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M5S: o mangi la minestra o salti la finestra

M5S: o mangi la minestra o salti la finestra
M5S: o mangi la minestra o salti la finestra

Non è certo di facile soluzione il problema del Movimento nel parlamento europeo perché entro il 24 giugno, se vorrà accedere ai fondi e partecipare attivamente ai lavori dell’aula, dovrà scegliere di iscriversi ad un gruppo e al momento l’unico gruppo possibile è  quello che si sta formando intorno al Brexit Party di Farage.

Il numero minimo di eurodeputati necessario per costituire un gruppo politico è di 25, ma devono altresì provenire da almeno un quarto dei paesi costituenti la Comunità, quinti minimo sette.
Se non sei iscritto a nessun gruppo ti collochi tra i “non iscritti” che non partecipano alla distribuzione dei fondi da utilizzare per pagare lo staff di esperti che supporta i parlamentari nel loro lavoro, l’organizzazione di riunioni, attività di ricerca e, soprattutto, di comunicazione con il risultato che l’attività dei cinque stelle verrebbe notevolmente depotenziata.
Per i non iscritti niente soldi per l’ufficio degli europarlamentari, niente stipendi pagati per esperti che aiutino a scrivere le leggi, nessuna possibilità di ricoprire una carica strategica nel Parlamento europeo, neanche quella di relatore dell’opposizione nelle commissioni.
Già nella sorsa legislatura i pentastellati erano iscritti alla Europe of Freedom and Direct Democracy (EFDD) sempre alleati con Farage ed il suo precedente UK Independence Party (UKIP), ma non era ancora stata approvata (è accaduto a fine legislatura) norma numero 32 del regolamento interno la quale vieta le alleanze tra partiti che non c’entrano niente tra loro e impone di unirsi solo con chi ha una minima affinità politica.
La nuova norma implica che in un gruppo bisogna condividere gli ideali di fondo e votare allo stesso modo e ci saranno controlli continui sulle votazioni e penalità nel lavoro alla conferenza dei capigruppo o nell’aula.
La norma è stata adottata proprio per evitare quanto è successo nell’Efdd negli ultimi cinque anni, in cui i 5 Stelle votavano in un modo e lo Ukip, il precedente partito fondato da Farage prima del Brexit Party, in un altro.
Il Movimento che aveva l’obiettivo di essere l’ago della bilancia nel parlamento Europeo rischia o di stare fuori gioco per cinque anni oppure condividere la posizioni di Farage e del Brexit Party che è esclusivamente quella dell’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea il 31 ottobre.
Tra le altre cose molta stampa dell’isola di Albione ha paragonato Nigel Farage a Davide Casaleggio perché entrambi avrebbero fondato un partito simile per struttura e con questa nuova alleanza unita alla condivisione da parte dei pentastellati dell’obiettivo Brexit, le differenze tra i due movimenti diventerebbero minime.
D’altra parte, in previsione dell’eurovoto, il Movimento si era alleato con partiti marginali che dopo il voto sono letteralmente spariti, dagli antiabortisti polacchi ai finlandesi pro-democrazia diretta e i primi tentativi di allearsi con liberali, verdi o popolari non hanno portato a risultati.
Inoltre, l’unica ipotesi rimasta in campo, fare gruppo con il Brexit Party, se pur soddisfa una delle condizioni fondamentali che è quella del numero minimo di Europarlamentari (29 Farage + 14 i pentastellati) non soddisfa però l’altra e cioè che gli iscritti devono provenire da almeno sette paesi diversi, costringendo i due movimenti a pescare dai non iscritti che sono rimasti in 23 di 12 nazionalità e sono talmente eterogenei da rendere complicatissima l’ipotesi che nel costituendo Eurogruppo ci possa essere la stessa visione politica.
A parte lo squilibrio di forze che verrebbe a crearsi all’interno del nuovo gruppo (29 europarlamentari da una parte e 14 dall’altra), l’ultimo grande ostacolo è che il Brexit Party ha un unico obiettivo che è quello di obbligare il prossimo premier inglese a far uscire il Regno Unito dall’Unione europea entro il 31 ottobre, con o senza accordo e quindi tra appena quattro mesi si rischia di ricominciare tutto da capo e cercare nuove alleanze.

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