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Pubblicato il: 25 Gennaio 2019 alle 8:40

Suicida all’ospedale di Gallarate, i famigliari denunciano

di Giuseppe Criseo

Roberto Gelmi, direttore medico del Sant’Antonio Abate – Il paziente è arrivato in codice bianco. Non c’era alcuna emergenza particolare. L’iter è stato rispettato: c’erano una cinquantina di pazienti più gravi ai quali prestare soccorso. E non credo che a norma di legge viga l’obbligo per gli operatori di sorvegliare chi si trova nella sala d’attesa del Pronto Soccorso».

Il medico difende la struttura che avrebbe rispettato i protocolli e le procedure. L’avvocato attacca e sull’esposto precisa «Che verte sull’attesa prolungata alla quale la vittima è stata sottoposta nonostante, a nostro parere, vi fossero tutti gli elementi affinchè gli operatori intervenissero tempestivamente. Se il paziente fosse stato sedato sarebbe ancora vivo. Se fosse stato assistito in maniera puntuale sarebbe ancora vivo. E’ rimasto in attesa per sei ore». C’è chi chiede «Di sapere la verità sulla morte di mio figlio. Per chiedere che sia fatta giustizia», dice Cira la mamma del ragazzo in questione.

La reazione di rabbia dei famigliari, dopo la fine del ragazzo Lello,di cui abbiamo parlato, è stata determinata dalla morte tragica.

Gli aspetti legali e giuridici e le eventuali responsabilità saranno decise nelle aule ma certamente sui Pronto Soccorsi occorrerà una profonda riorganizzazione in termini di strutture e personale adeguati alle richieste degli che in un paese civile non deve aspettare ( stando male) 5,6,7 o più ore prima di essere assistiti.

Il personale fa l’impossibile ma dopo ore di lavoro stressante una soluzione politica e/o sindacale andrà trovata nell’interesse di tutti medici, paramedici e pazienti.

E se si dice sempre che non bisogna andare sempre e solo al Pronto Soccorso, si provveda con strutture territoriale adeguate al primo soccorso ma si faccia presto.

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