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Pubblicato il: 15 Marzo 2019 alle 15:07

Lucio Morgano “ Storia scomoda di un poliziotto vero: atto finale”

Grande partecipazione di pubblico alla presentazione del libro
di Lucio Morgano  “ Storia scomoda di un poliziotto vero: atto
finale” , lunedí presso la biblioteca Hennaion di Enna.

Tanta gente spinta dalla curiosità di conoscere ed entrare in
contatto con l’autore di un libro che racconta una storia costellata di vicende
che hanno dell’incredibile se non fossero sorrette da documenti, atti ufficiali
e testimonianze, tra le quali anche quelle di un alto dirigente della Polizia
di Stato e prossimo questore di Torino che ne ha curato la prefazione.
“In tanti anni, – racconta Morgano con parole crude e dirette che lasciano
trapelare quanto ancora brucino le ferite inferte dalle ingiustizie subite – oltre
a difendermi da attacchi ignominiosi tesi a demolire la mia dignità, i miei
principi ed una onorata carriera ricca di indagini importanti portate a
compimento con successo, conflitti a fuoco con malavitosi e numerosi arresti di
pericolosi latitanti, azioni portate alla ribalta dalla cronaca nazionale, ho
avuto difficoltà a far credere che sono stato vittima di attacchi interni, oggetto
di oltre 52 capi di accusa montati ad arte, di decine di indagini a mio carico e
numerosi provvedimenti disciplinari costruiti ad hoc su vicende infondate
“.
Così continua l’autore con un certo compiacimento: “La prefazione di De
Matteis, di fatto ha sdoganato la verità sulle mie vicende e, al di là del
crollo di tutta l’impalcatura accusatoria, che non ha prodotto neppure una
citazione in giudizio, questa testimonianza di un alto dirigente della Polizia
di Stato, finalmente ha gettato luce sulla veridicità di quello che ho scritto
e soprattutto di quello che ho subito per non aver abbassato la testa, per non
aver rinunciato ai miei valori e ai miei principi e per aver voluto combattere
quella parte marcia di una istituzione che ha bisogno di massima trasparenza e
coerenza di chi vi opera e soprattutto di chi la dirige”.
Ecco questo è Morgano, un uomo del sud, un siciliano testardo, un ennese di
sani principi, un cittadino di Calascibetta legato a quei valori tipici della
nostra cultura che ha affrontato la sua vita di poliziotto come una missione,
all’insegna della coerenza con quei principi che danno sicurezza ai cittadini che
possono sentirsi tutelati e difesi senza infingimenti.
Morgano è stato un brillante ispettore, il cofondatore e segretario generale di
un nuovo sindacato di polizia, uno che per difendere i diritti e migliorare le
condizioni dei suoi colleghi ha fatto azioni eclatanti e inusuali nel modo
della Polizia, si è incatenato davanti al Ministero, ha occupato gli uffici del
Capo della Polizia, ha manifestato contro l’arroganza e l’ingerenza della
politica, ha rilasciato dichiarazioni che hanno fatto scalpore, ha fatto gesti
di grande umanità e sensibilità, installando, quando nessuno lo aveva ancora
fatto, una targa commemorativa del giudice Calabresi nella caserma di Polizia
dove prestava servizio, senza attendere il permesso di nessuno, uno che tirava
dritto e non guardava in faccia nessuno quando si parlava di difesa dei diritti,
di onestà e di verità.
Ecco solo così si può comprendere, anche se parzialmente,  come tutto quello che narra nel suo libro
possa essere accaduto.
Il pathos, il coinvolgimento e l’empatia che ha saputo trasmettere nella
presentazione del libro, sono stati impreziositi dagli interventi di Pierelisa
Rizzo che ha condotto la serata, di Ilenia Petracalvina, giornalista Rai e di
Paolo Garofalo esperto in comunicazione e scrittore.
Un incontro che ha trasmesso emozioni forti a tutti i presenti, la narrazione
di una storia che, al di là dell’amarezza per quanto subito dall’autore e per
un epilogo sconcertante che si può leggere nel libro, di fondo ha un messaggio
di speranza, che deriva da un esperienza concreta che dimostra come, seppur in
presenza di ostacoli difficili e devastanti, che toccano la propria dignità e
la propria integrità morale, è possibile rimanere in piedi e a testa alta,
potersi ancora guardare allo specchio e soprattutto poter incrociare con
orgoglio lo sguardo dei propri figli … anche se il prezzo da pagare è troppo
alto.

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