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Cécile Kyenge contro Cassani a difesa dei Sinti

di Giuseppe Criseo

“E’ finita la pacchia. Dove governa la Lega si fa così”, aveva scritto una decina di giorni fa su Twitter il vicepremier, riferendosi alla decisione del sindaco leghista Andrea Cassani sul campo di via Lazzaretto

Sulla questione si è buttata a capofitto Cécile Kyenge

A Gallarate è in atto uno sgombero che sa di ingiusto: il sindaco Andrea Cassani, esponente della Lega, con la decisione di sgomberare il campo sinti, sta di fatto compromettendo il futuro e la stabilità di un centinaio di persone, fra cui diversi minori.

“Nel campo sinti risiedono appena cento persone: eppure sembra che questo campo sia diventato il problema più urgente per Gallarate, che conta più di 50.000 abitanti. Già da sola questa sproporzione (cento persone su cinquantamila abitanti) potrebbe raccontare molto sulla natura tristemente ideologica della decisione dello sgombero, ma in realtà c’è molto altro. Provo a spiegarvi come stanno le cose: il post è un po’ lungo, ma ve ne consiglio la lettura.”

Comincia così la lunga difesa dei Sinti di Gallarate, un problemone, tanto grande da occuparsene la politica a livello nazionale e far ricomparire sulla scena Cécile Kyenge, offuscata dai media..

Vediamo cosa aggiunge la paladina dei Sinti:

“Partiamo dai fatti: nel campo sinti di Gallarate abitano un centinaio di persone, cittadini italiani. Sono lì da tre generazioni almeno: ci sono nonni, ci sono genitori, ci sono figli e nipoti. Persone che lavorano, ragazzi che frequentano le scuole. A queste persone l’Amministrazione Comunale vuole togliere la casa – e quindi la stabilità, la serenità, la sicurezza e il futuro – attraverso uno sgombero totale del campo, senza però che siano chiare le motivazioni di tale azione.”

Nel campo ci abitano un centinaio di persone, genitori che hanno portato i loro figli a vivere in quelle condizioni: se lo farebbe un italiano qualsiasi, avrebbe seri problemi di ogni genere.

I bambini non si portano in un campo…

“Non è vero che il campo è abusivo, tanto per cominciare. Le ingiunzioni riguardano pochi casi isolati relativi a “manufatti di uso comune”, non certo l’intero campo. Fatto sta che quelle ingiunzioni si sono trasformate da particolari a totali, e ora il campo rischia la demolizione.”

Pochi o tanti manufatti, c’è abusivismo e si vede, anche dalle nostre  foto (fuochi e materiale abbandonato nel disordine).

“È vero invece che lo sfratto e lo sgombero sono stati messi in atto senza che fossero accompagnati da una proposta per gestirne tutte le conseguenze. L’amministrazione è tenuta a pensare a cosa succederà ai minori, ai disabili, agli anziani e alle famiglie che finirebbero di colpo senza una casa: quali sono le proposte? Come si intende tutelare il percorso scolastico dei ragazzi e delle ragazze che fino ad ora hanno frequentato le scuole di Gallarate e dintorni partendo proprio da quel campo sgomberato?”

Si ricorda che:” l’Accordo di Collaborazione (Allegato B p.i.) con la rete di partner costituita dall’Associazione “L’Albero”, con sede in via Carbonin 2, Varese, C. F. 95019210129 (Capofila), il Coordinamento di Zona ACLI di Gallarate, con sede in via Agnelli n°33 C.F. 91027200129 e con coop. Soc. StudioUno Scs Onlus di Gallarate, con sede in Via Parini 16, P.IVA 03444010122, per la realizzazione del progetto presentato dall’Associazione “L’Albero”, (Allegato A p.i.), che prevede un contributo a favore dell’Associazione di €17.153,00, delibera del 21 dicembre 2015.

Il comune di Gallarate, ha dato dei soldi per l’integrazione dei minori, soldi pubblici.

La Kyenge se la prende pure col Prefetto di Varese:

“È vero che la comunità sinti ha chiesto più volte un incontro con il Prefetto di Varese, il quale però si è finora dimostrato disinteressato o impossibilitato all’incontro – la stessa cosa però non è accaduta nei confronti del sindaco di Gallarate, che invece è riuscito ad organizzare un incontro.

“È altrettanto vero che non esistono necessità particolari per sgomberare il campo. I residenti non hanno causato problemi, non ci sono emergenze abitative, non ci sono gravi irregolarità – anzi, al fianco delle persone coinvolte da questa operazione, e quindi contro le decisioni del Comune, si sono schierate numerose associazioni del territorio: Acli, Sucar Drom, Anpi, Arci, Azione Cattolica, CGIL, e altre associazioni civiche”

Veramente nel paragrafo precedente lei stessa ha parlato di manufatti di uso comune e questi vanno sanati come per ogni altro cittadino italiano.

Cosa c’entrano i partigiani dell’Anpi con questa vicenda non è chiarissimo..se non a loro, il fascismo è morto e sepolto da decine d’anni.

“Tutto questo cosa significa? Che probabilmente a Gallarate si stanno attuando decisioni e azioni discriminatorie nei confronti dei più deboli, nel tentativo di esasperare ancora di più il clima sociale. Abbiamo bisogno di questa tensione? Abbiamo bisogno di queste inutili prove di forza nei confronti di chi non si può difendere? Abbiamo bisogno di capri espiatori ai quali additare la causa dei problemi?

Io sono convinta di no. Penso invece che dobbiamo avere il coraggio di rimettere la persona e la tutela dei suoi diritti al centro di ogni nostra azione – come persone, come cittadini, come politici, come volontari di associazioni. A chi ci vuole divisi dobbiamo rispondere con coesione, a chi ci vuole arrabbiati dobbiamo rispondere con la determinazione delle idee, a chi ci vuole egoisti e distanti dobbiamo rispondere con la vicinanza e la solidarietà. La stessa solidarietà che voglio esprimere ai cittadini di Gallarate ora vittime di un sopruso legalizzato per mano del loro sindaco.

Voglio esprimere anche la mia vicinanza a tutte quelle associazioni e a quelle persone che si stanno rendendo protagonisti di una resistenza civile nei confronti degli atti discriminatori dell’amministrazione. Tenete duro!”

Decisioni discriminatorie addossate all’attuale Amministrazione, eppure lo stesso problema si era registrato nel 2010:

“Le famiglie del campo, una ventina, sono state convocate dall’assessore ai servizi sociali Roberto Bongini per un confronto. «Ho invitato le famiglie – spiega Bongini – a fare domanda per le case popolari, anche se ho chiarito che non hanno nessuna precedenza nelle graduatorie». Già in passato un paio di famiglie avevano accettato, ora un’altra mezza dozzina è pronta a fare domanda per il prossimo bando di marzo. Ma gli altri nuclei non hanno intenzione di abbandonare la vita legata alla tradizione.”

Nel 2010 era già emerso il problema delle bollette non pagate completamente.”

Hanno detto anche sui giornali che non paghiamo le bollette e che il Comune deve pagarle. Non è vero, per questo ci ha dato fastidio» dice Ivano, uno dei giovani capifamiglia sinti. «Molti di noi hanno pagato, altri hanno difficoltà a causa del lavoro che manca: noi abbiamo chiesto di rateizzare le bollette, che a volte sono pesanti»

Il problema è vecchio, i Sinti non hanno un contatore per famiglia, visto ieri e ci sono le foto, come mai? Tutti gli italiani in regola devono avere un contatore per la corrente a maggior ragione i residenti.

Basta fare la parte delle vittime, si cerchino una casa e la paghino, visto che vogliono essere come tutti gli altri italiani: non hanno fatto domanda per la casa popolare e allora la prendano in affitto o la comprino?

Diritti e doveri, non solo i primi

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One thought on “Cécile Kyenge contro Cassani a difesa dei Sinti

  1. Mi dispiace per quelle famiglie oneste che si trovano realmente in difficoltà e che ora si troveranno un budget comunale destinato ai Servizi Sociali deturpato di 50.000 Euro destinati forzatamente alla situazione dei Sinti. Questi usano i loro bambini per proteggersi le spalle e basta. Poveri bambini! Quale futuro gli attende ? Dov’è andato a finire il valore della famiglia? Per fortuna che ci sono le persone che li sostengono che non capiscono che così facendo lì emarginano e lì affossano sempre di più!!!

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