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Udine.Seminario di Studi Massonici in memoria di Antonio Celotti

“I cittadini del domani: la bellezza di guardare lontano”

È giunto alla tredicesima edizione il Seminario di Studi Massonici organizzato ogni anno a Udine dal Collegio Circoscrizionale del Friuli Venezia Giulia  in memoria di Antonio Celotti, il decano della Massoneria della regione, scomparso nel giugno del 2009 all’età di 103 anni. L’appuntamento è fissato per il 24 novembre, alle ore 16, come sempre nella storica sede di Palazzo Kechler e l’ingresso è libero e gratuito. Titolo del convegno: “I cittadini del domani: la bellezza di guardare lontano” che vedrà la partecipazione del Gran Maestro Stefano Bisi al quale sono state affidate le conclusioni.

Dopo i saluti di Guido Ricci e Marco De Carli, rispettivamente presidente circoscrizionale del Friuli Venezia Giulia e del Consiglio dei Maestri Venerabili di Udine, porteranno contributi: Maurizio De Giovanni, lo scrittore molto conosciuto per la fortunata serie tv “I Bastardi di Pizzofalcone”; Marcello Flores D’Arcais, Ordinario di Storia comparata e dei diritti umani presso l’Università degli Studi di Siena; Francesco Zucconi, matematico dell’Università degli Studi di Udine. Coordina e modera gli interventi il giornalista Angelo Di Rosa.

“La Libera Muratoria, come sempre ha fatto nel corso della propria storia, – spiegano gli organizzatori – deve parlare con forza alla società, facendo capire che coscienza civile e cultura debbono essere considerati non già meri concetti effimeri, bensì strumenti indispensabili per la crescita di un paese civile. Ecco perché i massoni debbono essere a fianco delle persone che ogni giorno lottano per la libertà e per la costruzione di un mondo migliore, cercando di guardare avanti oltre il contingente quotidiano. Ed ecco perché il Grande Oriente d’Italia reputa che capire le ragioni del dialogo significa ritrovare il senso del vivere civile per costruire il Paese che vogliamo”.

“Il compito della Massoneria – aggiungono –  è di contribuire al confronto e di allargare lo spazio dei diritti. Ma oggi serve anche un ulteriore slancio, serve non tanto un nuovo Risorgimento, ma un vero e proprio Rinascimento delle idee. A tutti i livelli. Non solo in Italia, ma anche in Europa, dove se veramente si vuole costruire qualcosa di stabile e duraturo, bisogna dare spazio non a steccati ma alla sintesi delle diverse visioni. Di muri ne abbiamo visti fin troppi. Adesso bisogna disegnare dei percorsi capaci di unire i popoli e le diverse culture. Se ognuno di noi riuscisse ad ascoltare le voci vere, quelle che reclamano la dignità, la speranza in mezzo alla confusione, se avessimo tutti il coraggio di metterci in gioco per ideali che veramente contano forse allora potremo fare dei passi avanti”.

 

Antonio Celotti, il ricordo di un uomo a servizio della società

Antonio Celotti il giorno del suo centesimo compleanno celebrato nel 2006

Nato il 27 giugno del 1906 a San Giorgio di Nogaro, Antonio Celotti ha dedicato tutta la vita alla cura e alla ricerca medica, conciliando le sue numerose attività con gli impegni in Massoneria dove entrò giovanissimo, all’età di 19 anni. Dopo gli studi ginnasiali e liceali si laureò in Medicina e Chirurgia all’Università di Padova dove si specializzò in Tisiologia e Igiene. Iniziò la sua attività clinica presso l’Istituto Pneumologico Forlanini dell’Ospedale di Udine nel 1932 sotto la guida del professor Azzo Varisco, fondatore della scuola pneumologica udinese, diventando nel 1950 primario del reparto di pneumologia fino al pensionamento nel 1975. Ancora prima, dal 1940 al 1945, pur agendo in corsia, fu nominato direttore sanitario dell’Ospedale di Udine. La sua opera viene ricordata per aver assistito pazienti ebrei e militanti nella resistenza accolti con falso nome. Nel secondo dopoguerra fu testimone dell’avvio dell’era della chemio-antibiotico terapia che rivoluzionò il trattamento della malattia tubercolare, sino allora considerata una vera e propria piaga sociale. Sempre nell’Ospedale di Udine, prima di andare in pensione, favorì l’istituzione dei reparti di Pneumologia, Tisiologia e Fisiopatologia respiratoria e l’ulteriore crescita della scuola medica pneumologica. Una volta a riposo si dedicò a tempo pieno ad attività filantropiche (attraverso il Rotary udinese, l’Associazione Italia-Israele e l’Accademia Culturale di Udine) e alla Libera Muratoria.

Antonio Cerlotti entrò in Massoneria il 25 maggio 1925 nella storica loggia “La Vedetta” di cui fu più volte maestro venerabile. Con la ripresa dei lavori, dopo la seconda guerra mondiale, fu nella stessa loggia, diventando poi presidente del Collegio dei maestri venerabili del Friuli Venezia Giulia. Per oltre mezzo secolo appartenne inoltre al Rito Scozzese Antico Accettato fino a raggiungere i massimi incarichi e diventare nel 1973 Sovrano Gran Commendatore. Fu un attento studioso di fatti massonici come  dimostra il suo libro “La Massoneria in Friuli. Prime ricerche sulla sua esistenza ed influenza” pubblicato nel 1982 e di cui curò una riedizione aggiornata per il suo 100esimo compleanno. Scrisse nella prefazione: “Io, vecchio massone, penso che l’influenza della Massoneria sulla società si applichi attraverso i sentimenti e l’operare dei suoi appartenenti, non come Istituzione fine a sé stessa. Mi sono fatto questa convinzione durante la lunga appartenenza alla Massoneria e nella mia vita ho operato seguendo queste idee quanto meglio ho potuto”.

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