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Saronno, cercasi consulente per la comunicazione

Continuo a pensare che uno dei più grandi problemi di questa Amministrazione saronnese sia la comunicazione. Ci deve essere qualcosa che impedisce agli spin doctor di Piazza della Repubblica di riflettere prima di pigiare i tasti del pc, o anche solo di rileggere quello che scrivono.

Leggo ad esempio sul numero di Saronno Sette uscito ieri,  nell’articolo dedicato alle celebrazioni del 4 novembre, la perla seguente: “ … Dopo i saluti di rito, è stato incaricato Giovanni Terzuolo di fare una breve sintesi di uno dei periodi più atroci della nostra storia”. Sull’argomento, stop.

Che la Prima guerra mondiale sia stata, per l’Italia, qualcosa di atroce, è certamente vero. Ma è stata solo questo? No: quella guerra è stata qualcosa di atroce per i morti, i feriti, i mutilati, le sofferenze e le privazioni dei soldati e dei civili. Ma è stata anche il momento storico in cui attraverso queste sofferenze si è fatta davvero l’Italia, la quale in precedenza era una terra abitata da persone che poco si conoscevano, governate da sparute élites di nobili e possidenti. Il conflitto non fu solo opera di mercanti d’armi e guerrafondai, ma registrò un diffuso consenso fra persone di ben diverso orientamento: vi partecipa D’Annunzio ma anche Emilio Lussu, Ungaretti ma anche Bissolati. E tutte le classi sociali vanno in trincea, e soffrono insieme: prego rileggersi Pietro Jahier e il suo soldato Somacal Luigi.

È stata la fase in cui territori culturalmente italiani diventarono tali anche politicamente, risultato che è costato un mare di sangue, ma che del resto non ci avrebbero mai assicurato, con buona pace di Giolitti che ci credette o fingeva di crederci, le dilatorie trattative diplomatiche che l’Austria proponeva. Trieste, quando l’esercito italiano vittorioso vi entrò, si imbandierò tutta, anche se i triestini sapevano bene che nel passaggio dall’Austria all’Italia ci avrebbero perso economicamente, per la concorrenza dei numerosi porti sparsi sulle nostre coste. Ma la Patria non era, la Patria non è, una partita doppia.

L’irredentismo e l’interventismo furono sia dei nazionalisti, sia dei democratici. Il sangue fu sparso dai primi come dai secondi. E che il confine naturale coincidesse con quello etnico-culturale lo volevano tutti, o quasi. E i numerosi neutralisti, una volta iniziata la guerra, sostennero l’esercito in armi, tranne pochi facinorosi pacifondai, i centri sociali dell’epoca.

Insomma tutta la complessità, il bene e il male, la sofferenza e la gioia, la paura e l’eroismo di quell’evento cruciale non merita di essere sbrigativamente riassunto nell’aggettivo “atroce”. C’è stato molto di più, sul Monte Grappa e sulle pietraie del Carso.

Alfonso Indelicato

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