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Se Mattarella è l’opposizione più forte ai due sapientini del Nord e del Sud

di CASSANDRA – Appartiene ad un mondo che non c’è più, il presidente della Repubblica. Quello in cui la politica è dignità, rispetto, cultura, prestigio e immagine di un Paese. Non siamo qui a dare il voto al Mattarella politico di lungo corso, ex ministro, ex esponente della prima Repubblica. Non credo che vi siano vergini né santi in entrambe gli schieramenti dopo 25 e passa anni di parlamento o di politica navigata, anche se si candeggia il nome al partito. Dunque, nessuna morale.

Il discorso di fine anno di Mattarella è stato una boccata di ossigeno davanti al parlare storto, grezzo, proclamante e urlante di chi contorna un premier che somiglia ad un ridicolo ninfetto. I due ignorantoni del Nord e del Sud sono un’onta per i cittadini.

COMUNITA’, NON RETE!

Mattarella ha parlato di comunità. Non di rete! Finalmente alla realtà viene riconosciuto il ruolo magistrale che le spetta. Ha parlato di persone reali, del volontariato tassato mentre si sconta l’iva sul tartufo. Ha salutato le comunità che vivono la disabilità, dunque non il popolo del web che osanna i Cesaroni de noartri su facebook. Il consenso costruito attraverso l’informatica, i consiglieri del marketing è cosa ben diversa dal far politica. E Mattarella l’altra sera non ha parlato solo da presidente ma da statista. Ha ridato dignità al Parlamento che, per quanto menomato, ancora ci rappresenta.  Se non serve più, come è nei pensieri della maggioranza, si potrebbe proporre sui social un referendum di like al posto del seggio elettorale. Non chi ha più competenze ma chi convince di più, vince.

Da secoli non venivano riesumate parole come nazionalizzazione (vedi la vicenda del ponte di Genova), e “redistribuzione della ricchezza”, attraverso il reddito e la pensione di cittadinanza. Un governo del popolo, giallo verde come i bolscevichi.

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POLITICA, UNA TELENOVELA

Cittadini ignari e ingenuamente incompetenti hanno dato il voto ad una massa di ignoranti. Ormai la politica è diventata una telenovela, dove l’importante è quello che si vede, non quello che è. E’ fondamentale ripetere le stesse cose molte volte e con convinzione per farle diventare vere alle orecchie della gente.

Populismo è il contrario di popolo. Popolo siamo io, te, noi tutti nella vita di ogni giorno. Quindi questa frase di moda è un nonsense. Forse un giorno anche essere populista avrà un’accezione negativa, come il buonismo. Il cattivismo non è ancora arrivato in modo ufficiale ma ci manca poco.

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POTERE AI LIBERTI, NON AI LIBERI

Questo governo ha definitivamente sdoganato il principio che per assumere ruoli importanti in politica, una laurea o un percorso di formazione rappresentasse un titolo di favore. Di Maio vicepremier e superministro sono perfettamente più che leciti e anzi accolti con favore da pletore di periti e segretarie diplomate. La rivoluzione è compiuta. Contenti italiani? Forse non si può dire che sapere scrivere in italiano e avere una cultura diffusa ci permetta di non essere “schiavi” della politica, ossia disposti a tutto per mantenersi “il posto”. Però tra un uomo libero e un liberto c’è sempre stata una differenza sin dai tempi antichi.

L’altro giorno sul Corriere della sera, Ernesto Galli della Loggia, ha scritto un editoriale condivisibile, dal titolo “Le élite senza ricambio”. Perché siamo arrivati ad un governo che ha potere ma che non ha testa? La sinistra si è imborghesita. E chi aveva il potere, è stato identificato, dice della Loggia, con la globalizzazione, il multiculturalismo, l’immigrazione, il politicamente corretto e così via dicendo…

SERVONO ELITE PREPARATE. DOVE SONO?

Scrive ancora che “la storia ha poi fatto valere le proprie ragioni, stabilendo che le moderne società complesse senza élite non possono funzionare. Neppure le democrazie. Ma in questo caso a una condizione: che le élite siano élite non del privilegio o della nascita bensì del merito”. Non è questione di censo, ma di competenza, “doti e competenze obiettivamente accertate. (…) In larga misura non è questo il caso dell’Italia, però: ed è questo il punto cruciale”.

Cosa ha inceppato il meccanismo? L’assenza di ricambio. “Il principale titolo d’accesso è diventato essere figlio di: nelle università, nei vertici delle professioni, nel giornalismo, nell’alta burocrazia, nella magistratura, nella diplomazia, perfino nel mondo dell’editoria, del cinema e dello spettacolo, la trasmissione o l’acquisizione del ruolo socio-lavorativo per via ereditario-familiare (naturalmente con gli opportuni scambi tra un settore e un altro) è diventato da tempo la regola”.

NESSUN RICAMBIO

La voglia di riscatto, di “rivoluzione” ha avuto gioco forza strada facile ad affermarsi, perché tutto intorno si “respira il tanfo del chiuso…. costituito dall’insieme dei vertici dei gabinetti ministeriali e degli uffici legislativi, dal Consiglio di Stato, dai consigli d’amministrazione dei più vari enti pubblici, agenzie e «Autorità», dalle alte burocrazie addette agli organi costituzionali dello Stato”. Merito? No. Affiliiazione politica, “posizionamento tra i diversi clan, dai padrinaggi, dalle consorterie o dalle filiere di cui si è parte o da cui si è sponsorizzati, dall’essere stati allievi di, nello studio di, dall’aver lavorato nella fondazione di. (…)”. E fateci caso: dentro niente giovani, niente donne, e preferibile “provenienza ideologica di centrosinistra (…si direbbe un requisito d’ammissione indispensabile)”.

GRAZIE, MATTARELLA

Per quanto non ci salvi dalle brutture quotidiane, il presidente ha parlato come deve parlare un politico, con una visione, con un linguaggio che non era a slogan, a 140 battute, a twitter. Comunità. Poi si può discutere di quale forma amministrativa dotare queste comunità, di quali percorsi culturali e scolastici elevare le comunità, per generare il ricambio. Altrimenti  il prossimo giro toccherà ad altri liberti, con il tanfo nelle alte sedi istituzionali che si sfrega le mani. Nel 2019 dovete studiare, leggere, capito, gente? Non basta un simbolo nuovo. Cultura è potere.

tratto da http://www.lindipendenzanuova.com/presidente-mattarella-unico-antidoto-a-ignoranza-politica/

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