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gli altri siamo noi

Pubblicato il: 22 Maggio 2019 alle 19:31

UN VOTO PER RESTARE NOI STESSI

Domenica prossima voteremo per decidere quale Europa, e di
conseguenza quale Italia, vogliamo per gli anni a venire.

Si deciderà degli spazi e dei limiti dell’influenza
legislativa, finanziaria, economica, culturale, di Bruxelles e Strasburgo, e di
conseguenza dei margini di esercizio della nostra sovranità.

È evidente che la scelta che faremo nella cabina elettorale
dipenderà dal concetto di nazione che coltiviamo. Se riteniamo che essa meriti
di essere dissolta in un’entità politica più vasta, capace di produrre le
opportunità che la nazione di per sé non può assicurare, non ci rimane che
scegliere fra i partiti dell’asse europeista. Se invece pensiamo che essa non
sia un residuo ottocentesco, ma abbia ancora cose da dire e da insegnare in
questo secolo fluido e multicentrico, sceglieremo tra le formazioni che davanti
alla parola Europa tracciano il segno “meno”.

Noi siamo fra questi. Riteniamo che le grandi nazioni
europee, ma anche le meno grandi, abbiano una storia e una cultura proprie e
originali, e che ciò costituisca una ricchezza sia per le singole persone che
vi si riconoscono, sia per l’intera compagine europea.

E crediamo che non avrebbe senso che a tali identità
storico-culturali non corrispondesse una dignitosa autonomia decisionale,
poiché diversamente parleremmo dell’autonomia parziale e condizionata del
bimbetto trotterellante nel parco giochi.

Oggi l’Europa interviene pesantemente nelle politiche
monetarie e commerciali, nella concorrenza, nei settori della pesca e
dell’agricoltura, dell’ambiente, della politica sociale, dei trasporti, della
cosiddetta protezione dei  consumatori. Non
sembra, considerando sia gli indici economici che la comune percezione, che
questo interventismo abbia prodotto nello Stivale grandi risultati. Non sembra,
altresì, che il trattamento riservatoci sia stato equo e rispettoso della
specificità della nostra produzione industriale e agricola. Per non parlare
dell’autentico abbandono in cui siamo stati lasciati a sostenere l’immigrazione
centroafricana e magrebina, al di là delle assicurazioni di future
co-assunzioni di responsabilità, sempre reiterate, sempre disattese. Non solo: quando
non legifera, l’UE svolge quella che chiameremmo una “unmoral suasion” ai fini
della costruzione di un omogeneizzato pensiero unico che è quanto di più
lontano dal sentire del nostro popolo: una mistura di immigrazionismo, ambientalismo,
climatismo, animalismo, teoria gender, transessualismo, eutanasismo, insomma
una nuova relativistica religione laicista che ha recentemente trovato la sua degna
vestale nella petulante ragazzina che ha girovagato per il continente spargendo
il nuovo verbo.

Come italiani e come cittadini di Saronno, crediamo che in
questo momento il partito  in grado di
opporsi più efficacemente a tutto questo sia la Lega. Non certo quella dei
localismi esasperati che si inventa una Padania mai esistita, ma la lega
salviniana che parla all’intera nazione. E quanto a chi mandare a Bruxelles,
pensiamo al sindaco Dante Cattaneo: se c’è una persona capace di movimentare
quella morta gora è lui, a giudicare dall’ intelligente attivismo messo in
pratica nella sua Ceriano Laghetto. Dunque in Europa, Dante, tu che porti il
nome che è la sintesi della nostra cultura, per difendere l’Italia.

Vittorio Vennari – Alfonso Indelicato  

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