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Mafia a Varese, si ma borghese

“Oggi c’è mafia sufficiente per tutti” (Vauro)

Giovanni Impastato autore di “Oltre I cento Passi”

La Mafia è ancora più vicina di quanto sembra. Questo afferma Giovanni Impastato, fratello di Peppino Impastato, ucciso dalla Mafia nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978.  “A Cinisi bastava attraversare la strada, anzi nel caso della nostra famiglia “bastava rimanere in casa perché la nostra era una famiglia di mafiosi” – scrive  Giovanni Impastato. “Non ci sono davvero cento passi per andare da casa di Peppino a quella del boss: si tratta solo di attraversare la strada” (”Oltre i Cento Passi” con illustrazioni di Vauro – Edizioni Piemme Milano). Peppino si è ribellato a tutto ciò ed è stato ucciso, come racconta anche Marco Tullio Giordana nel noto film “I Cento Passi” che tanto impatto ha avuto sul grande pubblico. Ma Cinisi è un paese della Sicilia, coppola e lupara, padrini e baciamano, attentati ed omertà. A Varese, in Lombardia, queste cose non esistono. “Pensate che la Mafia sia nel Sud dell’Italia, vi sbagliate – continua Giovanni Impastato – la Mafia si è trasferita al Nord”. Una “Nuova Mafia” quella che si è trasformata dal picciotto ai colletti bianchi, è entrata nelle istituzioni, governa l’economia, influenza le scelte politiche. Imprenditori pubblici amministratori, funzionari di banca, commercialisti, avvocati, dirigenti, forze dell’ordine e magistratura corrotta e giù giù, nei meandri delle tranquille e rispettabili cittadine del Nord d’Italia, una rete che si estende anche sul nostro territorio del varesotto, dove circola denaro, dove è più facile e redditizio investire, ripulire i soldi provenienti dal malaffare, depistare, una rete di insospettabili o meglio di sospettabili spesso ampiamente protetti: una “Mafia Borghese”.  Da una vignetta di Vauro: “Ok la Mafia esiste, resta solo qualche dubbio sull’esistenza dello Stato  – e continua nella pagina accanto – “Dicono che lo Stato è sempre in ritardo” – “Balle ai funerali è puntualissimo”. A Cinisi, a pochi chilometri da Palermo, lo Stato non è “Stato” puntualissimo, ventidue anni. Il capo della cupola mafiosa era Cesare Manzella, zio dei fratelli Impastato, ucciso in un attentato nel 1963, nella sua tenuta era spesso ospite il potente boss Luciano Liggio. Di Cinisi era anche Tano Badalamenti, il mandante dell’omicidio di Peppino che, con il suo giornale ciclostilato “L’ Idea Socialista” la sua radio indipendente, “Radio AUT”, denunciava  il sistema politico-mafioso imperante sul territorio. Peppino andava oltre, ridicolizzando e prendendo in giro i boss mafiosi, andava contro uno dei principi sacrosanti mafiosi: il rispetto verso i capi.  Uno così non poteva restare in giro, doveva morire, ma non solo, era necessario distruggere l’uomo e la sua immagine. Ucciso in un casolare, il suo cadavere adagiato sui binari della ferrovia, una carica di tritolo sotto, fatto saltare in aria  per inscenare un attentato. Erano i tempi delle Brigate Rosse, di Aldo Moro, per inciso ucciso anche lui il 9 maggio 1978, lo Stato ci ha creduto. Pochi giorni dopo gli elettori di Cinisi votano, comunque, Peppino Impastato che viene eletto simbolicamente al Consiglio Comunale. Ed è questa l’eredità di Peppino, tesi ampiamente portata avanti dal fratello, non bisogna subire passivamente, bisogna ribellarsi. Una ribellione civile, una protesta continua, una disubbidienza civile che costringa a fare chiarezza, come fecero la mamma di Peppino, Felicia Bartolotta e i suoi amici. Solo così la vicenda umana di Peppino va oltre lo stereotipo del “solito ammazzato per Mafia” del depistaggio, del falso attentato terroristico. Per non dimenticare poi che chi voleva indagare veniva ucciso o tolto di mezzo e chi depistava faceva carriera. Dovranno passare ben ventidue anni dalla morte del figlio perché Felicia Bartolotta, madre di Peppino Impastato, riceva a casa la visita della Commissione Parlamentare Antimafia con la “verità” sulla morte del figlio. Cento passi dividono dai mafiosi a Cinisi, molti meno nel Nord Italia dove chi aiuta i mafiosi, chi li affianca, anche senza necessariamente far parte della Famiglia, è semplicemente seduto a tavola con noi, giacca, cravatta e colletto bianco. Quella di oggi è una Mafia che “ha studiato” che agisce silenziosamente, fatta di relazioni sociali tra insospettabili, che si muove tra politica, istituzioni ed economia, all’interno del sistema, anzi fatta sistema. “Basta con le vecchie divisioni tra destra e sinistra, c’è mafia sufficiente per tutti” (Vauro). Giovanni Impastato era in questi giorni in Provincia di Varese per incontrare gli alunni di alcune scuole del territorio, grazie all’ iniziativa promossa dall’Ufficio Scolastico Provinciale con il sostegno del Rotary Club Laveno Luino Alto Verbano e del suo presidente Giuseppe Taldone.  

Gianni Armiraglio

Giovanni Impastato, nato a Cinisi nel 1953, scrittore, giornalista, ha raccolto l’eredità di Peppino, portando avanti la lotta intrapresa dal fratello. E’ tra i fondatori di “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato” impegnata nella sensibilizzazione e nel contrasto alla criminalità organizzata.

Vauro, nato a Pistoia nel 1955, giornalista, scrittore, disegnatore satirico, conosciuto per i suoi reportage in zona di guerra e per i suoi libri satirici.

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