Varese Press giornale online

gli altri siamo noi

Ncc, Comitato Air “In tanti in piazza per difendere il nostro diritto al lavoro”

Pavoletti: “Ora Parlamento e Governo devono ascoltarci”

Roma, 13 marzo 2019 – Una protesta larga, partecipata, diffusa e civile per rivendicare, come spiega la portavoce nazionale Claudia Pavoletti, il “diritto costituzionale al lavoro” che oggi ha portato in varie piazze italiane centinaia di Ncc chiamati a raccolta dal Comitato Air (Autonoleggiatori Italiani Riuniti) in collaborazione con l’associazione FAI Trasporto Persone per protestare contro una normativa nazionale che “di fatto sta soffocando le aziende di noleggio con conducente”.

Siamo soddisfatti del risultato della nostra mobilitazione – aggiunge Francesco Artusa, fondatore di FAI Trasporto persone – perché abbiamo avuto un grande riscontro. Oggi abbiamo visto un movimento unito e compatto e soprattutto convinto che siamo tutti quanti, al di là delle varie sigle associative, sulle stessa barca che qualcuno vuole deliberatamente affondare”.

Le manifestazioni delle imprese di trasporto pubblico non di linea con conducente si sono svolte nelle principali città italiane da Milano a Roma, da Napoli a Firenze e a Torino prima davanti alle sedi delle Regioni, per richiedere il loro sostegno nei confronti del Governo che nega qualunque apertura e poi agli uffici delle Poste. Dove gli Ncc si sono messi in fila per presentare simbolicamente domanda di Reddito di Cittadinanza.

“Una provocazione – spiega ancora Pavoletti – per far comprendere che un Paese che obbliga le imprese a chiudere e punta sull’assistenzialismo non ha un grande futuro davanti a se’. Noi siamo favorevoli a strumenti che aiutino i più poveri, ma riteniamo che sia masochistico costringere migliaia di aziende a chiudere e costringere tanti imprenditori e lavoratori a chiedere la carità statale per poter vivere”.

Tanta la partecipazione e tanta la voglia di far sentire la propria voce nelle varie città. “Noi non chiediamo trattamenti di favore – dice Pavoletti – chiediamo solo il rispetto dei diritti delle aziende che rappresentiamo e che chiedono di poter lavorare senza lacci illegali come quello dell’obbligo di rientrare in rimessa dopo aver svolto un servizio, una norma criticabile sotto il profilo europeo e della concorrenza, o come quello di registrare i dati sensibili dei clienti e dei tragitti in palese violazione della normativa sulla privacy”.

Non ci piace scendere in piazza a protestare, preferiamo stare in strada a lavorare, ma crediamo che sia venuto il tempo di essere ascoltati e compresi per questo siamo costretti a alzare la nostra voce”. Conclude Artusa.

Please follow and like us:

Lascia un commento