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Lago di Gavirate ed Inquinamento, una grande risorsa economica e naturale da preservare

Si è così la natura ci mostra attraverso le sue meraviglie, come possiamo interagire con lei. Dopo l’articolo sulla schiuma apparsa sul Ticino, continuando a parlare di con i corsi d’acqua è semplice fermarsi, e parlare di un Lago. Nello specifico di quello di Gavirate. Scrivo di Gavirate e non di Varese, perché la costa del lago è in gran parte sul territorio di Gavirate e relative frazioni.

Chiaramente diventa importante poter parlare della stupenda ciclabile, che ha permesso di vivere il lago, portandolo in un altra dimensione, ridando vita a tutto il contesto del lago, facendo da ponte di unione tra uomo, economia, natura. La Ciclabile è unica nel suo genere, ad essa si sono ispirati altri laghi, tra cui il turistico e rinomato lago di Garda.

Come sappiamo nel Lago di Gavirate è vietata la balneazione da molti decenni, alcuni di noi si ricorderanno il camping sul lago, le comitive di tedeschi che facevano le vacanze sul lago, il tre ruote con i gelati, le altalene in riva al lago.

Personalmente il bagno al lago è un esperienza che mi manca, e ricordo che era vietato, già nei dei primi anni ’80. Si narra, leggenda o meno, che diversi turisti siano stati tirati fuori dal lago per i capelli, non avendo capito, o meglio ignorando il divieto di balneazione. Oltre a ciò, di sicuro impatto è il ricordo degli scarichi colorati della tintoria, sita in Gavirate, che ogni giorno scorrevano, dividendosi, disperdendosi, in un arcobaleno di metalli pesanti e colori, nelle acque del nostro lago. Questi sono ricordi personali, non racconti, non letture di studi, di reportage.

Quindi il rapporto uomo lago parte da lontano, da molto più lontano degli anni dove è stato ricettacolo del miracolo italiano. Oltre a moto, elettrodomestici, mobili, aerei, elicotteri, sulle sponde del lago si è prodotto di tutto; infatti la provincia di Varese è stata per anni, tra le più industrializzate d’Europa, ma anche tra le più inquinate. Ospitando queste attività produttive si è assistito al fenomeno dell’immigrazione, dell’aumento demografico, che unito all’uso dei servizi igenici e del WC, unito all’introduzione della lavatrice nelle abitazioni, hanno contribuito allo sversamento nel lago di decine e decine di sostanze diverse tra loro. Il parallelo con il passato diventa semplice, basti pensare che il Lago di Gavirate, la Provincia di Varese, sono stati per secoli territorio di turismo europeo, per chiaro merito delle Prealpi e bellezze lacustri. Tutto il potenziale dei laghi è stato successivamente trasformato nella piccola e media impresa italiana, che ha trovato nei territori, nei corsi d’acqua varesotti, i luoghi principe dove insediarsi, nei quali svilupparsi, il tutto a pochi passi dall’internazionale Milano. Ogni rivoluzione, ogni sviluppo industriale, ogni attività umana nasce in prossimità di corsi o bacini idrici. Ricordiamoci sempre che l’acqua è indispensabile per qualunque operazione umana, oltre ad essere il liquido, il brodo primordiale della vita.

L’industria varesotta è famosa nel mondo, ma il prezzo da pagare è stato trascurare la ricchezza paesaggistica e naturale del territorio. La crisi industriale sta portando alla luce la vocazione turistica della nostra verde provincia, è una grande opportunità per riconvertire il territorio, per risanare il mal versato.

L’esperto biologo sull’inquinamento del lago di Varese, Roberto Cenci, “Per i metalli pesanti si può osservare come l’andamento dal 1800 fino al 1950 era costante, poi c’è un aumento significativo sia di cromo che di nichel dovuto alle aziende che sono nate appunto nel 1950 attorno al lago di Varese. Intorno al 1975 c’è un calo della concentrazione causato dall’entrata in vigore della legge Merli del 1976. Per quanto riguarda il fosforo, notiamo che la sua concentrazione è costante fino circa al 1950, poi dopo l’invenzione della lavatrice si inizia ad usare molto detersivo che allora conteneva un’esagerata quantità di fosforo, i cui residui sono andate a finire nel Lago, causando gravi problemi come l’eutrofizzazione”.

Da queste chiare parole si può evincere che si scarica nel lago da molto tempo. Lo storico dei sedimenti sul fondale, attraverso i suoi strati, ci ricorda i vari periodi economico/industriali, che hanno attraversato la vita biologica del Lago di Gavirate. La tipologia, e la quantità dei liquami che sono stati versati, va di pari passo con l’insediamento industriale, uniti al cambiamento delle abitudini domestiche, dovute all’aumento del numero dei WC, delle lavatrici, che ha dato origine alle acque di fogna domestiche, sempre ricche di fosfati derivanti dai detersivi.

Quindi quando si parla di pulire il lago, è una cosa, quando si menziona la balneabilità, è un’altra. Sono due aspetti simili e legati, ma non la stessa cosa.

Avere un lago pulito vuol dire avere un biotipo che rimane pulito da solo, senza più esplosioni di alghe e di eutrofizzazione, senza interventi sporadici, palliativi, alle volte poco efficaci.

Balneabile significa che risponde alle regole sulla qualità dell’acqua atta a immergersi e farsi un bagno. Risponde a delle tabelle di legge, sono dei requisiti legali, che però non dicono che il lago e totalmente pulito e totalmente vivo, è un lago a norma di legge, come l’aria che respiriamo durante le siccità, giusto per dire che l’acqua si preoccupa anche si lavare l’aria che respiriamo.

Certo è che l’aumento delle temperature delle acque, unito al fondale ricco di fosforo, fa ciclicamente proliferare le alghe, che tolgono ossigeno al lago, fermando la naturale predisposizione delle acque all’auto-depurazione. Questi effetti si amplificano, inseguito alla scarsità delle precipitazioni piovose e nevose. I suddetti fattori uniti insieme, portano ad una sinergia negativa, un impoverimento della biodiversità del lago, causata dall’infestazione delle alghe, insediatesi dopo anni di scarichi civili ed industriali, con il conseguente aumento delle concentrazioni di fosforo nelle acque e sui fondali.

Quindi pulire il Lago di Gavirate vuol dire riprendere in mano la sua storia biologica, unita alla storia produttiva del territorio circostante, in simbiosi al cambio di abitudini che gli elettrodomestici hanno portato nelle abitazioni. Senza tralasciare i cambiamenti climatici e di come influenzino in modo importante la situazione attuale. Inoltre è bene ricordare che le fogne fino a qualche decennio fa non avevano il depuratore, come ricordavo nell’articolo precedente, ribadisco che sono ancora tanti i comuni sprovvisti, o con impianti di trattamento inadatti, obsoleti.

Serve pazienza per pulire il lago, lo stesso impegno, la stessa costanza con cui lo si è stremato, si perché nonostante tutto, questo specchio d’acqua è tutt’altro che morto, ancora genera vita!

La salute del lago interessa molti dei cittadini che ne abitano le sponde. Un interesse che si allarga a macchia d’olio, poiché è diventato un punto di riferimento provinciale, regionale, per passeggiate, picnic all’aperto, sport e tempo libero. Punto di riferimento mondiale per il canottaggio, fattore tutt’altro che secondario, che lo ha riportato ad essere meta turistica, come storicamente è stato nei secoli. Difatti è sempre più facile sentire lingue straniere passeggiare lungo le rive.

Scrivere sulle possibili soluzioni, senza avere gli adeguati documenti, le giuste analisi da valutare, è un gesto arduo. Sopratutto senza tenere in conto la tecnologa che già è stata impiegata, valutando i risultati ottenuti con gli interventi di risanamento del passato. Difficile dire cosa sarebbe opportuno fare oggi, si potrebbero prospettare decine di interventi, e comunque sarebbero soltanto dell’ipotesi. Una cosa è certa oggi abbiamo tutto ciò che serve per fare bene, come ci diciamo sempre tra colleghi: “oggi per inquinare ci vuole impegno e denaro”.

Una cosa molto importante da considerare è che nonostante oggi ci siano depuratori delle acque reflue e non venga più scaricato nel lago, i problemi di inquinamento rimangono, in forma diversa. Cestini che strabordano, mozziconi di sigarette, bottiglie di plastica, lattine, mutande, accendini, gratta e vinci, alcuni degli oggetti che si trovano sulle rive del lago, e finiscono dentro il lago, grazie a piogge, venti, grazie all’alternarsi dei fenomeni atmosferici.

I fattori di inquinamento di un biotipo come il lago sono molteplici, e di difficile analisi globale. Certo è che con la volontà delle istituzioni, unita a quella dei cittadini, affiancata dalla conoscenza degli esperti, dei tecnici, una soluzione lungimirante si può partorire. Sta a tutti gli attori, rendersi conto che le soluzioni sono sinergiche, nella stessa misura in cui sono state delle sinergie a inquinare il lago, saranno le medesime ad invertire la rotta.

Il lago è sempre stato una fonte di economia, oltre che a una infinita riserva naturale, che racchiude una ricchezza di flora, di fauna, che solo l’evoluzione può spiegare. L’economia che muove il lago grazie alle sua vita è immensa. E’ importante comprendere, interiorizzare, che le bellezze della natura, oltre a far bene all’anima, al senso del bello, alla necessità di relax, hanno intrinsecamente un enorme valore economico, che è possibile capitalizzare negli anni solo mettendo come presupposto il rispetto, la cura, l’interazione sostenibile, con i vari elementi naturali.

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