.
Il Neodirettore Generale ha 55 anni e ha subito dichiarato che farà di tutto per essere imparziale e neutro per tutta la durata del suo mandato che durerà fino al 2023 e che quella della sua elezione “E’ una data storica”.
Infatti, con questa elezione la Cina sconfigge l’Europa e gli USA e occupa una posizione importantissima non soltanto per la lotta alla fame, ma per consolidare una presenza, già molto importante in Africa dove il governo cinese ha già effettuato investimenti massicci e che si rafforzerà moltissimo con gli investimenti in infrastrutture previsti dalla Belt and Road Initiative.
L’assemblea della FAO si è svolta domenica scorsa nella sua sede, un edificio voluto dal Duce Benito Mussolini per ospitare quello che fu il ministero per l’Africa italiana.
La Deslain-Lanéelle, prima donna alla direzione Generale della FAO, si era detta certa del sostegno dei 28 paesi UE, ma usciva da un percorso di avvicinamento che l’aveva vista assumere posizioni di apertura verso gli Stati Uniti su dossier controversi come quello degli Ogm.
Se ci sono dubbi sulla assoluta fedeltà dei diplomatici e funzionari cinesi al governo di Pechino o se Qu Donyu rispetterà le promesse sulla vocazione multilateralista di un organismo come la Fao, saranno le sue prime mosse nei prossimi mesi a far luce sul suo operato.
La FAO ha come compito quello di riunire tutte le nazioni del mondo per identificare pratiche e strumenti più adeguati a migliorare la produzione agricola, facilitare il commercio di beni alimentari, incrementare la sostenibilità.
La gestione del Direttore Generale uscente José Graziano da Silva ha portato ad un netto incremento in contributi che l’Agenzia riceve, portando il budget biennale per il 2018-2019 a 2,6 miliardi di dollari lasciando così al suo successore una cospicua dote e poteri quasi dittatoriali nella sua utilizzazione e nella nomina dei dirigenti.

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