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Pubblicato il: 3 Aprile 2019 alle 12:03

La comunicazione in famiglia

Nella comunicazione familiare il dialogo, l’ascolto, l’attenzione, sono gli elementi fondamentali per la crescita, lo sviluppo e la maturità dei figli. Per instaurare una comunicazione efficace è importante partire dall’ascolto, prestando attenzione alle emozioni e alle opinioni che i figli possono esprimere. Questa modalità di comunicazione va costruita quotidianamente, con pazienza e attenzione, cominciando dai primi scambi verbali e non verbali del bambino.
E’ molto importante prendere seriamente quello che nostro figlio/a ci dice, perché ha bisogno di essere ascoltato attentamente e non superficialmente. L’essere sempre interrotto o criticato non gli permette di acquisire sicurezza nei suoi stessi pensieri e di sviluppare un buon livello di autostima. All’opposto, dargli sempre ragione, lasciarlo parlare continuamente anche quando avrebbe bisogno di essere contenuto, non gli permette di sviluppare un proprio senso critico e la capacità di interpretare in modo obiettivo ed equilibrato un evento, una situazione o un argomento.
Mio figlio ha 3 anni e mezzo, è un bambino molto curioso e attento(come tutti i bambini del resto) anche quando se ne sta tranquillo e sembra distratto in realtà recepisce tutto ciò che viene detto e fatto intorno a lui. Gli piace molto guardare le stelle e la luna, un giorno mentre tornavamo a casa mi chiese:” perché la luna una volta è piccola e una volta è grande?” che risposta dare a un bambino così piccolo? Avrei dovuto fargli tutta la spiegazione sui moti dei pianeti, del sistema solare? Io risposi così:” la Luna gira intorno a noi, è luminosa perché dietro alla terra il sole la illumina, così una volta è grande e altre più piccola perché dipende da quanto si nasconde dietro alla Terra, la Luna è furbetta!” e da allora ogni volta che la luna è piccola lui mi dice:” guarda la Luna è furbetta gioca a nascondino con il Sole”. Questo piccolo aneddoto è per far comprendere che anche un bambino piccolo può capire concetti grandi, certo non possiamo usare termini aulici, ma la spiegazione deve essere il più possibile corretta e se alle loro domande diamo risposte approfondite impareranno che essere curiosi è un bene, che conoscere è un bene.
Ma i bambini non restano sempre piccoli e arriva la fatidica adolescenza; una fase dello sviluppo che mette a dura prova la comunicazione fra genitori e figli. La conflittualità tra i bisogni di autonomia e di protezione dell’adolescente si esprimono all’interno della famiglia attraverso nuove e diverse forme di comunicazione sia verbali (come silenzi, aggressività verbale, aumento dei conflitti, provocazioni), che non verbali (come modo di vestire e di atteggiarsi, rapporto con il cibo, modalità di gestire gli spazi personali). Ci svegliamo un giorno e non riconosciamo più quel frugoletto: da bambina delicata con i vestitini diventa una super sportiva con felpe larghe; da bambino chiassoso e divertente a ragazzo timido e pensieroso. La fase dell’adolescenza è caratterizzata da comportamenti che vanno dalla solitudine all’irrequietezza, dal rifiuto delle regole familiari (fino ad allora accettate) al rifiuto scolastico, dalle nuove richieste ed esigenze relative al desiderio di avere il motorino, di andare in discoteca, di non avere orari da rispettare; comporta delle irregolarità di condotta nel contesto familiare, che rischiano di compromettere in modo drastico la comunicazione all’interno della famiglia. In fondo,l’ adolescente, sta sperimentando: deve trovare la sua identità, trovare la sua strada e formarsi come uomo/donna diverso da noi. Nell’infanzia il bambino è un nostro prolungamento: è un piccolo noi; in adolescenza invece il ragazzo deve diversificarsi da noi, capire che uomo o donna vorrà essere e per capire questo deve fare delle esperienze, ma queste esperienze devono sempre essere fatte in un ambiente sicuro con dei contenitori, un ambiente in cui si possa tornare. I genitori non devono pensare che:”tanto è grande può arrangiarsi da solo” perché anzi proprio in questa fase ha bisogno di essere guidato e supportato, ma in maniera meno invasiva dell’infanzia. L’adolescente vuole sentirsi libero, ma non troppo; sentirsi grande, ma non troppo; avere responsabilità, ma non troppe; vivere nel mondo, ma avere un nido in cui tornare, un nido che guida e protegge, che controlla e sostiene, che lascia scegliere, ma consiglia. I genitori, però, possono sentirsi insicuri, poco informati, e così i figli si sentiranno incompresi, non ascoltati, e non troveranno più argomenti da condividere. Per i genitori è importante essere flessibili e cambiare le modalità comunicative adottate: per mantenere il rapporto maturato con il figlio nell’infanzia, bisogna accettare che è cambiato, è cresciuto, e che la modalità di relazione deve essere aggiornata. Anche nelle decisioni da prendere e nella definizione delle regole è importante cercare di mantenere un atteggiamento di negoziazione. L’atteggiamento più efficace, in base all’età, potrebbe essere quello di stabilire degli orientamenti, dopo averli discussi con i figli, cercando di arrivare a delle regole il più possibile condivise, senza imposizioni troppo rigide. Nella famiglia, il dialogo e il confronto rappresentano un mezzo per creare senso di fiducia, affetto e senso di appartenenza. I genitori, però, devono essere genitori, non amici, avere un loro ruolo che non cambia mai. Il genitore deve essere colui che dà sicurezza, regole, emozioni, valori, appartenenza, svago, divertimento, ma non è MAI un pari del figlio.
In ultimo, ma non ultimo, è importante avere la capacità di dare limiti e chiedersi sempre se quello che si sta facendo lo si fa per i figli o per rispondere ai propri bisogni (gratificazione, colmare un vuoto, sopperire alle presunte incapacità, etc.) Si deve essere consapevoli dell’importanza di considerare e rispettare il bambino/ragazzo e i suoi tempi. Quello che non è stato fatto (dato) in certe fasi di sviluppo del bambino potrebbe essere difficile da recuperare in futuro quando questi diviene adolescente. Se si è stati in grado, di dare, inteso come esserci, i figli potranno sentire dentro sè stessi, nei momenti fisiologici di allontanamento dai genitori, quella base sicura che sarà fondamentale per le loro esperienze future.
Essere genitori è un grande viaggio e come tutti i viaggi va fatto insieme: non ci sono regole preconfezionate perché ogni persona è diversa dall’altra e ogni famiglia è un mondo a sé, l’unica regola che vale per tutti è il rispetto e la coerenza. Bisogna rispettare sempre i nostri figli a qualunque età e pretendere da loro rispetto; bisogna essere coerenti prima noi stessi e poi verso di loro. Su queste basi si sbaglierà, si piangerà, si riderà, ma sicuramente si farà un viaggio bellissimo in cui negli occhi dei nostri figli scopriremo anche un po’ di noi.

Samuela Besana 

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