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gli altri siamo noi

Gallarate: «Sei vittima di un fattura che causerà sofferenze anche alla tua famiglia».

Una storia del 1 luglio 2014 con due “zingare” che sono state arrestate per truffa, da non dimenticare, senza generalizzare ovviamente

Le due donne, 47 anni la prima e 43 la seconda , su disposizione del Pm di Busto Arsizio, Cristina Ria, per oltre 60 mila euro, «L’unico modo per togliere il sortilegio – hanno raccontato le due millantatrici – è fare delle offerte in denaro ad alcune chiese e santuari tra cui quello di Medjugorje».

Un episodio che ha riguardato una ventiseienne gallarate, roba vecchia direbbe qualcuno.

Una pecora nera direbbe qualche altro. Veniamo ai nostri giorni.

Sono italiani e hanno la carta identità i Sinti gallaratesi, affezionati alla città, ma stare in un paese vuol dire rispettare le leggi e seguire l’iter che affrontano gli italiani in difficoltà: vanno dai servizi sociali che valutano il caso e visti i redditi, le condizioni generali lavorative ecc. decidono se e in che termini dare un contributo per l’affitto ed eventualmente mettersi in lista per la casa popolare.

Le persone in difficoltà di solito hanno dei contatori delle utenze non intestate alle associazioni, che poi chiedono soldi pubblici per ripianare le utenze non pagate.

Non ci risulta che agli italiani in difficoltà si paghino gli alberghi se non per casi particolarmente gravi come ad es. i terremotati.

Il ” caso” Gallarate ha fatto e farà discutere, perchè alla fine il sindaco si è preso l’onere non indifferente di farsi carico del problema per cercare di risolverlo; sarebbe stato più semplice tirare a campare come spesso succede in Italia, rimandando.

Ci piacerebbe sapere come cittadini qualunque, i signori ospitati si sono iscritti ai centri per l’impiego, come pagano bolli e assicurazioni delle auto, dove lavorano e quanto guadagnano ( se non disoccupati), che tipo di professione esercitano ( per aiutarli a trovare lavoro)?

Vediamo come vengono descritti dal sito zero violenza

“Solo un terzo dei rom intervistati abita in una vera e propria casa: il 41% abita in campi regolari, il 24% in insediamenti “abusivi”. Il 19% delle famiglie non ha accesso all’elettricità, il 22% non può conservare cibi in frigorifero, il 32% non ha l’acqua calda e il 23% non ha proprio l’acqua corrente, nemmeno fredda.

Mettendo insieme questi numeri, emerge che almeno un quarto dei rom e dei sinti non ha accesso alle condizioni minime di un abitare dignitoso.
Sempre un quarto delle persone intervistate non ha la tessera sanitaria né il medico di famiglia, e per curarsi può soltanto andare al Pronto Soccorso. Non basta. Tra i rom e i sinti con più di 15 anni, il tasso di occupazione (cioè la percentuale di coloro che hanno un lavoro) è del 34,7%, circa dieci punti in meno del dato italiano complessivo (44,3% secondo l’Istat). Molti rom sono lavoratori autonomi, mentre i dipendenti a tempo pieno e indeterminato sono appena il 6,7%.”

Ricapitolando: se si curano andando al Pronto Soccorso vuol dire che sono a carico di coloro che lo pagano… e se il 35 per cento lavora, gli altri come vivono?

La situazione è diversa per chi risiede nei  ” campi regolari” :” chi
vive in alloggi “normali” il tasso di occupazione è del 46%, addirittura superiore alla media italiana: la percentuale scende nei campi “regolari”(33%), e crolla nel caso degli insediamenti “abusivi” (24%).

In conclusione, passata l’emergenza serve a tutti la regolarizzazione con casa e lavoro per pagare utente e tasse come tutti gli altri italiani che vivono nella legalità

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