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gli altri siamo noi

Perché, ci chiediamo, tanto silenzio sulla relazione scientifica riguardo i Lecci?

lettera al sindaco di Laveno da parte degli
Amici della Terra Varese sulla questione del taglio dei lecci:

Sindaco del Comune di Laveno Mombello

Oggetto: Lecci di Viale de Angeli.

Egregio Signor Sindaco,

veramente grazie per averci mandato la Sua lettera in tema entro i termini di legge.

Sul contenuto della stessa abbiamo, però, molto da obiettare. Siamo convinti che le alberature meritino attenzione e rispetto. Non si possono trattare gli alberi come se fossero un bene di consumo qualunque, che sia possibile cambiare secondo il proprio umore.

Non scriviamo questo perché guidati da una sorta di talebanesimo ambientalista o perché noi si voglia tenere in vita a tutti i costi qualcosa di verde malgrado morto e pericoloso. Non siamo dei demagoghi come Lei ci definisce.

L’albero merita rispetto perché ci garantisce di poter vivere. Avere rispetto, non vuol dire doversi asservire ad un’alberatura tanto da non poter attuare una scelta urbanistica se ce ne fosse la necessità. Bisogna, però, essere chiari nello spiegare ciò che si intende fare e avere una buona visione. È, così, necessario porsi il problema e decidere consensualmente, da parte di un’assemblea politica (e non per una decisione autonoma), di piantumare nuove alberature al suo posto o in altro luogo possibilmente limitrofo. L’albero è un essere vivente che si ammala e muore. In questi casi è giusto intervenire a loro sostegno. Quando l’albero dovesse essere di pericolo per persone o cose è giusto pensare di abbatterlo. Nel momento stesso in cui un albero fa parte di una formazione vegetale occorrerà quando muore sostituirlo con un altro della stessa specie. Non ha senso estirpare tutta la formazione degli alberi per malesseri di una porzione minoritaria di alberi che ne fanno parte, a meno che non ci sia una problematica tale da pensare a un contagio. Questo sarebbe illogico e anche costoso. Dovrebbe essere la corte dei conti a reagire davanti ad un simile comportamento comunale. Se poi la formazione di alberi fosse vincolata dalla soprintendenza, dovrà essere questa ad esprimersi. In ogni modo non potrà essere il solo Sindaco a farlo.

Lo stesso lo ribadiamo per il Suo Comune. Cercare di dare una spiegazione ad una vera e propria pulizia etnica dovuta solo a ragioni estetiche secondo cui le piante sarebbero vetuste (secondo un pensiero puramente soggettivo) è secondo noi cosa impossibile. Non si può giustificare quello che per noi è un crimine. Una simile decisione apparirebbe, secondo il nostro pensiero, una scempiaggine sulla quale è giusto che si rifletta molto approfonditamente prima di assumerla. Noi pensiamo che ogni nuova giunta vorrebbe lasciare un segno di essere esistita. È giusto che, invece, Amici della Terra Varese cerchi di protestare il più possibile davanti a quello che è solo il segno di una volontà di potenza che se irragionevole è giusto ricondurre a realtà. Questo è quanto pensiamo e da non confondersi per demagogia ambientalista. Signor Sindaco La preghiamo, rinunci per favore a concretizzare questa sua decisione che è davvero priva di una qualunque logicità.

Cordialità.

Il presidente di Amici della Terra Varese

Arturo Bortoluzzi                                                                                  Varese, 21 gennaio 2019

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