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Pubblicato il: 14 Aprile 2019 alle 11:20

Quel pasticciaccio brutto delle impronte digitali a scuola

Comunicato dell’Associazione Europea Scuola e Professionalità Insegnante

Sovente questa Associazione è stata poco tenera con i
Dirigenti scolastici, e lo è stata maggiormente man mano la legislazione ne incrementava
le prerogative, attribuendo loro un assetto professionale di tipo manageriale
che a nostro avviso collide con le finalità dell’istituzione scolastica.

Dobbiamo però convenire che sulla questione delle impronte
digitali, previste dal “DdL concretezza” già approvato alla Camera, hanno
ragioni da vendere, ed ha ragione in particolare l’ANP che parla con la voce
del suo presidente Giannelli.

Non ha senso, infatti, concedere agli ex presidi la Dirigenza
e allo stesso tempo legarli ad una pratica impiegatizia, per giunta in una
forma oggettivamente umiliante come quella delle impronte biometriche.     

Lo status dirigenziale, piaccia o non piaccia, è svincolato
da un rigido orario di lavoro, e  valutabile
in ragione del raggiungimento di una serie di risultati, e ciò non solo nella
scuola, ma in tutta la PA. Quindi, o si contesta tale assetto in nome della
figura del Preside primus inter pares, prospettiva a nostro parere giustissima
ma con poche prospettive di realizzazione, o si deve accettare che i DS siano
svincolati  dall’orario di servizio.

Per differenti motivi noi di AESPI avevamo contestato la
ventilata – e poi fortunatamente messa nel cassetto – ipotesi di utilizzare
questo genere di controllo per i docenti. Ci sembrava infatti una misura di sapore
ingiustamente punitivo in un momento in cui gli insegnanti sono sottoposti a
pressioni enormi senza le armi giuridiche per sostenerle, e inoltre inutile
perché, così pure argomentavamo, le loro assenze e gli stessi ritardi sono già prontamente
segnalati dallo strepito degli studenti quando rimangono padroni del campo.

Dato ai dirigenti ciò che ai dirigenti compete, ci tocca
contestare l’affermazione del Ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia
Bongiorno, secondo la quale per i docenti il provvedimento sarebbe inutile
perché assenze e ritardi sarebbero già segnalate dalla compilazione, o mancata
o ritardata compilazione, del registro elettronico. Se il Ministro avesse
chiesto lumi non si dice a uno spin doctor del Ministero, ma al primo insegnante
che passava per strada, colui le avrebbe spiegato quello che ora andiamo ad esporre.

In primo luogo, non ci risulta una norma che attribuisce al
RE tale funzione. Ma, ammettendo che essa esista, vi sono alcune condizioni di
natura pratica che ostacolerebbero tale funzione. In primo luogo, il RE
funziona ove funziona la connessione. Ove essa non funziona (e il caso è
frequente), il RE è inutilizzabile. Dove funziona male (e il caso è
frequentissimo) la situazione è anche peggiore, perché mentre nel primo caso il
docente  si rende conto subito di non
poter procedere alla compilazione e passa alla lezione o alle interrogazioni,
nel secondo tenta disperatamente di procedere, a singhiozzo e  in tempi spesso lunghissimi. Tale condizione
ha a sua volta due nefaste conseguenze. In primo luogo vi è una contrazione del
tempo di lezione e apprendimento, che in fin dei conti costituiscono il motivo
principale per cui egli si trova a scuola, in secondo luogo il fatto che mentre
il docente si accanisce disperato sul tablet o sul cellulare, non può
monitorare la classe. Se si considera che ciò avviene di norma nel cambio
dell’ora, cioè nel momento più delicato per la disciplina, si può comprendere a
quali conseguenze può condurre questa forzata disattenzione. Piccoli problemi,
commenterà qualche lettore. No, sono piccoli solo per chi non conosce la
scuola, o per chi si  è dimenticato che
la scuola vive proprio di piccole cose, che però nell’andamento dell’attività
didattica hanno un grande peso. E l’ingresso dell’informatica nelle nostre
aule, se può essere un utile supporto, sotto questo profilo può incrementare le
difficoltà: si pensi ad esempio a una lavagna interattiva che cessa di
funzionare nel mezzo di una lezione che ne richieda l’ausilio.

In conclusione: grazie al Ministro Bongiorno di non aver
trasformato gli insegnanti in galeotti, anche se lo ha fatto per il motivo
sbagliato. Galeotti essi lo sono già, per tanti aspetti, e non era necessario
aggiungerne uno ulteriore. Quanto ai DS, pur sapendo che essi sono ben contenti
di avere a scuola una massa di insegnanti-impiegati dalla quale trascegliere i
loro favoriti, non li ripaghiamo della stessa moneta e auguriamo loro di cuore di
evitarsi  questo umiliante e soprattutto
ingiusto rituale.

Alfonso Indelicato

Responsabile AESPI per la Comunicazione

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