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Pubblicato il: 3 Giugno 2019 alle 16:51

Allarme dal confine per le capre infette: diverse persone all’ospedale con la Febbre Q

Sul confine italo-svizzero, i primi casi di una strana epidemia provocata dalle zecche. Influenze, polmoniti, problemi alle articolazioni. Alla base della strana epidemia, un parassita presente sugli ovini. Il problema c’è ma la situazione è sotto controllo. La vicenda è sotto la lente del veterinario cantonale

C’è una certa apprensione al confine. Nella zona di Avegno-Gordevio è già allarme rosso per la cosiddetta Febbre Q. Tecnicamente si chiama “Coxiella Burnetii” ed è causata da un parassita legato a uno specifico tipo di zecca che alla base di diversi ricoveri di persone verificatisi di recente. A portare il battere in Ticino, e di conseguenza agli esseri umani, sarebbero state alcune capre arrivate dalla Svizzera interna qualche mese fa. Il focolaio non sarebbe stato ancora arginato. Il contagio avviene passando dalla capra alla persona. Ad esempio, semplicemente accarezzando la capra. Oppure attraverso il consumo di formaggio a latte crudo. Particolarmente sotto osservazione sarebbero due stalle che si trovano nel giro di poche decine di metri. I numeri delle persone colpite sarebbero piuttosto importanti. Si parla di oltre una decina con influenze, polmoniti, problemi alle articolazioni. Il problema di per sé non riguarda solo gli esseri umani. Bensì anche gli altri animali che, in un modo o nell’altro, entrano in contatto con queste capre. Ad esempio, i ruminanti. Le spore del battere vengono disperse nell’aria. Viaggiano dunque anche per diverse decine di metri. Potenzialmente possono colpire anche bestie selvatiche o animali domestici. Tutta colpa delle temperature relativamente miti dello scorso inverno, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, le zecche, attive quando la temperatura supera i sette gradi, hanno approfittato della meteo particolarmente mite di gennaio e febbraio per importunare gli ovini. Il picco di attività di questi parassiti corrisponde ai mesi di maggio e giugno. Secondo gli esperti la situazione è delicata, anche se non è stato ancora diramato un comunicato pubblico sulla questione. Semplicemente perché non si vuole creare allarmismi anche se il problema c’è. La situazione, secondo le autorità cantonali, è sotto controllo.

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