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Pubblicato il: 8 Febbraio 2019 alle 22:01

Luigi Rossanigo primo sindaco di Luino

Intervista di Indelicato al primo sindaco luinese

all’indomani del 25 aprile
Indelicato: – Eccoci qua, Caro Sandro, a parlare della figura di tuo padre Luigi Rossanigo, primo sindaco di Luino dopo il 25 aprile 1945. –
Rossanigo: – … Ma prima spiegami tu una cosa. Perché non dici direttamente: dopo la Liberazione? -.
I: – Che vuoi, questo termine non mi è simpatico. Sarà perché alcuni tra quelli che hanno combattuto dalla parte del tuo papà non erano certo dei libertari … e poi sarà tutta la retorica che ci hanno costruito sopra, a questa parola. Infine ti ricordo che io sono l’intervistatore, tu l’intervistato.
R. – D’accordo, comincia pure … comunque sapevo che mi avresti risposto così. –
I: – Prima di tutto, collochiamo Luigi Rossanigo cronologicamente.-
R.: – Nato nel ’12, mancato nel ’90.-
I.: – Luino durante il Ventennio, e poi durante la guerra. Come te ne ha parlato tuo padre? –
R.: – Un posto in cui la vita scorreva normale, tranquilla. Nessuna tensione particolare. Anche durante i primi anni di guerra, prima dell’ 8 settembre, le cose tutto sommato continuano allo stesso modo. –
I.:- E dopo? –
R.: – Dopo, le cose cambiano. Luino è vicina alla frontiera con la Svizzera, e diventa un luogo di raccolta di quanti si apprestavano a varcare il confine, soprattutto ebrei. Zona strategica.–
I.: – Durante il Ventennio tuo padre era noto ai suoi concittadini come antifascista? –
R.: – Per quanto posso saperne, direi di no … Ma questa domanda, confesso, mi prende di sorpresa. Aspetta un poco … (Sandro solleva la cornetta del telefono e chiama sua madre, la signora Amalia, già campionessa di scherma nei suoi anni ruggenti, che ora vive tranquilla nella pigra Luino. Confabula un po’ con lei, poi chiude la conversazione) … come immaginavo. Pensa che fu una sorpresa anche per mia madre, quando papà dovette fuggire perché i fascisti l’avevano condannato a morte. E poi, che la sua opposizione al regime non fosse notoria lo si può dedurre anche dal fatto che esponenti del partito di Luino volevano che diventasse segretario provinciale del PNF. –
I.: – Questo non significa molto, scusa … Comunque lui accettò? –
R.: – Fu tentato di farlo, perché aveva progettato di uccidere tutti i fascisti che avrebbero presenziato alla cerimonia dell’insediamento. Ma poi l’impresa dovette sembrargli irrealizzabile e rinunciò … e naturalmente non accettò neanche la carica. –
I.: – Era iscritto al partito? –
R.:- Non poteva non esserlo, essendo segretario comunale. –
I. : – In che cosa si esplicitò la sua militanza antifascista, dopo l’8 settembre? –
R.:- Prima di tutto, nei circa 5000 documenti di identità falsi che confezionò, approfittando dei suoi compiti di ufficio, per consentire gli espatri .-
I.: – Senza nulla chiedere in cambio ai beneficiati, non c’è bisogno di dirlo . –
R.: – Non c’è bisogno.-
I.:- Poi? –
R.: – Dopo l’8 settembre si erano costituite alcune formazioni di partigiani, nel luinese, e lui ne era il responsabile organizzativo. C’era solo un partigiano che gli era superiore gerarchicamente: si chiamava Giacinto Lazzarini. –
I.: – Queste formazioni erano comuniste? –
R.: – Macché! Mio padre non avrebbe mai avuto a che fare con loro. Erano formazioni di ispirazione badogliana, monarchica, cattolica. –
I.:- Partecipò personalmente ad azioni di forza? –
R.: – Non saprei, anche perché me lo ricordo sempre assai riservato su queste cose. Non era un miles gloriosus, né era il tipo del reduce in servizio permanente effettivo. –
I.:- Negli ultimi mesi di guerra cambia lo scenario.-
R.: – Già. Il fronte di guerra si avvicina. Gli scontri fra partigiani e repubblichini si fanno più duri. –
I.: – Preferirei che li chiamassi repubblicani, ma transeat. Che succede a tuo padre? –
R.: – Aveva combinato le cose (non chiedermi come.. ) in modo che se fossero venuti ad arrestarlo, lui lo avrebbe saputo due minuti prima. Così, quando all’inizio del ’45 arriva una squadra di SS, prende pistola e bomba a mano che tiene imboscate in un cassetto, e fugge prima che lo prendano. Rimarrà clandestino fino alla Liberazione. –
I. :- Dopo il 25 aprile (ma tu chiamalo pure come vuoi …) comincia la seconda vita di tuo padre. –
R.: – Sì. Non tanto per l’esperienza di sindaco (quella fu una cosa breve, subito interrotta perché incompatibile con il suo lavoro di impiegato al Comune) ma perché, come prima aveva salvato gli ebrei, ora cominciò a salvare i fascisti. –
I. : – Immagino che si sarà inimicato qualcuno … –
R.: – Immagini bene. Fece di tutto per evitare che gappisti e altri esaltati procedessero ad esecuzioni sommarie. Ci riuscì quasi sempre, a quanto mi risulta. –
I. : Ti ricordi qualche episodio in particolare? –
R.: – Due. Quando la formazione di Lazzarini scende a Luino, viene preso prigioniero un certo Rosato, ed accusato di essere una spia dei fascisti. L’uomo chiede che domandino informazioni su di lui a Luigi Rossanigo, che però in quel momento non è in paese.-
I.: – Arrivò in tempo, il tuo papà? –
R. : – No. Il Rosato fu fucilato. –
I. : – E l’altro episodio? –
R. :- Era arrivata la richiesta, da parte delle Brigate Garibaldi dell’Ossola, di interrogare alcuni fascisti rinchiusi nelle carceri di Luino. Mio padre acconsentì, ma li fece accompagnare da una formazione di partigiani bianchi armati fino ai denti, dando ordine che li riportassero indietro vivi, qualunque cosa accadesse.-
I.: Ritornarono? –
R.: – Ritornarono. –
I. :- E ora, per concludere, fammi un ritratto di tuo padre dal punto di vista politico e umano, anche se molto di lui è già venuto fuori. –
R.:- Uomo di formazione liberale, cattolico, scopre la sua vocazione antifascista, come molti italiani, durante la guerra … perché prima, tutto preso dal suo lavoro di segretario comunale, ha nei confronti del fascismo un atteggiamento di quieta accettazione. Fa quello che ritiene giusto fare (che in linea di massima ti ho raccontato) e poi torna al lavoro e agli affetti. Nell’ombra.
I.: – Se ho capito bene il tipo, non trasse molto vantaggio, dopo la guerra, da quello che aveva fatto … –
R.: Te l’ho detto, tornò alla vita che faceva prima. –
I. : – Un vero Cincinnato. –
R. : – No, Cincinnato era un uomo di mondo, rispetto a mio padre. –
Sandro Rossanigo
Alfonso Indelicato

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