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Pubblicato il: 31 Marzo 2019 alle 12:41

La Francia vuol fare il primo attore ma noi non stiamo a guardare

tratto da https://rivistalagazzettaonline.info/

Per trattare questo argomento prendiamo spunto dalle polemiche suscitate dalla recente visita delpresidente cinese Xi Jinping nel nostro Paese.

Per com’è noto, il governo italiano e quello cinese hanno firmato una serie di accordi, che mirano a rafforzare la cooperazione bilaterale tra i due Paesi.

Gli accordi siglati fra i due Stati saranno 29 per un totale di sette miliardi di euro. Pochi, in verità, se comparati a quanto si era pronosticato prima della visita di Xi Jinping, ma alcuni patti, così come erano stati originariamente configurati, sono stati messi da parte, sia perché non c’erano le giuste contropartite, sia per non causare uno strappo violento alle buone relazioni intercorrenti tra l’Italia e gli USA, che vedono molto sfavorevolmente quanto si sta verificando in Europa e, in particolare, in Italia, con l’arrivo della Nuova Via della Seta.

Successivamente, il presidente cinese, lasciata l’Italia, si è incontrato a Parigi con Macron – ertosi a leader dell´UE – insieme a Merkel e Juncker per discutere su problemi di ordine generale, sulla modernizzazione del WTO, sul clima, sulla lotta alla concorrenza sleale e altro ancora.

Nell’occasione, però, se da un lato la Francia ha proclamato un maggiore coordinamento europeo nel trattare con una grande potenza come la Cina (netta allusione all’operato italiano), dall’altro essa stessa ha stipulato accordi diretti con quest’ultima, persino a iosa. Sono 14, infatti, le intese siglate da Xi Jinping e Macron per un valore complessivo di decine di miliardi di euro.

Tra l’altro, la Cina ha concluso un contratto di acquisto con la Francia di 290 Airbus A320 e di 10 A350.Secondo informazioni ufficiose, il valore degli accordi su Airbus è di 30 miliardi di euro.

E non solo, Parigi ha anche siglato con Pechino accordi sul fronte energetico per lo sviluppo di tecnologie verdi e sull’utilizzo pacifico dell’energia nucleare, nonché su quello aerospaziale per l’esplorazione lunare, e, per ultimo, ma non meno importante, su quello navale. In sostanza, ha fatto l´en plein alla faccia dell’Italia, che ha osato dissociarsi dagli schemi europei, muovendosi anticipatamente e da sola.

Questi i fatti. Da essi sono sfociate le polemiche sul ruolo dell’Italia e dell’Europa (intendasi Francia e Germania) nei confronti delle strategie commerciali impostate dalla Cina e conosciute come Belt and Road (via della seta marittima) e One Belt One Road – OBOR – (piano strategico per la connettività regionale).

Da una parte, ci sono coloro che biasimano l’Italia per aver assunto una posizione autonoma (sganciata da Bruxelles) nelle trattative commerciali con la Cina, dall’altra, invece, coloro che plaudono all’iniziativa del nostro governo per aver agito senza timori reverenziali nei confronti degli autoproclamati rappresentanti dell´UE (Macron & Merkel).

In realtà, si tratta di interpretare bene gli accadimenti, il resto è diatriba mediatica, ovvero solo spirito polemico di alcuni opinionisti, favoriti da una parte della stampa, che ipotizza sull’argomento in questione scenari di calamità o di successi, a seconda dell’ideologia politica cui appartiene.

Infatti, è saputo che per l’Europa noi (Italia) siamo (o almeno eravamo) la ruota di scorta e che, se anche ci fossimo accodati ai menzionati due paladini europei nelle trattative con la Cina, avremmo dato solo maggior prestigio a questi ultimi e non avremmo cavato un ragno dal buco. Insomma, non ci saremmo beneficiati di nessun accordo economicamente interessante per il nostro Paese.

L´Italia, a parte tutto, occupa una posizione geografica da far gola e invidia sia ad Est che ad Ovest e questo particolare non può essere sottovalutato; la dice lunga il fatto che Xi Jinping sia sbarcato per primo a Roma e non a Parigi o a Bruxelles. Eppoi, è da ritenersi che gli accordi con la Cina, indipendentemente dal relativo volume d’affari, siano stati – come si suol dire – una “buona giocata”: abbiamo dimostrato di essere ribelli (ci sia consentito il termine) e indipendenti da Bruxelles e, nel contempo, abbiamo “avvisato” ma non “indispettito” Donald Trump.

Ciò, parabolicamente, sta a significare che il modello Europeo, così com’è, non funziona; che noi non lo accettiamo; e che gli USA ci devono offrire contropartite più favorevoli delle attuali, se ci vogliono sentire completamente al loro fianco.

Noi, peraltro, da molti punti di vista siamo avvantaggiati nei confronti della Germania: possiamo andare avanti in Europa senza la Francia; godiamo, oggi, della preferenza commerciale da parte degli USA e non solo; e siamo militarmente coperti dalla NATO (questa, infatti, non si discute, specialmente se l’alleanza militare europea debba diventare un’armata guidata da Parigi).

La “poderosa” Germania, al contrario, si trova disorientata e ad un bivio: o rimane nello status quo (sotto la protezione dell’ombrello NATO) o si deve contentare di fare da spalla alla Francia, che – forte del deterrente nucleare (anche se oramai di serie C, comparato a quello delle grandi potenze) e della Brexit – pretende, senza mai abbandonare la smania di grandeur, di prendere in mano le redini del comando dell´EU, distanziandosi così sempre più dagli USA.

Per concludere, continuando su questa strada, l’isolamento in Europa di Francia e Germania sarà un accadimento inevitabile, partendo dal presupposto che tutti gli altri Stati europei non pensano minimamente alla possibilità di entrare in un sistema strategico capitanato da Parigi & Berlino. Esse sono già malviste alla guida economica dell’Unione, figurarsi alla guida militare della stessa!

L´Italia ha fatto la propria scelta: sta con la NATO, sta con gli Stati Uniti, così come certamente faranno gli altri Membri dell’Unione.

Trump è molto interessato all’Italia e ciò significa, nell’attuale scenario, che essa potrà svolgere un ruolo di primaria importanza all’interno dell’Alleanza.

Stando così le cose, l’Europa senza un’identità paneuropea fatalmente si sfalderà.

Essa dovrà trasformarsi – non ci stanchiamo di ripeterlo – nell’essenza, nell’architettura e nelle competenze, perché è solo il risultato di una creazione artificiale operata da intellettuali per interessi economici, ma senza passione perché la politica non si fa con i sentimenti.

E senza un comune sentimento europeo, difficile da creare, mai ci sarà un’Europa unita.

G.&G. Arnò

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