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DE BENOIST: IL LIBERALISMO? E’ IL VERO NEMICO DELL’EUROPA

Il filosofo francese, fondatore dell’istituto G.R.E.C.E e amico di Aleksandr Dugin, non ha dubbi: “l’ideologia liberale minaccia le identità collettive”.

Lo scorso Aprile 2019, a Parigi, si è tenuta la sesta conferenza dell’Istituto ILIADE – sorto a scopo culturale dopo la morte di Dominique Venner – con il tema: “Europa, tempo dei confini”.

Tra i relatori troviamo Alain De Benoist: saggista, filosofo, autore di centinaia di libri di filosofia politica e storia delle idee; ha partecipato, poco più di un anno fa, anche ad un dibattito presso la Fondazione Feltrinelli di Milano.

“Pensare che opporsi al liberalismo significhi rifiutare la democrazia è una forzatura” – esordisce l’intellettuale francese – “perchè mentre il liberalismo si sviluppa attorno al concetto di individuo e di umanità, eliminando le strutture intermedie, la democrazia “illiberale” si fonda sulla nozione di cittadino radicato nella dimensione politica e sociale”.

L’idea di “democrazia illiberale”, tuttavia, non ristagna nel dibattito culturale, ma entra nell’agone politico già nel 2014 grazie a Viktor Orban, il quale definì la nazione ungherese una comunità organica di destino piuttosto che un semplice aggregato di individui, come, invece, vorrebbe l’ideologia liberale.

“La politica non è né una “sfera”, né un dominio separato dagli altri” – continua il filosofo – “ma è la dimensione fondamentale di qualsiasi società o comunità umana: il liberalismo, invece, suddivide la società in un numero imprecisato di sfere, affermando che la sfera economica debba essere autonoma rispetto al potere politico”.

Una concezione, quella liberista, totalmente dissonante rispetto all’immaginario del pre-moderno, laddove l’economico era incastonato e contestualizzato nell’ordine e nella totalità delle attività umane.

Se l’economia è totalmente autonoma, e il bene comune coincide con la somma degli interessi privati – tale è, infatti, la conclusione dei liberisti – allora la miglior politica è paradossalmente la non-politica: il soggetto storico di tale ideologia diventa l’individuo-atomo.

Il filosofo francesce non ha dubbi: “il liberalismo minaccia le identità collettive” perché, avversando qualsiasi valore o progetto che non sia esclusivamente individualista, esso promuove intrinsecamente l’uscita dell’individuo-monade dalla cornice comunitaria, lo libera da doveri e appartenenze e lo confina a mero consumatore- produttore, all’interno di un mondo in cui i valori mercantili sono al vertice della piramide.

Seguendo il filo di De Benoist, si evince che prototipi di architetture vagamente illiberali – anche in vista delle elezioni del 26 maggio – siano largamente in crescita nell’orizzonte europeo: in particolare in quello orientale, che più di tutti, dopo l’esperienza comunista, ebbe ragione di sperare autenticamente nell’azione salvifica del paradigma occidentale.

“L’essenza del liberalismo è il laissez faire, laissez passer applicato ad ogni campo: libera circolazione di mezzi, persone, capitali.

I confini” – tale, infatti, era il tema originario del convegno di ILIADE – “sono anche e soprattutto limitazioni.

Tra la nozione di confine e l’ideologia del capitalismo liberale, la contraddizione è totale.

Alain De Benoist conclude il suo intervento con un ammonimento metaforico per l’Europa: “E’ ora di chiudere il ponte levatoio”.

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