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Pubblicato il: 22 Febbraio 2019 alle 7:38

Parabiago, photored l’Amministrazione contro i Cinquestelle

Tutta la vicenda coi documenti in forma integrale per permettere ai cittadini di farsi un’idea della vicenda:

Ringrazio il Presidente per avermi dato
l’opportunità di intervenire su una materia di rilevante interesse per la
comunità locale che ha tenuto banco per un intero anno in questa assise.

Nella conferenza stampa del 4 maggio 2018
dichiaravo di rispettare la sentenza n. 110/2017   del giudice di pace di primo grado che
accoglieva il ricorso di un motociclista, e le successive, ma di non
condividerle affatto nei loro  contenuti in
quanto spiegavo analiticamente le motivazioni a sostegno della legittimità
dell’installazione dell’impianto del 
photored e delle relative infrazioni commesse da diversi utenti
all’incrocio semaforizzato di Via Sempione angolo via Mameli angolo via Manara.

In sintesi il giudice di pace riteneva di
accogliere i ricorsi sostanzialmente, indistintamente senza distinguere caso
per caso, fattispecie per fattispecie, sulla base di tre motivi:

  1. assenza di una
    valida delibera autorizzativa dell’impianto,  
  2. assenza di uno
    studio sulla pericolosità dell’incrocio
  3. malfunzionamento
    delle spire.

Premesso che l’Amministrazione comunale ha
sempre agito con responsabilità e coscienza dando priorità alla SICUREZZA
STRADALE e investendo significativamente in impianti tecnologici innovativi con
l’obiettivo di EDUCARE tutti al rispetto del codice stradale, soprattutto in
punti pericolosi come l’attraversamento di Corso Sempione.

È del tutto evidente, inoltre, che in questi
quattro anni la mission dell’Amministrazione comunale in tema di sicurezza, si
è concentrata sul controllo e sul rispetto delle regole: tutti gli interventi
fatti fino ad oggi dimostrano la loro efficacia. Un’attenzione che tiene conto
tanto dei pedoni, quanto degli automobilisti, dei motociclisti e dei ciclisti:
tutti potrebbero essere vittime di ‘incoscienti’ che passano con il segnale
semaforico rosso, di fronte a questa infrazione non si può transigere.

Entrando nel merito del photored, infatti, il
Comune di Parabiago ha sempre sostenuto che le infrazioni commesse dai
ricorrenti nel proseguire diritto con luce semaforica rossa, fosse una condotta pericolosa a rischio
incidente per sé e per gli altri.
Su questo occorre essere incisivi: un
conducente, una volta che si è posto in una direttrice di marcia non può
approfittare del verde della freccia direzionale, per operare una manovra diversa
da quella consentita (ovvero: se mi metto sulla corsia di svolta a sinistra,
non posso approfittare del verde per andare dritto), lo sostiene la Cassazione con sentenza n. 8412 del 2016,
come lo ha sempre sostenuto il Comune nelle sue memorie difensive
e lo ha ribadito il Tribunale di Busto
Arsizio in tutte le sentenze ad oggi emanate
.

In merito ai ricorsi in appello da parte del
Comune, ad oggi sono state emanate otto sentenze da parte del Tribunale
Ordinario di Busto Arsizio, giudice togato, di cui sette vedono dar ragione
all’Amministrazione comunale. L’unica sentenza persa dall’Ente, riguarda il
malfunzionamento della spira che, peraltro, il Comune ne aveva affidato
l’incarico a ente terzo che ne garantiva il buon funzionamento.

Di conseguenza, in perfetta coerenza con
quanto sostenuto nella conferenza stampa del 4 maggio 2018 l’Amministrazione
Comunale ha già provveduto a contestare ad Euro. PA. Service s.r.l.con nota del
31 gennaio 2019 prot. n. 3180 la realizzazione dell’impianto semaforico in
quanto ritenuto dal Tribunale Ordinario di Busto Arsizio “inaffidabile” dal
momento in cui “sono state , infatti , rilevate, difformità nella realizzazione
della spira rispetto alle specifiche tecniche indicate dal costruttore.

In sintesi: il giudice togato ha ritenuto palese per tutte e otto gli appelli
(quindi anche quella in cui il comune ha perso), la violazione dell’art. 146
comma 3 del codice della strada da parte di motociclisti ed automobilisti e ritenendo,
quindi, del tutto legittimo l’accertamento della violazione contestata!

Pertanto
coloro che sono stati sanzionati, correttamente e giustamente,
dall’Amministrazione comunale sono passati con il ROSSO ed hanno messo a
rischio la propria e l’altrui incolumità!

Paradossalmente nella sentenza dove il Comune
è rimasto soccombente, per il solo motivo per cui la spira è risultata in
quel caso non funzionante, l’Amministrazione Comunale viene pienamente riabilitata dal Tribunale di Busto Arsizio che ha
sconfessato in toto tutte le tesi sostenute dagli oppositori a questo strumento
di sicurezza stradale in questo Consiglio Comunale, dichiarando a piene lettere
che il Comune ha operato nella piena legittimità ed agito correttamente.

Nel merito delle sentenze di appello del
Tribunale  emerge a caratteri cubitali
che:

  • nessuna
    delibera autorizzativa è richiesta per legge, sicchè la sussistenza di una
    delibera autorizzativa non è presupposto legittimante l’installazione
    dell’impianto, quindi chi in quest’assise sosteneva ciò non ha fatto altro che
    affermare qualcosa non corrispondente al vero, ingenerando nell’opinione
    pubblica il convincimento che ciò fosse vero e generando un clima di sfiducia
    nei confronti della Amministrazione Comunale, ha contribuito a diffondere dei
    messaggi diseducativi verso gli utenti della strada nell’uso improprio del
    codice, incitando inoltre i sanzionati a fare ricorsi esponendoli a rischi di
    soccombenza;
  • i
    dispositivi per l’accertamento delle infrazioni semaforiche non sono soggetti
    ad un preventivo studio specifico relativo alla pericolosità e sinistrosità
    della circolazione stradale nell’intersezione interessata che in ogni caso  era
    evidenziata dal Piano urbano del traffico deliberato dal Consiglio
    comunale con provvedimento n. 68 del 28/09/2005, anche in questo caso, in questo
    consiglio, abbiamo sentito accuse volte ad una lettura distorta della normativa
    solo ed esclusivamente per illudere degli ignari cittadini, facendo passare il
    messaggio che il loro comportamento scorretto alla guida potesse trovare una
    sorta di impunità basata su falsi errori della pubblica amministrazione;

Pertanto, il Comune è risultato moralmente vittorioso
in tutti gli appelli, anche in quello che abbiamo perso, dal momento in cui è
stato attesta la violazione del codice della strada, non per meri motivi tecnico processuali come sostenuto dal
Movimento Cinque Stelle che tenta di sminuire la portata delle sentenze e la
vittoria del Comune perseguendo in maniera pervicace nella logica accusatoria
nonché falsificatrice della realtà, ma perché l’agire dell’Amministrazione è
stato corretto, responsabile ed opportuno, visti i numeri delle infrazioni
semaforiche.

Rimandiamo al mittente anche la polemica
fomentata in questa assise in merito all’intenzione del comune, nonché ribadita
dal giudice di pace, di voler fare a tutti i costi cassa in beffa al vero
motivo che ha spinto l’Amministrazione comunale ad installare il RIS che è
quello di far rispettare il codice della strada e garantire la sicurezza dei
cittadini.

In coerenza a quanto già dissi in data 4
marzo 2018, in conferenza stampa, se volevamo fare cassa avremmo elevato 15.849
contravvenzioni, soltanto nel periodo dal 7 aprile al 10 ottobre 2017, invece,
il servizio di polizia ha visionato ogni singolo scatto e le multe accertate
sono state solo 3.976, ed un ringraziamento va ai nostri Agenti.

Ai nostri agenti di polizia locale, che
quotidianamente sono per strada ed in mezzo alla gente, va il mio personale
sostegno e vicinanza perché a seguito degli ingiusti messaggi fatti passare, da
parte di qualcuno seduto in quest’assise, sono stati più volti screditati e
sbeffeggiati da coloro, che nonostante siano passati con il rosso  accusavano gli operatori stessi di comporti
scorretti, nonostante stessero svolgendo correttamente e lealmente nel pieno
rispetto della legge dello stato il loro lavoro.

Tutto questo per che cosa? Per legittimare un
comportamento consuetudinario che non trova alcun riscontro nel codice della
strade e portarsi dalla propria del mero consenso elettorale.

Alla luce di quanto sopra
emerge in maniera chiara che il Comune ha operato nella piena legittimità e
agito correttamente. Per un anno intero 
l’Amministrazione Comunale ha dovuto sopportare in silenzio le notizie
giornalistiche fomentate ed alimentate a più riprese  dal Movimento Cinque Stelle che ha avuto come
unico e solo obiettivo quello di screditare l’Amministrazione Comunale nel suo
complesso  giustificando il comportamento
scorretto di diversi motociclisti ed automobilisti che sono transitati a forte
velocità con il semaforo rosso mettendo in pericolo la propria vita  e quella degli altri.

Ciascuno di noi, per il
ruolo istituzionale che ricopre, ritengo abbia l’obbligo morale di dare
messaggi positivi e corretti che possano educare il cittadino al rispetto delle
regole della circolazione stradale, invece qualcuno si è reso responsabile di
diffondere un convincimento diffuso, ossia, quello di poter utilizzare la
corsia di sinistra per sorpassare e passare nonostante la lanterna rossa del
semaforo.

Mi spiace aver dovuto
assistere ad una lapidazione mediatica contro un’Amministrazione, che ritengo
essere tra le meglio amministrate del nostro territorio grazie alla presenza di
persone che lavorano con coscienza e rettitudine nel pieno rispetto delle normative
dello stato, solo per il gusto di voler legittimare un comportamento scorretto
e per una mera questione politica.

Non avrei mai creduto di
poter assistere ad uso strumentale di presunti “cavilli burocratici” da parte
di forze politiche “giustizialiste” che con il loro agire hanno fatto prevalere
la campagna elettorale a discapito dell’incolumità delle persone.

Non posso altresì
giustificare una strumentalizzazione politica di una vicenda come questa, che
interessa una importante lobby che aveva come mero obiettivo quello di
consentire, a tutela dei suoi rappresentati, un uso distorto del codice della
strada.

La nostra Amministrazione
non c’è stata a questa logica che aveva come obiettivo quello di far prevalere
consuetudini che non trovano riscontro giuridico con attacchi incresciosi sulla
stampa ed in aula consiliare, per questo ringrazio la mia maggioranza per aver
sostenuto l’Amministrazione che con la diligenza del buon padre di famiglia sta
governando la nostra Città.

Sono orgoglioso delle
persone che lavorano per il nostro Ente che pur di far prevalere la ragione e
la verità hanno saputo soffrire in questi momenti difficili ma a testa alta
siamo riusciti a far prevalere la ragione e la verità.

In fine, e non da ultimo, un
ringraziamento va al nostro legale che ha saputo cogliere gli aspetti
sostanziali del contendere e un merito va riconosciuto al Giudice togato che
con abnegazione ha letto sentenza per sentenza entrando nel merito di ogni
singola situazione e fattispecie .

Visto quanto emerso dalle
sentenze colgo l’occasione per informarVi che l’impianto di rilevazione delle
infrazioni semaforiche verrà a breve riattivato.

Per evitare quanto accaduto
in passato abbiamo provveduto a far disabilitare le spire, posizionate non
correttamente dalla Società Euro.PA, e di introdurre un quarto tempo in modo
tale che entrambe corsie abbiano la lampada verde o rossa contemporaneamente.

Grazie Presidente

PhotoRED
: NOTA TECNICA ESPLICATIVA

Nella conferenza stampa del 4 maggio 2018
dichiaravo di rispettare la sentenza n. 110/2017 del giudice di pace di primo
grado che accoglieva il ricorso di un motociclista e le successive ma di non
condividerle affatto nei loro  contenuti in
quanto spiegavo analiticamente le motivazioni a sostegno della legittimità
dell’installazione dell’impianto del 
photored e delle relative infrazioni commesse da diversi utenti
all’incrocio semaforizzato di Via Sempione angolo via Mameli angolo via Manara.

In sintesi il giudice di pace riteneva di
accogliere i ricorsi sostanzialmente sulla base di tre  motivi:

assenza di una valida  delibera autorizzativa dell’impianto,  

assenza di uno studio sulla pericolosità
dell’incrocio

malfunzionamento delle spire.

Il giudice di pace riteneva di estendere le
motivazioni riportate nella  prima sentenza
n. 110/2017 a tutte le successive sentenze senza distinguere  caso per caso , fattispecie per fattispecie,
tra:

  • coloro che si erano incanalati nella corsia
    di transito a sinistra e approfittando del rosso di destra proseguivano furbescamente
    diritto senza tenere in alcun conto e in spregio  della
    sentenza di cassazione n. 8412 del 2016
    – sezione II civile (la quale
    prevede espressamente che il non rispettare il semaforo rosso  imposto 
    da una freccia direzionale, proseguendo in direzione consentita con
    freccia verde equivale, alla violazione dell’articolo 146 comma 3 del codice
    della strada;  in breve la freccia
    direzionale del semaforo verde consente il transito solo a chi si è preventivamente
    incolonnato nella corsia giusta)
  • tra quelli (la stragrande maggioranza dei
    conducenti) che sono transitati e sfrecciati 
    anche a velocità sostenute calcolate tra gli ottanta e i 120 orari
    violando  palesemente il rosso  e mettendo in pericolo la vita delle persone
  • tra coloro che partivano dalla spira;  quindi solo quest’ultimi  potevano essere stati vittime del
    malfunzionamento delle spire. In sostanza erano 29 le sanzioni comminate ai
    guidatori partiti dalla spira. Proprio per questo motivo proposi al giudice di
    pace di annullare quelle 29 contravvenzioni ma nulla da fare.

Il Comune di Parabiago nelle memorie
difensive ha invece sempre sostenuto che le infrazioni commesse dai ricorrenti,
nel proseguire diritto  con luce
semaforica rossa , fosse una condotta pericolosa e che la
Cassazione  nella sentenza succitata
precisava che non rilevano le intenzioni del conducente, il quale una volta che
si è posto in una direttrice di marcia non può approfittare del verde della
freccia direzionale, per operare una manovra non consentita dalla propria
direzione. 

Ad oggi sono state emanate otto sentenze da
parte del Tribunale Ordinario di Busto Arsizio, giudice togato, di cui sette
hanno visto vincitore il Comune e l’unica che ha visto soccombente l’Ente in
sostanza finisce per accogliere tutte le censure sollevate dall’Amministrazione
Comunale  nei confronti della sentenza
del giudice di pace ad eccezione del malfunzionamento delle spire.

Il Comune è risultato vittorioso in sette
appelli non per meri motivi tecnico processuali come sostenuto dal Movimento
Cinque Stelle che tenta di sminuire la portata delle sentenze e la vittoria del
Comune in appello ma perché il giudice
togato ha ritenuto palese per tutti e otto gli appelli – anche quella in cui il
comune è rimasto soccombente – la violazione dell’art. 146 comma 3 del codice della
strade da parte di motociclisti ed automobilisti ritenendo del tutto
legittimo l’accertamento della violazione contestata e l’irrogazione della
sanzione proprio alla luce della sentenza di cassazione n. 8412 del 2016

sezione II civile.

Prendiamo la sentenza n.
1949/2018, l’unica dove l’amministrazione comunale è rimasta soccombente in
appello, con la quale  il Tribunale di
Busto Arsizio,  ha accertato la correttezza della condotta comunale.

Come avrete modo di leggere,
nella sentenza si dà atto che “il profilo di impugnazione concernente la
regolarità amministrativa della messa in opera del dispositivo automatico di
rilevazione delle infrazioni, deve ritenersi irrilevante in quanto l’utilizzo,
da parte dell’Amministrazione competente, di tali dispositivi per
l’accertamento delle infrazioni semaforiche non è soggetto ad alcuna
preventiva autorizzazione né ad un preventivo studio specifico relativo alla
pericolosità e sinistrosità della circolazione stradale nell’intersezione
interessata”.

Inoltre il Giudice togato ha
ritenuto privo di ogni “valenza normativa, anche solo di grado
subordinato, il parere dell’Avvocatura dello stato invocato dall’appellato e
richiamato dal medesimo giudice di pace nelle sentenze, nel quale, peraltro, si
dà atto dell’assenza di disposizioni di legge che prevedano specifici regimi
autorizzativi per l’installazione di dispositivi di rilevazione automatica di
infrazioni semaforiche
” ;

In
sostanza per il Tribunale di Busto Arsizio nessuna delibera autorizzativa è
richiesta ex legge, sicchè la sussistenza di una delibera autorizzativa non è
presupposto legittimante l’installazione dell’impianto. 

Inoltre
il Giudice togato di Busto Arsizio ha dichiarato espressamente che tali
dispositivi per l’accertamento delle infrazioni semaforiche non solo non sono
soggette a preventive delibere autorizzative, che pur nel caso di specie vi
erano: ben due delibere di giunta una a monte dell’installazione dell’impianto
ed una a valle,  ma neanche sono soggette
ad un preventivo studio specifico relativo alla pericolosità e sinistrosità
della circolazione stradale nell’intersezione interessata che in ogni caso  era
evidenziata dal Piano urbano del traffico deliberato dal Consiglio
comunale con provvedimento n. 68 del 28/09/2005.

Quindi
emerge inequivocabilmente dalla sentenza n.
 1949/2018 del Tribunale di Busto Arsizio come
nessuna previa delibera autorizzativa dell’impianto in realtà fosse necessaria,
non essendo previsto da nessuna disposizione normativa che l’installazione di un
impianto photo-red debba essere previamente autorizzata.

L’errore
in cui è incorso il giudice di pace di Legnano nel ritenere che la delibera
autorizzativa fosse un presupposto per la legittima installazione dell’impianto
non potrebbe quindi essere piu’ evidente così come quello della necessità di
un preventivo studio specifico relativo alla
pericolosità e sinistrosità della circolazione stradale nell’intersezione
interessata.

Ma non solo: il
Tribunale ordinario di Busto Arsizio ha anche sostenuto che “ la presenza di due attestazioni recanti
date diverse ma di identico contenuto non può ritenersi certo sufficiente ad
escludere la veridicità dell’attestazione stessa. Anche qualora fossero state
formate in due date diverse, i due documenti attestano entrambi il corretto
funzionamento del dispositivo di rilevazione e tanto basta a superare il rilievo
della mancata funzionalità del dispositivo”.

Il Tribunale ha tuttavia
ritenuto di aderire alle valutazioni effettuate dal CTU in primo grado in punto
di malfunzionamento delle spire di rilevamento (difformi rispetto alle
specifiche tecniche indicate dal costruttore), così riconoscendo la carenza
dell’elemento soggettivo dell’illecito –la
cui commissione è stata accertata anche dal Tribunale- in capo al ricorrente ,

attesa l’inesigibilità, da parte dello stesso, di una diversa condotta “consistente
nell’attesa indefinita dell’accensione del segnale semaforico verde, non
funzionante correttamente
”.

Pertanto, in perfetta
coerenza con quanto sostenuto nella conferenza stampa del 4 maggio 2018
l’Amministrazione Comunale ha provveduto a contestare ad Euro. PA. Service
s.r.l. con nota del 31 gennaio 2019 prot. n. 3180 e spedita per pec la
realizzazione dell’impianto semaforico in quanto ritenuto dal Tribunale
Ordinario di Busto Arsizio “inaffidabile” dal momento in cui “sono state ,
infatti , rilevate, difformità nella realizzazione della spira rispetto alle
specifiche tecniche indicate dal costruttore.

Alla luce di quanto sopra
emerge in maniera chiara che il Comune ha operato nella piena legittimità e
agito correttamente.

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