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Militari morti per uranio, il Min.Trenta esamina i casi

“Oggi ho ricevuto al ministero Domenico Leggiero, responsabile dell’Osservatorio militare che dal 1999 si occupa di uranio impoverito- dice il ministro- e gli ho comunicato di aver chiesto all’Avvocatura Generale dello Stato un resoconto complessivo su tutte le pendenze giudiziarie in corso. Voglio approfondire ogni singolo caso separatamente, perche’ ogni caso ha le sue specificita’. E voglio ascoltare ogni singola voce: ad oggi, infatti, sul tema c’e’ stato un silenzio spaventoso e questo non e’ piu’ accettabile. Occorre rompere questo silenzio e affrontare una problematica che c’e’, esiste, e che oggi la Difesa, sotto la mia guida, ha inserito tra le sue priorita’, nell’ambito dei provvedimenti a tutela del personale e della salute dei nostri militari”

Gli usi dell’uranio sono diversi,in campo civile e militare

L’uranio impoverito viene utilizzato in vari campi dell’industria civile. Questo utilizzo è favorito da alcune caratteristiche:

  • la sua alta densità, che si traduce in un elevatissimo peso specifico;
  • il basso costo;
  • la relativa abbondanza (dovuta al fatto che da più di 40 anni si accumula nei depositi materiale di scarto radioattivo);
  • duttilità;
  • capacità di assorbire le radiazioni.

Nell’uso militare viene adoperato nelle munizioni anticarro e nelle corazzature; può diventare duro come l’acciaio temperato superando altri materiali come il tungsteno  cristallino.

Questa sua caratteristica lo rese interessante per l’impiego militare, si parla degli anni 60 da parte degli USA.

I suoi effetti però altamente dannosi per l’uomo furonoevidenziati “Nel 2001 Carladel Ponte, allora a capo del Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia affermò che l’uso di armi all’uranio impoveritoda parte della NATO avrebbe potuto essere considerato un crimine di guerra.

L’uranio colpendo il bersaglio, rilascia delle piccole particelle nel terreno  oppure nell’atmosfera soprattutto se inalato e raggiunge i polmoni, oppure può entrare nel corpo dalle ferite riportate.

Danni possibili all’umo per quanto riguarda i reni, pancreas, stomaco e intestino, come negli animali come roditori.

Il primo caso conosciuto è quello di un militare sardo ( Salvatore Vacca) nel 1999 di ritorno dalla missione in Bosnia-Erzegovina.

Altri casi quelli accolti dal Ministero della Difesa dopo la missione in Somalia, casi che hanno spinto alla creazione di una commissione d’inchiesta parlamentare (2006) per spiegare la sindrome dei Balcani e la sindrome della guerra del Golfo, si ricorda la fine dell’archeologo Fabio Maniscalco (tumore al pancreas).

E’ nata il 4 gennaio 2010 l’Associazione Vittime Uranio che ha evidenziato un primo report di 171 morti e 2500 ammalati.

Il Min.Trenta fa bene ad indagare e andare a fondo al problema.

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