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Pubblicato il: 1 Febbraio 2019 alle 13:55

Polizia di Stato, concorsi pasticciati!

Nel caso della Polizia di Stato, il cavallo di battaglia della Lega di Matteo Salvini ha prodotto un clamoroso pasticcio, e per mezzo della sua stessa mano.

Un guaio per una serie di aspiranti agenti che nel giro di una manciata di giorni hanno visto sbiadire la graduatoria in cui erano inseriti legittimamente da due anni, insieme a ogni speranza di vestire la divisa.

Un cortocircuito che nessuno, tra parlamento e governo, è riuscito a risolvere e prelude a un’ondata di ricorsi da parte degli esclusi.

Molti sfileranno il prossimo 5 febbraio davanti a Montecitorio contro chi li ha “traditi”, compreso il “Capitano” cui avevano rivolto appelli pubblici e privati, il quale ha Tradito gli IDONEI del 1148 e del 780.

La storia parte da lontano, e precipita in una manciata di giorni.

Due anni fa, il 18 maggio del 2017, la Polizia di Stato ha bandito un “concorso per 1.148 allievi agenti” per sopperire alla carenza di organico.

La prova scritta ha portato a una prima graduatoria tra gli oltre 40mila che si erano presentati.

Una volta avviato lo scorrimento, sarebbe rimasta valida per tre anni, fino ad ottobre del 2020.

I requisiti erano quelli di sempre: età inferiore ai 30 anni e licenza media. Ed è con questi che i primi 3.422 candidati sono già stati valutati per l’ammissione alla scuola allievi e dunque per l’immissione in ruolo.

Mancano le prove fisiche di idoneità.

L’amministrazione della Polizia ha finalmente avuto i fondi e il benestare alle assunzioni da parte del governo ma nel frattempo è successo qualcosa:

dieci giorni dopo il bando, il 29 maggio 2017, era stata approvata la legge sul riordino delle carriere che ha introdotto requisiti per le assunzioni con età non superiore ai 25 anni e il possesso del diploma d’istruzione secondaria superiore.

Il combinato disposto delle due circostanze, ha creato una zona grigia per i partecipanti al concorso in graduatoria ormai più di 700 giorni, riportando alle mente l’ultimo concorso per civili, del 1996, ove l’amministrazione stravolse illegittimamente il bando, per cui ancora oggi nessuna testa è caduta nonostante molte pendenze in giudizio.

Quindi l’amministrazione di nuovo senza tener conto di alcuni principi di seguito riportati, ha creato:

Il “casus belli”, riguardante due emendamenti apposti dalla Lega Nord al decreto semplificazioni n. 135 (Atto del Senato 989) che trattano il tema delle assunzioni nella Polizia di Stato da attuarsi mediante lo scorrimento della graduatoria del concorso “1148 Allievi Agenti 2017” dei soggetti idonei alla prova scritta d’esame, secondo l’ordine decrescente di voto, il quale, tuttavia, presenta evidenti profili di incostituzionalità.

Infatti, così come formulato, con la citazione dell’art. 6 contenuto nel D.P.R. del 24 aprile 1982, n. 335 aggiornato a fine 2017, l’emendamento in questione prevede che lo scorrimento della graduatoria avvenga soltanto per coloro i quali, alla data del 1° gennaio 2019, soddisfino i nuovi requisiti imposti dal D.Lgs. del 29 maggio 2017, n. 95.

In altri termini, dallo scorrimento della graduatoria del concorso verrebbero esclusi tutti gli idonei che hanno compiuto il 26° anno di età e non risultassero in possesso del titolo di studio di scuola media superiore, non essendo in linea con i nuovi e più stringenti requisiti introdotti dalla normativa sul riordino, tra l’altro sopravvenuto al bando del concorso in oggetto.

In tal modo verrebbe operata una discriminazione senza precedenti, sconosciuta al modo di procedere del Comparto Sicurezza: permettere a un soggetto con un voto più basso di avere prevalenza su di un altro, solo perché più giovane o col diploma di scuola secondaria.

A tal proposito la Corte di Giustizia Europea con una pronuncia di qualche anno fa (sentenza del 13 novembre 2014 nella causa C-416/13) ha dichiarato che l’apposizione dei limiti di età può risultare discriminatoria nei confronti di altri cittadini titolari delle medesime capacità, a prescindere dall’età.

Attualmente, introdurre limiti di età per partecipare a concorsi pubblici è legittimo secondo la normativa italiana ed europea, anche se, laddove fossero considerati discriminatori e sproporzionati, come nel caso dello scorrimento, potrebbero essere oggetto di impugnazione presso un tribunale italiano, richiamando quanto affermato dalla citata sentenza della Corte di Giustizia europea.

Della serie il braccio sinistro non sa cosa fa il braccio destro.

L’Amministrazione inoltre, cambierebbe i requisiti di accesso senza bandire un nuovo concorso, ma applicando criteri selettivi diversi a candidati presenti nella graduatoria di un concorso già disciplinato dal relativo bando, finendo così per snaturare l’impianto normativo cristallizzatosi in quest’ultimo per applicare a propria discrezione una normativa che all’epoca dell’indizione del concorso doveva ancora essere approvata, ciò che fece anche illegittimamente nell’ultimo concorso per civili del 1996 con graduatoria approvata nel 1998 con validità sino al 2001, con riapertura termini di validità dal 2003 al 2006 con ultima assunzione nel Luglio 2005, lasciando fuori centinaia di Idonei in attesa da 14 anni, anni in cui nessuno ha mai posto riparo a tale ingiustizia, rubando così il futuro ad un intera generazione, illegittimamente.

Di questo caso sono stati interessati negli anni numerosi politici, nessuno con gli attributi per risolvere il problema, nonostante numerosi procedimenti giudiziari pendenti.

Pertanto,

In ragione di ciò, è quanto meno opportuno rilevare che la discrezionalità dell’Amministrazione non sarebbe più insindacabile, dal momento che la stessa determina un’ingiustificata disparità di trattamento nonché una discriminazione in ragione della violazione dell’art. 3 della Costituzione.

A tal proposito, merita evidenziare altresì il fatto che con i requisiti precedenti sono già stati valutati circa 3.422 candidati, tra cui gli ultimi partiti al corso l’8 novembre 2018 del concorso in parola, e molti di essi che oggi si ritrovano ad avere più di 30 anni e il solo titolo della licenza media a breve finiranno la scuola di allievi agenti della Polizia di Stato e saranno mandati a destinazione.

Se davvero l’Amministrazione avesse un’esigenza assoluta di assumere personale con meno di 26 anni e il diploma di scuola superiore avrebbe dovuto sicuramente optare per la non assunzione degli idonei non vincitori, memore non solo della possibilità di invocare la propria discrezionalità e dell’inesistenza dell’obbligo di assumere coloro che non si sono collocati nelle posizioni vincenti, ma anche della normativa sul riordino sopravvenuta.

Di talché la prova del fatto che non sussiste un’assoluta necessità di applicare la normativa sopravvenuta a un impianto normativo che disciplina un concorso bandito ben prima dell’approvazione del riordino.

A sostegno di quanto affermato soccorre anche la sentenza n. 124 del 12.01.2011 in materia di norme sopravvenute in pendenza di procedure concorsuali, con la quale il Consiglio di Stato, Sez. IV, ha confermato l’orientamento secondo il quale, in ossequio alla prevalente e migliore giurisprudenza, occorre fare riferimento alle norme legislative o secondarie vigenti alla data di approvazione del bando che devono essere applicate e le norme sopravvenienti, per le quali non è configurabile alcun rinvio implicito, non possono modificare i criteri dei concorsi già banditi, a meno che ciò non sia espressamente stabilito dalle norme stesse.

Detto criterio garantisce la par condicio delle persone coinvolte in un procedimento concorsuale.

Infatti, altrimenti verrebbe violato anche un principio di certezza del diritto: al momento di presentazione della domanda di partecipazione a un pubblico concorso, il candidato si preoccupa di possedere tutti i requisiti previsti dal bando.

Se dovesse preoccuparsi che alla chiusura della domanda di partecipazione verrà (forse si o forse no) emanata una legge che prevedesse ulteriori requisiti per poter essere assunto in una specifica amministrazione, a rigor di logica non dovrebbe presentare nemmeno domanda o restare col timore che possa essere escluso.

Per colmare le lacune dell’organico della Polizia di Stato, anche per evidenti questioni di opportunità ed economicità, viene privilegiato lo strumento dello scorrimento rispetto a nuove procedure concorsuali, cosa che il Ministero degli Interni dal 1996 non ha fatto realmente, sperperando milioni di euro di soldi pubblici, violando il diritto degli Idonei del concorso per 780, come sta facendo ora con quello dei 1148 con il supporto di questo governo, anch’egli informato sul caso 780.

Questo, in virtù del fatto per il quale le vigenti norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni dispongono che le graduatorie dei concorsi per il reclutamento del personale presso le stesse rimangono vigenti per un termine di tre anni dalla data di pubblicazione, norma del tutto anticostituzionale.

Così, i concorrenti con votazioni più alte hanno continuato ad allenarsi, certi che il loro momento prima o poi sarebbe arrivato.

Pertanto, dopo aver illustrato le criticità che nascono dall’emendamento incriminato, si chiede semplicemente di modificare la formulazione dello stesso cosicché migliaia di giovani ragazzi e ragazze possano avere la possibilità di dimostrare le proprie capacità, cosa che altrimenti non sarebbe consentita.

Che colpe hanno questi giovani?

Che colpa avevano i ragazzi del 780?

Non rispettare requisiti non richiesti dal bando al momento di presentazione della domanda di partecipazione?

Essere troppo vecchi a 26 anni da non aver concessa nemmeno una possibilità?

Perchè in Italia si è considerati troppo vecchi per accedere al lavoro ma mai per andare in pensione?

Sono migliaia i giovani concorsisiti che in tutta questa vicenda antigiuridica e lesiva di diritti fondamentali si sentono non voluti dal proprio Stato.

Ed è terribile, perché un simile comportamento da parte dello Stato e di uno dei Ministeri principali non è ammissibile: ne va anche della stessa credibilità della Polizia quale istituzione preposta al rispetto e alla difesa dei diritti, quella stessa Polizia che ha restituito la Divisa a condannati, a coloro che l’hanno tradita, basti ricordare casi come la Diaz oppure della Digos di Genova, ecc.

Ora,

Sperando nella presa di coscienza di questa situazione, ci si augura che l’emendamento venga riformulato nel rispetto dei principi di eguaglianza e non discriminazione, ossia quei principi sui quali si costruisce una società votata al cambiamento.

Bisogna capire che si ha a che fare con migliaia di giovani cittadini e cittadine che vogliono sia dato un senso alle parole di equità, giustizia e meritocrazia, ideali in cui credono e che vogliono far rispettare nella loro amata Italia.

Sì, perché questi giovani amano il proprio Paese e vogliono lavorare per Esso per depurarlo dalla corruzione dilagante e dalle ingiustizie.

Vogliono rinnovare la società in cui vivono, sia gli idonei del 1148 sia quelli del 780, rispettosi della legalità e affamati di difesa dei diritti per la tutela e la sicurezza della collettività.

Ma per questo c’è bisogno della politica, ma della Buona Politica, quella che punta sulla meritocrazia e sulla difesa dei diritti perché se c’è una cosa che tutti dovrebbero apprendere da questa angosciante situazione che sta accadendo in questi giorni in uno Stato che si definisce di diritto è che tutti siamo uguali, tutti abbiamo gli stessi diritti e nessuno ha più diritti di altri, quindi sarebbe giusta l’assunzione di tutti gli idonei del 1148 e 780, anche per colmare il sottorganico sempre più crescente nella Polizia di Stato, ormai pari a 30mila unità a copertura solo del tur over, per non parlare della criminalità.

In sostanza il caso emerge con il ddl semplificazioni.

In Commissione Affari Costituzionali e Lavoro al Senato arriva un emendamento a firma di sei senatori leghisti (Augussori, Saponara, Campari, Faggi, Pepe, Pergreffi) che impegna la Polizia a dar seguito a quella graduatoria anziché indire nuovi concorsi per il reclutamento di 1.851 futuri allievi.

Nel testo precisa però che dovrà tenere conto dei requisiti sopraggiunti in fatto di anzianità e titolo di studio, lasciando così all’amministrazione la sola via dell’epurazione della graduatoria già formata, con espulsione di tutti i candidati di età compresa tra i 26 e 30 anni e senza diploma superiore, con scorrimento in favore di chi ha avuto punteggi inferiori (ma è allineato ai “nuovi” requisiti).

Per molti, ovviamente, quel testo che riaccendeva la speranza è diventato motivo di rabbia e disperazione.

Probabilmente l’antipasto a una raffica di ricorsi con certezza di condanna dello Stato e con l’ennesimo sperpero di denaro pubblico, perché il braccio destro non sa cosa fa il braccio sinistro.

In Parlamento è stato oggetto di polemica.

Matteo Richetti del Pd ha twittato:

“Il governo fa perdere i requisiti ai ragazzi del concorso in Polizia”.

E in aula rincara la dose, ma nemmeno il PD fece nulla per gli Idonei del 780.

I leghisti replicano dicendo che la legge sul riordino è del Pd, si ma dimenticano per ignoranza che non è retroattiva come hanno dimenticato il caso dei 780 per il quale si erano impegnati in campagna elettorale di fare giustizia.

L’emendamento sarà sospeso, bocciato poi riformulato e infine approvato al Senato e alla Camera difficile che ci siano margini di modifica: il ddl non tornerà in Senato per questa modifica.

Si capisce dunque lo sconcerto degli interessati, che come per gli idonei del 780 vedono il loro futuro nero, con un sogno svanito e con la certezza di perdere anni dietro le carte bollate, tra ricorsi ecc.,per gli idonei del 780 sono passati già 14 di mancato servizio.

“Complimenti a tutta la classe politica a partire dagli anni 2000, per averci rubato il futuro. Comitato PS 1148 e 780”

EP

Consulente per la Sicurezza [email protected]

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