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Varese: arrestata Zia Rosy la regina della coca

Varese: arrestata Zia Rosy la regina della coca
Varese: arrestata Zia Rosy la regina della coca

Arrestata dalla Squadra Mobile della Questura una donna 49 enne nota nel mondo dello spaccio come Zia Rosy e con lei sono indagate 14 persone.

Sono 14 le persone coinvolte a vario titolo nell’inchiesta iniziata nel maggio scorso e che ha portato all’arreso di A.B.P. nota nel mondo della coca come Zia Rosy.
Tutto è partito dalla denuncia di due genitori in difesa del figlio 25 enne cocainomane che subiva le minacce della donna e dei suoi complici perché doveva saldare un debito di 1.500 euro di droga.
Zia Rosy e i suoi complici per rinforzare la richiesta del pagamento del debito avevano anche preso a pugni il giovane cocainomane.
E il pericolo di conseguenze ancora più gravi era tutt’altro che remoto, perché i malviventi avevano frequenti contatti con criminali di calibro ancora più grosso da cui si rifornivano di droga, tra cui un albanese condannato per omicidio e recentemente espulso dall’Italia.

Dopo la denuncia avevano comunque saldato il debito di nascosto, senza informare gli inquirenti.
Zia Rosy era a capo di una organizzazione per lo spaccio di cocaina nel varesotto e spalleggiata da due complici usava metodi duri e minacciava gli insolventi.
A.B.P. è una 49 enne madre di famiglia che risiede nel Medio Verbano ed è stata arrestata dalla Squadra Mobile della Questura con le accuse di detenzione di stupefacenti ed estorsione.
Con lei, sono finiti in carcere anche due complici (un italiano di 25 anni, S.B., e un albanese di 26, L.L.) mentre altri due (un italiano di 62 anni e un albanese di 46) sono stati sottoposti all’obbligo di firma.

Dalle indagini della Mobile è emerso che la rete di spaccio si estendeva sul territorio, tra Varese, Cocquio Trevisago, Besozzo e Gavirate, e altri Comuni vicini.
La tecnica di vendita era quella più diffusa nel mondo dello spaccio di coca con i pusher che giravano i locali e si accordavano con i clienti e poi tornavano con le consegne sempre rispettando i limiti del consumo personale per rischiare solamente sanzioni amministrative e non conseguenze penali.
Spesso Zia Rosy consegnava le dosi in compagnia del figlio maggiorenne e della figlia minorenne, per non destare sospetti.
Lo standard erano le dosi da mezzo grammo vendute a 40/50 euro e tra i luoghi di scambio più utilizzati c’era la pista ciclabile che costeggia il lago di Varese, nel territorio di Bardello.
Dalle indagini è emersa anche un’altra estorsione ai danni di una donna alla quale erano stati prestati 5 mila euro a e se ne chiedevano in restituzione oltre 20 mila.

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