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Somma. I Campana e la Porta del Paradiso

Frammenti di storia locale

Tra mito e realtà riscopriamo monumenti e personaggi del nostro passato

I Campana e la Porta del Paradiso

Presso la chiesa di San Bernardino in Somma Lombardo, si trovava un tempo un ampia porzione di terreno probabilmente destinata ad uso agricolo dove non mancavano però alcune tracce importanti del passato, ruderi che oggi definiremo di importanza archeologica,  e che erano la testimonianza del lavoro e della fede  dei nostri avi,  rimanenze  di antiche costruzioni che parevano aver ormai finito il loro tempo. Ed è su queste pietre che fu edificato nel  1660 Palazzo Campana, oggi Fondazione Casolo. Un palazzo di ampie dimensioni, adatto a una famiglia altolocata, quale appunto i Campana. Nel corso della sua costruzione molti reperti storici tornarono alla luce. Si trattava per lo più di incisioni e  are  di epoca romana prove dell’esistenza dei primi abitanti del territorio, tra queste l’urna a Pupo figlio di Prisco. I Prisci erano una dinastia romana che probabilmente aveva possedimenti nelle nostre terre. L’urna si può ancora ammirare presso la Fondazione Casolo. Il culto degli Dei, diffuso da sempre tra i nostri padri si racconta attraverso questi reperti. Anche un’importante Mensa a Bacco, rinvenuta presso casa Bernacchi a Mezzana  era stata trasportata e conservata presso il palazzo, di essa rimane  la testimonianza scritta rilasciata da un membro della nobile famiglia, Francesco Campana che  nel XVIII secolo fece pubblicare una sua raccolta a carattere storico locale. Le ricerche di questo tipo non erano molto diffuse, e il testo destò clamore, curiosità ed entusiasmo, tra i nobili e letterati del tempo. Francesco Campana era un giureconsulto, un uomo che possedeva grandi conoscenze del diritto, che non esitava a divulgare notizie e informazioni, ed era per di più definito Pastore Arcadico membro quindi dell’Accademia Arcadica di Roma, fondata il 5 ottobre 1690 con lo scopo di contrastare alcune correnti Barocche. Un movimento letterario che rivestiva una certa importanza, non fa perciò stupore lo scalpore dettato dagli scritti del Campana. L’opera, pubblicata in latino nel  1784, si intitolava “Monumenti di Somma e dei luoghi circostanti” per molto tempo è stata punto di riferimento per le ricerche di altri storici. Una sua prima traduzione in italiano fu elaborata nel 1812 da Giambattista D’Alberti da Milano, ma non fu mai considerata completamente conforme all’originale, al contrario di quella di Carlo Bellini del 1926. Nel 1927 furono stampate 1000 copie dell’opera tradotta dal Bellini che in quegli anni era Presidente della Congregazione di Carità e della Fondazione Casolo. Il guadagno andò quindi a beneficio della comunità, in favore dell’asilo infantile Galli. Nel frattempo, infatti,  palazzo Campana era passato in proprietà alla famiglia Casolo. Il passaggio avvenne nel 1820,  quando l’edificio fu acquistato dall’avvocato Annibale Casolo che per lascito testamentario, senza una discendenza diretta, lasciò i suoi beni per istituire le “borse di studio per i giovani poveri”. Nel secolo scorso il palazzo divenne Centro Sociale col nome di “Fondazione Casolo”.

Della famiglia Campana ne parlarono anche gli storici Melzi e Bellini. Nel testo del 1919 “Alcuni cenni di storia e d’arte riguardanti Somma Lombardo ed adiacenze” il Prof. Angelo Bellini dedica un intero capitolo alla “Porta del Paradiso”. Si tratta di una porta in sarizzo, appartenente forse a una chiesa precedente Sant’Agnese. Secondo un suo giudizio la porta sorgeva all’altezza del campanile della prepositurale, innalzato nel 1698. Viene spontaneo pensare che la porta fosse stata prelevata quindi l’anno successivo. A riprova di questo, il Bellini rammenta come la data 1699 fosse incisa  nella parete nel timpano.  Sul finire del XVII secolo vi erano a Somma due fratelli che svolgevano il ruolo di canonici nella collegiata di Sant’Agnese, Antonio e Giovanni Battista Campana. Antonio Campana aveva comprato da papa Clemente XI, un privilegio da estendersi anche ai suoi colleghi di Capitolo. Si trattava del diritto di indossare l’almulzia, un paramento   liturgico   delle vesti  corali.  Il suo uso era per lo più diffuso tra i  canonici di alcuni capitoli minori ed era un segno distintivo, quasi di rango rispetto  ai sacerdoti ordinari,  e furono forse proprio loro a salvare la porta dall’abbandono per collocarla  presso una loro proprietà, in via Belvedere. In seguito l’ing. Carlo Bellini fece trasportare la porta in via Campana dove ancora oggi si può ammirare.

Cesarina Briante ©

Fonti: F. Campana, Monumenti di Somma e dei luoghi circostanti, edizione a cura della fondazione Casolo, presentazione  A. Rossi, Tipo-Lito Lazzati , Gallarate 1990

A. Rossi Antiche località di Somma Lombardo,A. Ferrario industria grafica, Gallarate, 1994

A. Bellini Alcuni cenni di storia e d’arte riguardanti Somma Lombardo ed adiacenze, stabilimento arti grafiche Alfieri & Lacroix, milano , 1919

L’Arcadia tra innovazione e tradizione – Accademia dell’Arcadia  sito web

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