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Licenziamenti ai punti “Cavalca”?

http://www.cavalca.com/it/arcisate/home/

La storica famiglia Cavalca cede i tre punti vendita,  Brenno Useria , Varese e uno in Canton Ticino,  a imprenditori milanesi.

Il fondatore era Luigi Cavalca, parliamo degli anni’50 con un punto vendita ad Arcisate e che divenne  il “supermercato delle scarpe“ (1957). Nel 1962 Cavalca aprì il secondo punto vendita a Brenno Useria, in Valceresio, attraendo clientela svizzera.

Fra il 2013 e il 2015 arrivò l’apertura di altri due punti, uno a Varese e un altro nel Canton Ticino, e oltre alle scarpe si commercializzarono pure articoli sportivi.

E arriviamo al 2019, in cui gli eredi decidono di vendere.

Sulla vicenda ci sono le prime dichiarazioni politiche:

il Consigliere Regionale della Lombardia Giacomo Cosentino (gruppo Lombardia Ideale – Fontana Presidente), che afferma;

“ho appreso dalla stampa locale e dai social network la notizia della possibile chiusura dei negozi Cavalca e del contestuale licenziamento dei suoi dipendenti. E’ doveroso innanzitutto capire e approfondire la situazione; la prossima settimana provvederò a confrontarmi con gli uffici di Regione Lombardia competenti in modo tale da attivarci con gli strumenti in nostro possesso.”

Il nuovo movimento “CASADEGLITALIANI”, che ha appena avuto il primo successo con l’elezione di 3 consiglieri comunali a Bregano ( a pochi giorni dalla sua nascita), commenta col suo presidente Giuseppe Criseo:

“la crisi politico/economica e morale del Paese prosegue e riguarda le chiusure continue di piccoli esercizi commerciali, ma anche le grandi catene commerciali che non riescono a sopportare più i costi burocratici, economici e l’instabilità politica dell’Italia.

Gli imprenditori lavorano nell’incertezza giuridica e politica della Nazione che senza stabilità, costi eccessivi, infrastrutture cadenti e risposte incerte e altalenanti, stanno delocalizzando le attività verso paesi con tassazione nettamente inferiore.

casadeglitaliani
www.casadeglitaliani.it

Da noi ci sono pastoie burocratiche inutili, dispendiose e per finire corruzione e giri strani con costi dovuti alla mala politica e alla corruzione, che alzano la tassazione generale sui pochi imprenditori onesti e corretti.

Un quadro desolante di cui non si vede la fine, se non con un cambiamento reale e concreto, una spinta dal basso di una classe dirigente nuova, moderna e capace di scelte lungimiranti e non legata alle “famiglie” di tutti i generi che stanno soffocando il Paese, spingendo giovani e tecnici preparati a cercare altrove opportunità e lavoro.”

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