Varese Press giornale online

gli altri siamo noi

Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi

Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi
Il Gattopardo

La regola fondamentale della politica italiana resta sempre quella che Giuseppe Tomasi di Lampedusa mette sulle labbra del Principe Fabrizio Salina rivolto al nipote Tancredi Falconeri in procinto di andare a combattere tra le fila dei garibaldini: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”

La regola è valida oggi come non mai con i giovani portavoce dei movimenti politici momentaneamente vincenti, Matteo Salvini e Gigino di Maio, impegnati a gestire i propri profili social riempiendoli di tele vendite di pentole inverosimili e annunci degni del romanzo di Miguel De Cervantes e lo scafato Sopra segretario alla presidenza del consiglio Giancarlo Giorgetti che continua imperterrito a governare sotto lo sguardo stupito di Giuseppe Conte.

Se han fatto trenta tu fai trentuno e in
dieci minuti di Consiglio dei Ministri, dopo che i criticatissimi e invisi avversari
hanno salvato le banche di famiglia o degli amici, fai un copia e incolla,
cambi nomi e coperture e salvi anche la Carige in cui, forse, non è coinvolto
nessun parente prossimo o amico di famiglia, ma che di ombre ne ha tante.

Dopo dieci mesi di governo i cavalli da battaglia
della campagna elettorale (Flat tax, reddito di cittadinanza) sono rimasti a
riposare nelle scuderie e fatti uscire solo per sfilare negli studi televisivi
dopo aver preso atto (forse) della mancanza di soldini da allocare per la loro
realizzazione.

Per il resto se il combattivo Salvini raccoglie una ricca messe di consensi realizzando le promesse a basso costo in tema di sicurezza e migrazione riempiendo la pancia dei suoi fans con roboanti proclami “celoduristi”, il suo collega Di Maio fatica e suda sette camicie nel maldestro tentativo di realizzare le sue promesse a costo zero come la cancellazione delle odiate (400) leggi inutili e vessatorie.

Non si fa niente di nuovo per invertire la tendenza in un paese che sempre più velocemente va verso il precipizio, governato da  una nuova generazione di “politici” incapaci di prendersi sul serio e farlo ripartire, imponendo tutti i sacrifici necessari, incapaci di immaginare un quadro futuro, un obiettivo paese da realizzare  e impegnati solo a rinviare impegni e scelte e a scaricare tutti gli oneri sulle generazioni future.

Nel corso del 2018 il panorama politico italiano è completamente cambiato grazie al grande lavoro di rottamazione di Matteo Renzi che in un lustro è riuscito a demolire l’intera “seconda repubblica” favorendo un ricambio quasi completo dei protagonisti alla ribalta nei palazzi romani.

I partiti che sono stati protagonisti del quarto di secolo precedente e che hanno portato il paese dai vertici mondiali al fondo delle classifiche in quasi tutti i settori, sono stati spazzati via e sostituiti dai due movimenti “social” che si sono impadroniti dell’immaginario collettivo.

Poi però, dopo avere cambiato tutto, le cose sono rimaste esattamente come prima.

Fabrizio Sbardella

Please follow and like us:
error

Lascia un commento