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Pubblicato il: 5 Febbraio 2019 alle 7:58

Reddito di cittadinanza, illusione e ulteriori problemi

di Giuseppe Criseo

«Siamo appena sufficienti per garantire la gestione corrente e i servizi attuali. Sarà il caos» , dichiarazione di un addetto di un centro per l’impiego romano.

Un aiuto alle famiglie indigenti è certamente una misura di civiltà ma la realtà per come è stata presentata, è un’altra cosa.

E’ attivo il sito presentato in maniera trionfale e propagandistica da Di Maio che ci teneva a portare a casa uno dei punti qualificanti del suo programma ma ci sono diversi aspetti e questioni aperte.

La carta è stata presentata da Di Maio che, nella sala dell’Auditorium dell’Enel davanti al premier Giuseppe Conte con la proiezione del sito a dimostrazione che si parte ( non subito).

Il nome stesso non è il massimo: aiuto alle famiglie forse sarebbe stato meglio; una misura di supporto non può essere chiamata “reddito” perchè la cifra massima di 780 euro è alta rispetto a taluni stipendi reali ma è bassa rispetto a un reddito vero e proprio.

Chi si occuperà di certificati di disoccupazione, iscrizioni e mantenimento della banca dati ? Le risorse non ci sono per ora, arriveranno in corso d’opera con file chilometriche come di solito avviene nei pubblici uffici con stress per gli addetti come per i richiedenti? Ci saranno in tempo le info e il materiale per i patronati?

Il sito https://www.redditodicittadinanza.gov.it/ è partito

Vediamo la descrizione ( ambigua) :
“Se sei momentaneamente in difficoltà, il Reddito di cittadinanza ti aiuta a formarti e a trovare lavoro permettendoti così di integrare il reddito della tua famiglia.” ; se è un reddito dovrebbe bastare a vivere, se non lo è si tratta di integrazione e allora non chiamiamolo reddito!

“Il Reddito di cittadinanza ha inoltre l’obiettivo di migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, aumentare l’occupazione e contrastare la povertà e le disuguaglianze. “; migliorare l’incontro? Migliorare vuol dire non mettere in contatto domanda e offerta ma fare il possibile, con quali dati?

E’ propaganda pura illudere che ci sia lavoro per tutti senza avere una banca dati certa e perlomeno regionale con tutti i posti di lavoro disponibili e le caratteristiche di quanti legittimamente aspirano ad occuparli?

Un effetto positivo sicuro sarà il business dei corsi:gli unici a trovare un impiego saranno i formatori che terranno i corsi.

I richiedenti saranno chi?
i beneficiari sono protagonisti sottoscrivendo un Patto per il lavoro o un Patto per l’inclusione sociale.

Pensione di cittadinanza di cui non si parla

Cos’è la Pensione di cittadinanza?

Per chi ha compiuto 67 anni

Il beneficio assume la denominazione di Pensione di cittadinanza se il nucleo familiare è composto esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a 67 anni.

Entriamo nei dettagli per avere il reddito di cittadinanza, requisiti:

“l’immediata disponibilità al lavoro, l’adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale che può prevedere attività di servizio alla comunità, per la riqualificazione professionale o il completamento degli studi nonché altri impegni finalizzati all’inserimento nel mercato del lavoro e all’inclusione sociale. Al rispetto di queste condizioni sono tenuti i componenti del nucleo familiare maggiorenni, non occupati e che non frequentano un regolare corso di studi o di formazione. “

La formulazione parla di un percorso di accompagnamento con “l’immediata disponibilità” per evitare che gli occupati si licenzino per prendersi il reddito ( non è un caso remoto), ma non vale per chi frequenti già un corso di ” di studi o di formazione. ”

Invece di incentivare a proseguire la formazione in corso e questo significa agevolare chi cerca di inserirsi autonomamente a meno che non ci siano interessi nei corsi di formazione nuovi, solo ipotesi naturalmente.

La descrizione del funzionamento

“Entro 30 giorni dal riconoscimento del Reddito di cittadinanza, il beneficiario è convocato:

dai Centri per l’Impiego per stipulare il Patto per il lavoro, se nella famiglia almeno uno tra i componenti soggetti alle “ condizionalità “ sia in possesso di almeno uno tra questi requisiti:

assenza di occupazione da non più di due anni;

età inferiore a 26 anni;

essere beneficiario della NASpI ovvero di altro ammortizzatore sociale per la disoccupazione involontaria o averne terminato la fruizione da non più di un anno;

aver sottoscritto negli ultimi due anni un Patto di servizio in corso di validità presso i CPI ai sensi dell’articolo 20 del decreto legislativo n. 150 del 2015;

dai servizi dei Comuni competenti per il contrasto alla povertà, per stipulare il Patto per l’inclusione sociale, in tutti gli altri casi.”

Uno dei componenti deve avere le caratteristiche richieste? E se una persona ha le caratteristiche di cui sopra ma sta in una famiglia con un reddito importante? Vista la legge si toglierà da quel nucleo per prendere il reddito? Assenza di occupazione da non più di due anni significa che oltre la persona non aveva i requisiti oppure si parte dal presupposto che non cercava il lavoro, visto che resterà tagliata fuori!

Il patto si intende possa essere messo in essere oltre che nei Centri per l’Impiego (CPI) anche dai servizi dei Comuni competenti  con quali risorse e mezzi, e poi i dati finiranno negli stessi database?

Una serie infinita di interrogativi che metteranno seriamente in crisi sia chi dovrà dare il servizio che chi dovrà riceverlo, il timore è grande.

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