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Pubblicato il: 12 Aprile 2019 alle 16:29

Rischio Clinico, Gelli (FIIS) “Diminuiscono i contenziosi nelle Regioni che applicano la Legge”

La gestione del rischio sanitario e della sicurezza delle cure è uno temi di stretta attualità per gli operatori sanitari.

“Per la prima volta oggi, a due anni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge sulla sicurezza delle cure e della responsabilità professionale sanitaria, presentiamo alcuni dati sugli effetti di questa norma. Parliamo ancora di dati incompleti, ma possiamo già dire che nelle Regioni che da anni hanno applicato delle metodiche di risk management c’è stata una chiara deflazione del contenzioso, una riduzione dell’ammontare delle richieste risarcitorie ed una diminuzione della medicina difensiva”. Così Federico Gelli, presidente della Fondazione Italia in Salute, è intervenuto oggi alla Camera dei Deputati nel corso del convegno sui primi due anni di applicazione della legge 24/2017, davanti ad aula gremita con oltre 300 partecipanti che ha visto portare i saluti del vicepresidente della Camera Ettore Rosato.

Il processo è ancora lungo, ricordiamo che mancano quattro decreti attuativi sul tema assicurativo da approvare. Il DG del Ministero dello Sviluppo Economico, Mario Fiorentino, ha annunciato per il prossimo 9 maggio la convocazione del tavolo di lavoro per sciogliere gli ultimi nodi e arrivare in tempi brevi all’emanazione dei decreti. Questo è un segnale molto importante. Inoltre, sono stato informato che il DG della prevenzione sanitaria, Claudio D’Amario, alla luce della segnalazione fatta questa mattina circa l’assenza di un macro-obiettivo riguardante la sicurezza delle cure nel Piano nazionale per la prevenzione del ministero della Salute, si è impegnato ad un’integrazione cheprevederà misure preventive e formative nell’ambito della sicurezza delle cure e del rischio in sanità”, ha proseguito Gelli. “In Toscana si fa attività di prevenzione del rischio da circa 10 anni, e i risultati che si stanno oggi registrando sono merito non solo della legge, ma anche di questo lungo percorso di natura culturale. Per questo motivo – ha concluso Gelli – specie sui profili gestionali organizzativi, abbiamo mutuato le migliori esperienze italiane e le abbiamo rilanciate sul piano nazionale”.

Risultati soddisfacenti si registrano dal punto di vista organizzativo riguardo l’istituzione dei Centri di gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente previste dalla legge. 13 le Regioni ad averlo istituito mettendosi in regola con il dettato della legge n. 24/2017. Altre due, Liguria e Lombardia, pur non avendo ancora recepito con atto formale la norma, hanno già attive organizzazioni che si occupano di gestione del rischio sanitario. Solo 5 le Regioni rimaste indietro.

C’è poi ancora da lavorare sul tema della trasparenza. Qui abbiamo una situazione più disomogenea a livello nazionale: sono ben 11 le Regioni che hanno un livello insufficiente, scarso o nullo di informazione rispetto agli aspetti di gestione del rischio sanitario e della sicurezza delle cure. Da qui la necessità di un intervento più incisivo anche per garantire ai cittadini la possibilità di poter scegliere al meglio dove e come curarsi. “La legge sulla responsabilità professionale è stata un punto di partenza estremamente importante su un tema delicato e di grande rilievo su cui l’Italia era rimasta molto indietro rispetto agli altri Paesi altamente evoluti. E’ necessario ora proseguire questo percorso. Le Istituzioni devono dialogare tra loro e le Regioni devono porsi l’obiettivo di uniformare il più possibile l’organizzazione della gestione del rischio a livello nazionale. E’ infine necessario rendere il cittadino più edotto su questa tematica coinvolgendolo anche attraverso informazioni più chiare, complete e facilmente accessibili. La legge 24/2017 ha posto le basi per un approccio integrato e multidisciplinare alla sicurezza delle cure e alla responsabilità professionale”, ha spiegato Fidelia Cascini, curatrice della ricerca.

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