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Jay Nepal Action Volunteers JNAV, volontari varesini al lavoro dopo il terremoto

Jay Nepal nasce dall’amore del fondatore Alberto Luzzi per il Nepal dove sin dal 1989 ha iniziato ad aiutare la popolazione.

A seguito del devastante terremoto del 25 aprile del 2015, Alberto è tornato immediatamente a Kathmandu in soccorso, inizialmente per fronteggiare l’emergenza successiva al disastro naturale, ed in seguito per avviare progetti di ricostruzione nelle zone più povere del paese.

Reagendo rapidamente fin dai primissimi giorni dopo il terremoto, insieme ad amici e volontari del posto, sono stati in grado di costruire una forza sul territorio che ha coinvolto nelle operazioni centinaia di giovani nepalesi e si è avvalsa di formatori nazionali dei Vigili del Fuoco Italiani (Caserme di Roma, Terni e Latina).

E’ così che insieme ad altri italiani che vivono laggiù, hanno fondato un’organizzazione che prende il nome di Jay Nepal Action Volunteers JNAV.

L’ente è un’organizzazione puramente umanitaria basata sull’azione, senza alcuna connotazione politica o religiosa.

Il secondo terremoto avvenuto il 12 maggio del 2015, ha avuto come epicentro il distretto dal quale le scrivo ora, motivo per cui Jay Nepal è un centinaio di volontari sono accorsi a soccorrere un villaggio che non era stato ancora raggiunto da aiuti.

Bodgaun è un villaggio abitato dai Majhi, una comunità indigena del Nepal, che è stata considerata socialmente inferiore per decenni ed è rimasta marginalizzata, trovandosi tutt’ora ben al di sotto della soglia di povertà.

Jay Nepal si basa sulla collaborazione con le popolazioni locali che vengono incluse nella ricostruzione e nel lungo progetto di sostenibilità del villaggio stesso.

“Ad oggi grazie all’aiuto di donors privati, Caritas italiana e la collaborazione con altre onlus siamo riusciuti a ricostruire le case distrutte del terremoto, la scuola e a mettete in sicurezza le principali vie per raggiungere il villaggio”, spiegano alcuni volontari al lavoro in Nepal.

“In questi giorni abbiamo aperto il centro medico che sosterrà il villaggio e tutta la valle – circa 35000 persone – con personale medico e paramedico.

Le prossime fasi includono portare acqua potabile, fognature, irrigazione per i campi, costituire una cooperativa per la produzione di prodotti biologici, il latte e il caseificio, oltre al Micro credito e un programma incentrato sulle donne” conclude la giovane Simona, pronta al rientro tra una quindicina giorni a raccontarci gli ulteriori sviluppi.

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