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Varese, prevenzione tumore al seno alle dipendenti alla Dentalife

di Fausto Bossi

Nella mattinata di domani 19 gennaio 2019, dalle 9.00 alle 12.30, presso la Dentalife di Varese, in via Lazio 4, si svolgerà il primo progetto di welfare aziendale, con le visite senologiche gratuite alle dipendenti della struttura a cura della Breast Unit di Varese.
Le visite verranno effettuate personalmente dalla Prof.ssa Francesca Rovera, Direttore del Centro di Ricerca Senologia dell’Università dell’Insubria e Responsabile della Breast Unit dell’Ospedale di Circolo di Varese.
“Questa iniziativa rientra nella serie di progetti che stiamo portando avanti per promuovere la prevenzione al tumore al seno – spiega Emanuele Monti (Lega), Presidente della III Commissione Sanità e Politiche Sociali di Regione Lombardia – l’opera di prevenzione infatti è l’arma più efficace che oggi abbiamo per tutelare la salute della donna. Come avevamo annunciato nei mesi scorsi, promuovere i controlli direttamente sul posto di lavoro, in collaborazione con le Breast Unit e le associazioni di volontariato, rappresenta un fondamentale passo in avanti nella tutela della salute della donna”.

Emanuele Monti

“La nostra Sanità rappresenta un’eccellenza grazie anche a queste iniziative – aggiunge Monti – che devono diventare esempio da portare su tutto il territorio della Lombardia. Un progetto, quello delle visite senologiche direttamente sul posto di lavoro, che rappresenta il fondamento stesso del concetto di welfare aziendale e che è stato reso possibile grazie all’impegno delle Breast Unit e delle associazioni come Aime, Associazione Caos e la Lilt, guidate rispettivamente da Adele Patrini e Ivanoe Pellerin”.
“Ogni anno, in Italia, sono oltre 53mila le donne che si ammalano di tumore al seno – spiega Adele Patrini dell’Associazione Caos – in provincia di Varese sono più di mille ogni anno. Quello che vediamo, e che ci richiama ad una riflessione, è il fatto che l’età media si stia sempre di più abbassando. Nuovi casi colpiscono anche sotto i 30 anni di età o poco sopra. Diventa quindi fondamentale la logica della prevenzione e per diffonderla occorre lavorare sul territorio dal punto di vista culturale”.
“Una persona sana deve avere voglia di mettere in discussione la propria salute e sottoporsi al test – continua Patrini – e questo è possibile solo se viene diffusa sul territorio un’adeguata cultura della tutela della salute. Questo il lavoro che tutti insieme, Regione Lombardia, l’Ospedale, le aziende che fanno capo ad Aime e noi associazioni, stiamo facendo. L’eredità che ci ha lasciato il Prof. Veronesi è quella che il tumore al sano può essere sconfitto nel 95 per cento dei casi. Come lui stesso diceva, dobbiamo portare il livello al cento per cento”.

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