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Pubblicato il: 20 Marzo 2019 alle 16:19

Giovani, alcool e droga perché?

A CURA DI SAMUELA BESANA

Alcol e giovani
Il fenomeno dell’abuso di alcool, soprattutto, tra i giovani, è sempre più comune. Si stima che il 25% dei ragazzi tra gli 11 e 18 anni facciano uso di alcol a livello dannoso per lìorganismo e passino le serate a bere per raggiungere un’alterazione che permetta lo svago, il divertimento.
Perché tutto questo?
Io ritengo che la risposta vada ricercata in tanti fattori: primo tra tutti la nostra società, poi la famiglia, gli amici, il futuro.
Viviamo oggi in una società tecnologica dove i mezzi di comunicazione ci permettono di essere sempre in contatto con tutti in ogni momento e in ogni luogo, ci sembra di avere mille amici se tale è il numero su facebook, ma in realtà siamo sempre più soli. I legami si basano su messaggi, senza emozioni, speso fraintesi, troppo immediati e che non permettono più la gioia dell’attesa, la preparazione a quel momento della giornata in cui si può sentire la voce dell’amico o della persona amata; messaggi che bombardano e impediscono di comunicare vis a vis e quindi fanno perdere lo stato emotivo del messaggio stesso. Il telefono dei giovani è sempre in contatto con l’altro: anche quando sono in gruppo, cercano gli assenti e si perdono così il momento.
Viviamo in un mondo dove il futuro è labile, incerto, dove spesso tutto sembra inutile e impossibile da cambiare e i giovani sono senza speranze, inghiottiti in un presente senza fine dove il motto che vale è sempre e solo “vivi l’attimo”, ma così si perde la progettualità e la consapevolezza delle conseguenze dei propri comportamenti. Un mondo virtuale dove la morte, la malattia è quella di un video game, quella che in realtà non è mai definitiva perché si può fare un’altra partita; e così i comportamenti sono estremi, pericolosi, aggressivi, senza empatia. Si schiaccia l’altro per raggiungere i propri scopi e insieme si finisce per schiacciare anche se stessi in un’apatia senza ideali.
Le famiglie sono spesso frettolose, frammentante, anch’esse isolate e spesso sole con genitori che devono lavorare per mantenere certi agi, che devono anche loro usare la tecnologia che non permette mai di staccare e riempie la mente e i pensieri e i momenti insieme sono spesso sterili in un isolamento tecnologico: si è vicini, ma lontani.
Ma come si inserisce l’alcool in tutto questo?
L’alcol e le droghe sono da sempre state usate come fuga: fuga dai problemi, dalla realtà che non piace, dai pensieri che non abbandonano. Sono anche sostanze che disinibiscono e permettono di essere ciò che non si è: più spavaldi, più “fighi”, più capaci di conquistare, più simpatici…e allora in questo mondo di immagini, di immediatezza, del “vivi qui ed ora” sono indispensabili per avere tutto subito, per sentirsi importanti, per stupire. I nostri giovani sono anime sole, che cercano punti di riferimento che non ci sono più: non ci sono nella famiglia, non ci sono nella scuola, non ci sono nella politica, né nella religione, tutto ormai è svuotato da ideali e principi, è solo una scatola vuota, dove l’aspetto e la fortuna e gli appoggi giusti contano più delle capacità.
Ma in questo mondo un giovane come può formarsi e trovare la sua strada?
E allora ecco la droga, l’alcol, loro aiutano, fanno ridere, dimenticare l’aridità per un po’, fanno divertire e uniscono gruppi altrimenti composti da individui soli.
Cosa possiamo fare per aiutare i nostri ragazzi?
Facciamo tornare loro la voglia di battersi per qualcosa, di credere in qualcosa, di progettare qualcosa, di avere dei punti di riferimento almeno in noi genitori. Lasciamoli essere bambini, divertirsi, giocare, a volte essere “sciocchi”, non bisogna essere sempre posati; la vita va vissuta con creatività e spensieratezza, ci si deve rivolgere al futuro, vivendo il presente e ricordando il passato. Facciamoli ridere con noi, con gli altri, ridere di cuore, ridere della vita, con la vita e allora forse l’alcol diventerà un ostacolo alla propria personalità e non un mezzo per farla emergere.

Samuela Besana, psicologa clinica, criminologa, grafoanalista

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