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SUICIDIO: UN MALE SOCIALE

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In questi giorni sono stati molti i fatti di cronaca con tentati suicidi: due persone a Fagnano salvate dai Carabinieri in seguito all’avviso di conoscenti e una ragazza a Venezia a cui era stato sequestrato il cellulare.
Occorre innanzitutto sottolineare una differenza tra il suicidio realizzato e il tentato suicidio. Il suicidio realizzato corrisponde ad una volontà di porre fine alla propria vita: generalmente la vittima non avvisa, ma può lasciare lettere postume di congedo, e l’azione termina sempre con la morte; il tentato suicidio corrisponde ad un atto non mortale e spesso la vittima avvisa amici o parenti della sua idea. Le funzioni del tentato suicidio sono molte:
• Il desiderio di cambiare il presente
• Richiamare l’attenzione su un proprio disagio
• Sfidare il destino
Ma quali possono essere le cause che spingono una persona a compiere un atto simile? Possono essere molteplici e ovviamente andrebbero indagate caso per caso, ma le più comuni sono: un concetto di sé negativo(ci si vede inadeguati, incapaci di affrontare alcune situazioni), aspettative negative nei rapporti con gli altri (ci si percepisce soli, non compresi, abbandonati), aspettative negative sul futuro( visto come senza speranze, un protrarsi di sofferenza a cui non vi è via d’uscita. Qui un caso particolare è quello di padri che hanno perso il lavoro e ritengono che tutta la famiglia non abbia più speranza e in un delirio nichilistico uccidono se stessi e tutta la famiglia); a ciò spesso si aggiungono patologie psicologiche quali depressione, ansia, disturbi di personalità. Molto spesso subentra anche il fattore imitativo: capita spesso infatti che quando i giornali parlano di casi di tentati suicidi o suicidi nei giorni seguenti ne capitino molti altri simili tra loro. Perché? Sia perché leggere di altri che lo hanno fatto può portare al coraggio di compiere qualcosa che si voleva fare da tempo, sia per far sì che il proprio disagio venga condiviso e notato, sia perché l’atto suicidario è un atto narcisistico: ci si mette in mostra, si diviene “importanti”, si vuole che il proprio disagio venga condiviso dal maggior numero di persone e allo stesso tempo si puniscono gli altri, quelli che restano. Il giornale, la tv, permettono la divulgazione del messaggio di sofferenza della persona.
Il periodo in cui vi è la percentuale di atti suicidari o di tentati suicidi più alta è l’adolescenza. La motivazione è che l’adolescente deve costruire la propria identità: lasciare l’infanzia per approdare nell’età adulta; deve capire chi è, chi vuole essere e spesso in questa ricerca sfida i propri limiti. Alcuni adolescenti li sfidano in modo “non sano” usando droghe, alcol, attuando comportamenti pericolosi( guide veloci, atti estremi). Nella nostra società, inoltre, l’adolescente si trova sempre più in difficoltà per il paradosso che la distingue: siamo una società in cui i mezzi di comunicazione sono al massimo della loro espressione, ma allo stesso tempo hanno impoverito i rapporti interpersonali. Tutto è alla ribalta, tutto viene condiviso, ma manca la parte emotiva e relazionale, manca l’attesa. Gli sms, i social network, whatsapp, danno l’impressione di essere in contatto con migliaia di amici, quando si viene privati di questi mezzi ci si sente soli e isolati; si “spia” la vita altrui (dove si sta, cosa si mangia, con chi si è), ma non si costruisce nulla; è come una vetrina dove si guardano le cose, ma non le si tocca. Si vivono i rapporti ognuno nella propria stanza, a distanza, coperti da uno schermo che non solo non permette mai di staccare e quindi, ad esempio, di far scemare la rabbia dopo un litigio o l’angoscia dopo un brutto evento, ma anche di essere qualcuno che non si è, lo schermo copre il proprio io. Una volta si scrivevano lettere (quale amore in quelle parole, in quelle grafie con cuori o profumi, in quelle frasi scelte con cura e mille volte cancellate), oppure si telefonava (quale attesa nel sentire la voce dell’amato o dell’amico, quale paura se non richiamava), ma in quell’attesa, in quella frasi, si costruivano dei sentimenti, ci si sentiva meno soli. Oggi i ragazzi sono uniti in un individualismo assoluto dove la solitudine e spesso la non comprensione dei propri sentimenti fa da padrone. I messaggi mandati sono spesso privi di reali contenuti, superficiali, senza emozioni perché ciò che conta è essere “fighi”, essere originali e non c’è spazio per il proprio dramma, anche perché non si possono condividere con centinaia di persone i propri drammi. E in tutto questo la solitudine, la noia, la depressione prendono il sopravvento e così un atto estremo, il buttarsi dalla finestra perché il proprio mondo virtuale è stato strappato, può essere l’unico modo per non essere invisibili.

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