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Sharing Economy, il Social Lending fa subito tendenza

Cosa pensano gli Italiani quando si parla di Sharing Economy? Il primo pensiero va a tutte quelle attività di condivisione di beni come auto, moto, biciclette, case e posti letto che in questi ultimi anni hanno invaso le nostre città, seguendo l’esempio di quanto accadeva nel mondo, modificando il nostro modo di vivere e viaggiare. Termini quali car-sharing o house-sharing fanno ormai parte del nostro gergo comune mentre la Sharing Economy coinvolge molti aspetti della nostra vita quotidiana: si possono condividere oggetti di uso comune, per esempio gli attrezzi per il giardinaggio, come si possono noleggiare abiti e accessori firmati invece di comprarli; senza dimenticare gli House Restaurants o le ultimissime App che permettono di acquistare, a fine giornata, bags di prodotti invenduti freschi con sconti molto interessanti.
Infine, rientrano sotto il cappello della Sharing Economy i “lavoretti”, ovvero tutti quei modelli di business in cui la forza lavoro è rappresentata principalmente da appaltatori indipendenti e liberi professionisti invece che da impiegati a tempo indeterminato, come i ben noti Riders che consegnano a domicilio.

E dobbiamo essere consapevoli che, operando attraverso l’economia della condivisione, quindi prendendo in prestito invece di acquistare, riduciamo il carbon footprint, ovvero partecipiamo alla riduzione della somma totale delle emissioni di anidride carbonica (CO2) ed altri gas serra (come metano, protossido di azoto, ecc.) associate ad un prodotto, lungo l’intera catena di fornitura.

Ma l’ultima frontiera della Sharing Economy è, senza dubbio, il Social Lending che, per gli esperti di PRESTIAMOCI, la prima piattaforma italiana di prestiti tra privati, è la parte più nuova di un fenomeno relativamente recente ma già consolidato e avviato per diventare un nuovo trend. Il fenomeno arriva dai Paesi anglosassoni in cui il Social Lending è da anni un metodo ampiamente diffuso.

Se intendiamo come sharing economy la condivisione tra privati e la messa a disposizione di beni e servizi, anche la cosiddetta economia peer-to-peer (P2P), l’altro modo di definire il Social Lending, che consiste nel diretto finanziamento da parte di risparmiatori privati a loro pari o piccole imprese, rientra a tutti gli effetti tra le attività dell’economia condivisa. Il Social Lending permette infatti a chi offre denaro di accedere ad ambiti di diversificazione del portafoglio altrimenti preclusi e consente invece a chi riceve denaro di ottenere i fondi necessari per lo sviluppo di un progetto personale altrimenti non realizzabile. Un modello interessante per chi vuole investire oggi in un modo diverso, più consapevole e più in linea con il trend della sharing economy.

Tenendo conto della maggiore attenzione dedicata dai media al Social Lending, il P2P è un cambiamento che convince sempre più gli Italiani, come confermano anche i dati sempre in crescita di PRESTIAMOCI, leader in Italia in questo settore, che apre il 2019 con un +116% di prestiti erogati per un ammontare complessivo che sfiora quasi i 20 miliardi.

PRESTIAMOCI sostiene, da sempre, che il peer to peer sia prima di tutto un modo di investire e di ottenere denaro in modo etico, responsabile e consapevole. E il fatto che venga riconosciuto anche come un interessante strumento finanziario, spinge la società a diffondere la cultura del Social Lending.
Il cambiamento è iniziato e nei prossimi anni scopriremo dove ci sta portando.

*Definizione data, nel 2015, dall’Oxford Dictionary: “È un sistema economico in cui beni o servizi sono condivisi tra individui privati, gratis o a pagamento, attraverso Internet.” Si può quindi dedurre che il fulcro di questa nuova forma di economia è il concetto di condivisione (sharing) che ha assunto oggi una connotazione sempre più globale e senza confini proprio grazie all’utilizzo della tecnologia.
Oggi, qualcuno azzarda anche definizioni più estreme di quello che non è più un fenomeno passeggero. Come fa Arun Sundararajan, docente alla Stern School of Business della New York University; in un’intervista a EconomyUp ha spiegato il suo concetto di Sharing Economy basata sul “crowd-based capitalism (capitalismo delle folle), secondo cui l’organizzazione delle attività economiche si sta trasferendo dall’imprenditore alle ‘masse’, ovvero come l’imprenditoria sia distribuita tra la popolazione”.

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