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Pubblicato il: 8 Febbraio 2019 alle 14:31

Carabinieri del Nas di Catania misure cautelari del Direttore Sanitario e di tre sanitari della casa di cura DI STEFANO VELONA s.r.l

All’esito di una lunga e complessa attività
investigativa diretta da questa Procura della Repubblica, nella mattinata del
31 gennaio 2019 i Carabinieri del Nas di Catania hanno dato esecuzione ad
un’ordinanza del GIP con la quale venivano emesse misure cautelari reali e
personali a carico degli Amministratori, del Direttore Sanitario e di tre sanitari
della casa di cura DI STEFANO VELONA s.r.l. (clinica accreditata al sistema del
S.S.N.) nonché nei confronti della società stessa.

La vicenda trae origine dalla denuncia di un
paziente che, recatosi presso la clinica per tre volte a causa del
ripresentarsi di una formazione anomala nella sede dei tessuti molli nella
cavità mediana dell’inguine sinistro, veniva dimesso con una diagnosi  (“lipoma”) effettuata dal sanitario “a
vista”, senza cioè l’effettuazione dei necessari esami strumentali e
diagnostici. Inoltre, all’interno della cartella clinica, veniva falsamente
attestato il rifiuto del paziente all’esame istologico.

A distanza di mesi, il paziente, recatosi presso
altra struttura pubblica, scopriva che la massa superficialmente ed
erroneamente definita “lipoma” era, in realtà, una grave formazione tumorale
compatibile con una recidiva di mixofibrosarcoma di grado intermedio.

Il ritardo nella diagnosi della patologia,
derivante dell’omissione, da parte dei sanitari della clinica, dell’effettuazione
dell’esame istologico, ha cagionato nel paziente, oltre ad una compromissione
della funzione deambulatoria (causata dai plurimi interventi chirurgici, via
via sempre più demolitivi) anche una crescita incontrollata della neoplasia,
con l’insorgenza di metastasi diffuse in una pluralità di regioni anatomiche
del corpo e aumento del rischio di recidiva.

Gli approfondimenti investigativi (consistiti in
intercettazioni telefoniche, consulenze tecniche di carattere medico,
grafologico e contabile nonché in altri approfondimenti di carattere tecnico),
facevano emergere come il comportamento tenuto dai sanitari, lungi dal potersi
considerare isolato, fosse il frutto di una prassi instaurata da tempo dai Dirigenti
amministrativi e sanitari della clinica DI STEFANO VELONA per massimizzare i ricavi
a discapito della tutela del diritto alla salute dei pazienti.

In sintesi, su disposizione dei Dirigenti della
Clinica e con l’avallo dei sanitari, per alcune prestazioni sanitarie (Day Service) per le quali veniva
previsto un rimborso da parte del Servizio Sanitario Nazionale, veniva omessa
l’effettuazione degli esami strumentali e diagnostici in modo tale da
incamerare l’intero rimborso pubblico riducendo al minimo le spese per la
clinica. La diagnosi in ordine alla natura delle masse di volta in volta
asportate ai pazienti veniva lasciata all’intuito del medico che, in base alla
propria esperienza, decideva quando era necessario effettuare approfondimenti
ovvero quando poteva evitarsi l’effettuazione dell’esame istologico (verifica,
per contro, sempre necessaria).

Laddove il medico, nel corso di tale arbitraria scelta, avesse
optato per lo svolgimento degli approfondimenti diagnostici, sempre su
disposizione dei vertici della Clinica e sempre al fine di massimizzare i
profitti dell’ente, veniva richiesto al paziente (ignaro della gratuità
dell’esame) il pagamento di una somma di danaro pari ad 80,00 €, trasformando,
in tal modo, in una prestazione privata quello che doveva essere un esame
gratuito (perché, appunto, oggetto di rimborso da parte della Regione).

Dopo un sequestro di circa 4000 cartelle cliniche, esaminate sia
sotto il profilo medico che sotto il profilo della corretta tenuta delle
stesse, venivano alla luce migliaia di false 
attestazioni rese dai sanitari in sede di dimissione del paziente,
sempre aventi ad oggetto l’effettuazione di esami mai svolti.

Una consulenza grafologica, infine, faceva emergere come il
Direttore Sanitario della Clinica, in un caso, all’atto della prestazione del
consenso informato, si fosse sostituito al paziente, falsificandone la firma.

Con il provvedimento cautelare il Gip,
condividendo pienamente l’impostazione dell’Ufficio di Procura, ha dichiarato
sussistenti i gravi indizi di colpevolezza in capo a tutti gli indagati
destinatari della richiesta di misura, ritenendo sussistente anche il delitto
di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe ai danni
dello Stato, abusi d’ufficio e falsi in atto pubblico. Con riferimento alla DI
STEFANO VELONA s.r.l., inoltre, è stata riconosciuta la responsabilità amministrativa
dell’ente

Per gli Amministratori della clinica è stata
disposta la misura interdittiva del divieto di esercitare Uffici direttivi di
persone giuridiche ed imprese per la durata di 12 mesi; per il Direttore Sanitario
e per i tre sanitari è stata disposta la misura interdittiva della sospensione
dall’esercizio del pubblico servizio di medico.

È stata, inoltre, disposta la misura cautelare
reale del sequestro preventivo (anche per equivalente) del denaro, dei beni e
delle disponibilità finanziarie e delle altre utilità riconducibili agli
indagati ed all’ente stesso.

Infine, nei confronti della casa di cura DI STEFANO VELONA s.r.l., è stata disposta la sospensione per la durata di anni 1 dell’autorizzazione regionale all’attività ambulatoriale e dell’accreditamento istituzionale presso il Servizio Sanitario Nazionale.

Procuratore della Repubblica Carmelo Zuccaro

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