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Banca Carige salvata come MPS?

Il tema non è secondario, viste le condizioni di Banca Carige che ha tre mesi di tempo per essere salvata.

Le strade guardando casi analoghi, potrebbero essere due o la creazione di una bad bank a cui conferire i titoli tossici (  Bpvi e Veneto Banca con Intesa Sanpaolo insegnano), oppure come avvenne per MPS, un intervento diretto dello Stato.

A differenza del passato la seconda via, a meno di sconvolgimenti totali nella linea politica andando a copiare gli interventi di Renzi, è inimmaginabile e si tratterebbe di  5,7 miliardi , non cifra da poco.

Le liti interne con cambi repentini del management hanno prodotto danni incalcolabili e in ottobre Fitch aveva tagliato il rating su Carige, provocando la reazione di Malacalza:
“Nel prendere atto del downgrade e del contenuto del comunicato emesso in queste ore dall’agenzia Fitch Ratings, ritiene doveroso precisare che nelle interlocuzioni con i Regulators non è mai stato espresso alcun riferimento a una eventuale possibilità di fallimento. Si evidenzia a riguardo che il CET1, indice che misura la solvibilità della Banca, è in linea con i requisiti previsti dalla Vigilanza.

La situazione non si è chiarita e quindi per evitare il fallimento dovranno essere prese misure importanti, si intende il raggiungimento dei requisiti patrimoniali coi criteri bancari previsti da Basilea III: servono investimenti che il socio principale Malacalza per ora non

 ha messo sul piatto, passaggio fondamentale visto che “i Commissari straordinari esercitano tutte le funzioni e i poteri del Cda e non hanno quindi la facoltà di lanciare un aumento di capitale senza una delibera assembleare e quindi di imporre la conversione del bond in equity (a meno di un sopravvenuto mancato rispetto dei requisiti patrimoniali).

La partita è in mano all’Europa, in amministrazione controllata dalla BCE, che ribadito l’appoggio ai tre commissari, Fabio Innocenzi, Pietro Modiano e Raffaele Lener, si è arrivati al commissariamento dopo le dimissioni di
Salvatore Bragantini, Bruno Pavesi e Lucia Calvosa, solo dopo l’uscita di scena di Raffaele Mincione e Lucrezia Reichlin.

Senza CDA la banca non poteva proseguire il suo percorso e quindi è subentrato il commissariamento. Il passaggio della conferma dei commissari è stato apprezzato:

 «Con i colleghi abbiamo tirato un sospiro di sollievo – raccontava ieri l’ex presidente al suo staff – perchè la scelta di continuità è una prova di grande fiducia. Non era così scontato – ha ammesso – che la Bce confermasse presidente e ad nei nuovi ruoli»

La soluzione? L’aggregazione con istituti più grandi con l’accordo di Malacalza o ridimensionandolo.

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