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gli altri siamo noi

Pubblicato il: 10 Febbraio 2019 alle 21:48

La #lenzuolata della domenica di Nino Caianiello. Figli di #Annibale in Europa.

riceviamo e pubblichiamo

Agli inizi di questa domenica uggiosa si è concluso il sessantanovesimo Festival della Canzone Italiana a Sanremo, vinto dal giovane Mahmood, al secolo Alessandro Mahmoud nato a Milano nel 1992. Il mio pensiero corre, sempre in tema canzonettisco, al brano di qualche anno fa degli Almamegretta e del loro frontman Raiz, “Figli di Annibale”, a confermare che almeno l’Italia di Sanremo non è isolazionista e nemmeno respingente. La nostra cultura italiana è da sempre, da un lato, il frutto della mescolanza con gli altri popoli, dall’altro, fin dai tempi dell’antica Roma, con lo sguardo rivolto al mondo e l’orizzonte all’universale. L’Italia, politicamente, è una “costruzione” recente, che ha poco più di 150 anni, e che si innesta su una storia che è fatta di dominazioni straniere, di influssi esterni, di culture che si incrociano e che si contaminano: dalla Magna Grecia agli arabi, da Attila a Napoleone, dall’impero austro-ungarico ai Borbone. La forza e la specialità dell’Italia è proprio questa, e non è un caso che questa cultura abbia avuto una fortissima capacità di “esportazione”, sia in termini di emigrazione (non dimentichiamoci che il presidente del Brasile, quello dell’Argentina, nonché il segretario di Stato USA e il Sindaco di New York sono figli di italiani emigrati oltreoceano), storicamente, sia in termini più prettamente economici, ancora oggi, con il Made in Italy che è uno dei brand più solidi e di successo in tutto il mondo, un caso più unico che raro di capacità di penetrazione in tutti i mercati di un “marchio collettivo” non posseduto da un’unica multinazionale.
Perché vi faccio questa premessa? Per dimostrare che il sovranismo, che tanto va per la maggiore nello scenario politico contingente, è un fenomeno che poco ha a che vedere con la storia e la cultura del nostro Paese. Non siamo un Paese che può vivere nell’isolamento, è un fatto autoevidente: l’autarchia di mussoliniana memoria infatti fu un totale flop, perché l’Italia è un patrimonio mondiale e deve stare nel mondo, non è tale se si chiude in se stessa. Allo stesso modo, anche l’estremismo ha poco a che fare con la storia e con la cultura italiana. L’eccesso da noi è sempre temperato. Persino la dittatura del Ventennio, così come la breve stagione del colonialismo, sono stati dei fenomeni affievoliti, per quanto da esecrare, rispetto agli orrori del nazismo, del comunismo, dello stesso franchismo o delle dominazioni coloniali degli altri Paesi europei, dalla Francia alla Spagna al Portogallo.
Ecco perché il sovranismo e l’estremismo, la tendenza del momento nello scenario politico attuale, sono dei fenomeni destinati a non attecchire nel nostro contesto socio-culturale. Questa ultima considerazione evidenzia sempre più la necessità di tornare ad occupare in modo efficace quell’immenso spazio politico-sociale al centro dell’arco costituzionale che oggi si sente, ed è, privo di rappresentanza. In parte per effetto del parziale disimpegno di Silvio Berlusconi, che per anni è stato distolto dalla sua leadership per via dei problemi giudiziari culminati con la vergognosa decadenza da senatore, e in parte per effetto della cocente delusione che il popolo dei moderati ha subito da Matteo Renzi, che cinque anni fa sembrava aver offerto a quello spazio politico la risposta che cercava ma che in realtà ha gettato alle ortiche quella grande opportunità con una serie di eclatanti errori strategici. Oggi, con un governo gialloverde che è guidato dalle politiche di “pancia” delle ali estreme – quella di destra incarnata da Matteo Salvini e quella di sinistra rappresentata dai Cinque Stelle (non a caso Di Maio sostiene Maduro, uno degli ultimi dittatori comunisti del pianeta) – e con un Partito Democratico che, con l’incoronazione dell’ex Pci-Pds-Ds Nicola Zingaretti ormai alle porte, tornerà a guardare verso sinistra come già ai tempi delle segreterie di Veltroni e Bersani, questo spazio politico al centro continua ad allargarsi e a diventare sempre più decisivo. Per occuparlo non occorre inventarsi nessuna formula innovativa, basta guardare all’Europa: quello è lo spazio del Partito Popolare Europeo, che, checché ne dicano i nostri campioni del sovranismo, è e continuerà ad essere anche dopo il voto del 26 maggio la prima famiglia politica dell’Unione. In Italia quello spazio ha già una sua rappresentanza, che ha solo bisogno di rinnovarsi a livello di volti, proposte e appeal. Credo sempre più che questo sia il compito che da qui alle elezioni europee deve darsi chi crede nei valori del popolarismo europeo: quello di costruire un’offerta politica nuova ma ancorata ai valori tradizionali (fino ad oggi interpretati da Forza Italia e da Noi con l’Italia), improntata ai principi della moderazione, della sussidiarietà, della serietà, della competenza. Un europeismo che non è adesione acritica all’eurocrazia ma sfida a costruire un’Europa più vicina ai popoli, più moderna ed efficiente nelle sue istituzioni, più capace di rispondere alle esigenze di un mondo che corre veloce. È un compito che giorno dopo giorno si fa sempre più urgente ed essenziale, per ragioni molto concrete: il disorientamento della comunità internazionale di fronte al micidiale “mix” tra le scellerate scelte di politica estera del governo “madurista” del duo Di Maio-Di Battista (dal mancato riconoscimento di Guaidò presidente del Venezuela che ci pone al livello di Cina, Cuba e Turchia fino all’appoggio alla protesta più violenta dei Gilet Gialli che ha portato addirittura al richiamo dell’ambasciatore francese) e il sovranismo isolazionista di Salvini sul fronte dell’immigrazione (sconfessato apertamente persino da quei governi, come l’Austria del popolare Kurz, e finanche dall’ungherese Orban, ai quali il Ministro dell’interno leghista guarda con più attenzione) rappresenta un motivo di preoccupazione per chi, come i nostri imprenditori varesini che vivono in larga parte di esportazioni, vede il concreto rischio di una deriva di un’Italia isolata e senza alleati all’estero. Sotto questo punto di vista, le elezioni europee saranno un test decisivo e l’unico vero voto utile in Europa, per chi crede nel centrodestra, è quello dato a chi si riconosce nel PPE. Lo sa bene anche Salvini che voleva farsi accogliere nella casa popolare europea da cui ad esempio lo stesso Orban non ha nessuna intenzione di uscire.
In Provincia di Varese, è giunto il momento di rimboccarsi le maniche per costruire quel PPE nuovo che possa dare una risposta seria e credibile alla domanda inespressa nell’offerta politica attuale. Noi a Varese abbiamo la fortuna di avere un rappresentante al Parlamento Europeo come Lara Comi che sposa a pieno l’identikit del volto nuovo e competente che serve per dare slancio a questa rincorsa, così come in Regione Lombardia (con Raffaele Cattaneo e Angelo Palumbo), in Provincia di Varese (con Emanuele Antonelli, se lo vorrà, e con Marco Riganti, Simone Longhini, Marco Magrini e Mattia Premazzi) e nelle amministrazioni locali abbiamo una squadra di bravi amministratori che, in un efficace mix tra esperienza, competenza e freschezza, rispondono a queste caratteristiche. Ma siamo certi che sul nostro territorio ci siano tante risorse ed energie in grado di riunirsi e di mettersi insieme per mettere in campo una proposta politica e ideale forte e radicata, che sappia guardare oltre un orizzonte di breve periodo e di piccolo cabotaggio per prepararsi ad occupare quello spazio che naturalmente toccherà a forze moderate, popolari e riformiste. Noi di Agorà Liberi e Forti ci siamo e siamo pronti a fare la nostra parte, fin da subito. La sfida è aperta a tutti, perché la recessione economica e l’isolamento internazionale non permettono più di stare alla finestra a guardare l’Italia che va a rotoli. Serve il coraggio di ridiscendere in campo. Dalla parte giusta.
Ps – MullahAnsa: Sanremo, vince Mahmood con la canzone “Soldi”. Intervento del Ministro Salvini: chiusura del porto di Sanremo e richiama l’Ambasciatore da Sanremo.-:)) Buona domenica!youtube.com Figli di Annibale – AlmamegrettaUn testo che fa riflettere sulle nostre origini profonde, su quanto le nostre radici vadano molto più a fondo di quanto abbiamo mai…

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