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Pubblicato il: 12 Giugno 2019 alle 13:38

Esame per l’iscrizione all’Albo dei procuratori sportivi

La legge di bilancio 2018 ha reintrodotto l’esame per l’iscrizione 
all’Albo dei procuratori sportivi,  dando il benvenuto alla nuova figura 
dell’Agente CONI. Un esame, come sottolineato in diverse occasioni, alla 
stregua degli appelli della facoltà di giurisprudenza. Tre step e tre 
materie da preparare: “Io mi sono presentato all’esame che si è tenuto a 
marzo, per una domanda non sono riuscito a passare all’orale -confessa 
il procuratore sportivo Massimiliano Tipa- Al secondo step è stato 
promosso solo un terzo dei partecipanti, mentre in FIGC come sappiamo 
sono stati promossi solo in otto. Questa è la conferma che questo esame 
è stato studiato in maniera tale da restringere il numero di procuratori 
sportivi. Io credo che l’esperienza dell’agente si crei sul campo, 
sbagliando e imparando a tue spese, ma al tempo stesso ci vuole un po’ 
di formazione con corsi di aggiornamento, però non con questa 
difficoltà”.

Tipa si è unito, quindi, alla UAFA, Union Agent Football Aossciation: 
“Ho sposato questo progetto perchè la UAFA tutela e salvaguarda gli 
interessi dei procuratori, in particolare noi che ci siamo iscritti dopo 
la deregulation. Credo che se ci muoviamo come un gruppo forte e coeso 
possiamo ottenere dei risultati concreti”.

Il nuovo regolamento dei procuratori, però, al di là dell’esame ha in sé 
delle vere e proprie falle, già messe in evidenza. Il primo punto 
riguarda l’innalzamento dell’età dai 14 ai 16 anni per prendere la 
procura e la gratuità del mandato: “Questo è un problema non 
indifferente”. Perentoria la risposta di Tipa, che però ha di che dire 
anche di altri punti critici. La percentuale per l’ingaggio equivale al 
3%: “E’ una percentuale davvero esigua. Le persone credono che fare il 
procuratore sia una passeggiata. A noi tocca il lavoro duro, il lavoro 
sporco. Non è che chiami un club e piazzi il calciatore. C’è tanto 
lavoro dietro e tanto tempo dedicato al nostro mestiere e ai nostri 
assistiti. Il 3% può andare bene solo per chi prende uno stipendio 
considerevole. Le discriminanti sono tante, puoi riuscire a far 
ingaggiare un calciatore in Serie C, ma poi ha un contratto di 28mila 
euro quindi…La conclusione è chiara. Al tempo stesso non credo che il 
10%-15% sia una percentuale equa. Ripeto ci sono tante discriminanti ma 
un 5% credo possa essere una percentuale adeguata”.

Infine questione esonero dall’esame per avvocati, commercialisti e 
familiari dei calciatori stranieri: “Torniamo sul discorso del circuito 
chiuso. E’ chiaro che parliamo di un ambiente in cui gli interessi sono 
tanti, di conseguenza se chi comanda ha questi interessi ovviamente farà 
in modo di goderne quanto più può”.

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